Umanità Nova non si ferma!

Posted: maggio 31st, 2016 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su Umanità Nova non si ferma!
Umanità Nova non si ferma!
Contro qualsiasi logica commerciale anche quest’anno Umanità Nova rinnova la sua sfida!
A 95 anni dalla sua nascita continua a essere la voce settimanale non solo degli anarchici federati ma anche di tutti i movimenti sociali, popolari, sindacali e culturali che portano avanti pratiche e idee basate sulla solidarietà, l’autogestione, l’azione diretta e l’internazionalismo.
Affinchè un settimanale come il nostro continui a vivere è fondamentale avere sempre più abbonati/e, sostenitori/ci e diffusori.
http://www.umanitanova.org/abbonamento/
uenne


Rimini. 22 maggio 2016, Corteo antifascista in solidarietà con gli arrestati. Comunicato

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http://informa-azione.info/rimini_corteo_antifascista_in_solidariet%C3%A0_con_gli_arrestati


Bologna: presentazione del libro “Fra diagnosi e peccato”

Posted: maggio 31st, 2016 | Author: | Filed under: libri | Commenti disabilitati su Bologna: presentazione del libro “Fra diagnosi e peccato”

Martedì 31 maggio, ore 21, presso Modo Infoshop, via Mascarella 24/b
Fra diagnosi e peccato- La discriminazione secolare nella psichiatria e nella religione
un libro di Chiara Gazzola (Mimesis editore)

L’autrice ne parla con lo storico Antonio Senta.

Il confronto fra gli apparati psichiatrici e quelli religiosi evidenzia paradossi, incoerenze, una mancanza di linearità storica e metodologica; tuttavia emerge la pianificata volontà di legittimare la discriminazione e l’esclusione al fine di ottenere profitti, oltre a un controllo sociale sempre più capillare. Esistenze difficili, incomprese, contraddittorie marchiate dallo stigma della diagnosi e del peccato; emarginazione, sensi di colpa, espiazioni, ma anche strategie di resistenza individuali e culturali; differenti testimonianze di donne “malate” della volontà di non soccombere. L’analisi è completata dalle conversazioni con l’antropologa Michela Zucca e il medico Giorgio Antonucci e dall’intervista ad un sacerdote esorcista.


Libri. E-book: “Mezza Rivoluzione o La Rivoluzione Integrale”

Posted: maggio 31st, 2016 | Author: | Filed under: libri | Commenti disabilitati su Libri. E-book: “Mezza Rivoluzione o La Rivoluzione Integrale”

Dopo la pubblicazione del manifesto di Cucina Sovversiva, il collettivo libertario Rivoltiamo La Terra, attraverso il suo sito magozine.it, pubblica un e-book focalizzandosi su tematiche politiche ed economiche.

Non si tratta di un classico e-book in pdf, ma un testo di cui ogni giorno a partire dalla prossima settimana, verranno pubblicati nuovi paragrafi.

Questa scelta è stata presa per facilitarne la lettura e la diffusione, che in pdf sarebbe stata dura da completare su uno schermo e che attraverso il cartaceo avrebbe avuto un limite nella sua diffusione dettato dai costi di stampa.

Vi invitiamo a seguirci on-line, presso:

– il sito web di pubblicazione

http://www.magozine.it/mezza-rivoluzione-o-la-rivoluzione-intregrale/

– la pagina facebook di diffusione

https://www.facebook.com/Rivoltiamo-La-Terra-984791391578145

Introduzione al testo

Mezza Rivoluzione o La Rivoluzione Integralea partire da un’analisi su cos’è il potere e su cos’è il lavoro, vuole far chiarezza su quella che è la situazione attuale: sul ruolo dei poteri politici ed economici in questa fase di transizione in cui si può osservare un trasferimento di quegli stessi poteri verso piani più alti di controllo.

Tale pubblicazione propone soluzioni per costruire un percorso a partire dal lavoro cooperativo, dall’auto-occupazione e dalle piccole aziende a gestione familiare per riappropriarsi del potere sottraendolo alla centralizzazione. Ovunque dev’essere indispensabile far tesoro dell’esperienza curda, ma anche di quella spagnola, che dal 2013 ad oggi attraverso la “Rivoluzione Integrale” è stata capace di delineare un percorso chiaro e di coinvolgere migliaia di persone. Non nella piazza che manifesta, o non solo, ma direttamente nella politica autogestionaria e in processi economici comunitari.

Cos’è la Mezza Rivoluzione” citata nel titolo della seguente pubblicazione?

E’ una “Rivoluzione a metà” perché certamente non ha la pretesa di realizzare l’utopia socialista;  ma punta su quel percorso autogestionario che si avvia sia nella costruzione di un percorso economico con tutte le realtà che decidono di allontanarsi dal sistema capitalista, sia nella costruzione di un percorso politico locale/municipale di autogoverno con tutte le individualità interessate.

Tutto ciò è realmente rivoluzionario dal momento in cui, con le giuste pratiche, evolvendo diventa capace di allargarsi e delegittimare l’autorità costituita. “Integrale” lo è, invece, perché non cede a compromessi per concretizzarsi: Non rinuncia mai a se stessa. Mezza Rivoluzione fa questo ed altro. A partire da una particolare analisi del “fenomeno vegano” ad esempio, tenta di definire un modello alimentare ed in generale di consumo, che per sua natura non può e non dev’essere strumentalizzato dal capitalismo per il suo business, inoltre non si limita a diatribe etiche tra chi è favorevole o no al consumo di carne. Ciò, condurrebbe la riflessione verso un “modello-altro” che in questa trattazione viene indicato come “modello Integrano”; un nuovo strumento ipotizzato, utile a coinvolgere piccole attività economiche già esistenti in una filiera innanzitutto libera dal lavoro salariato e dall’approvvigionamento dalla grande distribuzione.

Per concludere, quello che questo testo vuole evidenziare è che percorsi collettivi autogestionari sono realmente possibili, ma bisogna dotarsi di mezzi migliori per consolidare ed incanalare tutte le energie per contrastare concretamente il sistema che ci imbriglia e che tenta di sventare qualsiasi tentativo di emancipazione.

 


Newscomidad. L’ANNO DEL POLLO E L’ANNO DEL DRAGHI

Posted: maggio 31st, 2016 | Author: | Filed under: comidad | Commenti disabilitati su Newscomidad. L’ANNO DEL POLLO E L’ANNO DEL DRAGHI

NEWSCOMIDAD

Ecco le news settimanali del Comidad: chi volesse consultare le news precedenti, può reperirle sul sito http://www.comidad.org/ sotto la voce “Commentario”.

L’ANNO DEL POLLO E L’ANNO DEL DRAGHI

Come è noto, il calendario cinese intitola gli anni a degli animali: l’Anno del Topo, l’Anno del Bue, l’Anno del Serpente, l’Anno del Drago, ecc. Il 2011 potrebbe essere intitolato come “Anno del Pollo”, anzi del pollo da spennare, in questo caso l’Italia. All’inizio del 2011 una cordata di affari costituita dalla britannica BP, dalla francese Total e dalla americana Goldman Sachs, con il supporto mediatico di Al Jazeera, emittente del Qatar, lanciò una campagna per strappare la Libia all’ENI, riuscendo ad assicurarsi il supporto dell’ONU e della NATO. Goldman Sachs si era unita a quell’operazione per prevenire gli effetti giudiziari di una sua frode miliardaria perpetrata ai danni del governo libico. Nell’ottobre di quell’anno l’operazione venne condotta a termine, culminando nell’assassinio di Gheddafi; un assassinio spacciato come un linciaggio spontaneo attraverso un falso video. L’Italia venne così privata di una delle sue principali sponde affaristiche ed energetiche.

Alla fine dello stesso anno scoppiò la cosiddetta “emergenza spread”, l’attacco al debito pubblico italiano, che si risolse in un aumento vertiginoso dei tassi di interesse da corrispondere agli investitori in titoli di Stato italiani. L’emergenza comportò l’anno dopo l’istituzione del Meccanismo Europeo di Stabilità, al quale l’Italia ha dovuto versare centoventicinque miliardi di euro, in gran parte destinati al salvataggio di banche tedesche. Tutto ciò perché l’Italia sarebbe stata in “difficoltà finanziaria”. In effetti è proprio l’entità spropositata del versamento italiano al MES a far comprendere il carattere puramente ricattatorio ed estorsivo di quella finta emergenza.

In Italia da tempo è iniziata una rilettura “critica” di quell’annus horribilis, una rilettura nella quale al Buffone di Arcore, allora ancora Presidente del Consiglio, è riservata la parte dell’eroe, della vittima e del profeta. La versione dei fatti ci narra del Buffone critico ed oppositore dell’intervento militare in Libia, latore di oscuri presagi sulle conseguenze dell’eliminazione di Gheddafi. La stessa fiaba, rilanciata l’anno scorso in un libro del giornalista americano Alan Friedman, ci racconta di un Buffone vittima di un colpo di Stato ordito da poteri stranieri per sostituirlo con il lobbista delle banche Mario Monti. (1)

Questa narrazione si basa sull’approssimazione della memoria e sulla omissione di fatti essenziali. Anzitutto l’aggressione alla Libia fu iniziata senza l’egida NATO da Francia e Gran Bretagna. Si formò poi uno schieramento di Paesi, sotto la guida statunitense, con la significativa assenza della Germania, tiratasi fuori dall’operazione. Che il Buffone, e soprattutto la Lega Nord, fossero riottosi a impegnarsi nell’aggressione alla Libia e che il presidente Napolitano, verso la metà di marzo, fece un colpo di mano (o di Stato?) per indurre lo stesso Buffone a conformarsi, è cosa nota e accertata. Ma sono i comportamenti successivi del Buffone a risultare incompatibili con la versione della sua presunta contrarietà alla guerra.

Il presidente francese Sarkozy era contrario ad una direzione NATO, volendo fare la parte del leader in tutta l’impresa. Senza un comando NATO il Buffone avrebbe avuto la base giuridica e, soprattutto, la confusione sul campo, utile a non avallare l’uso delle basi NATO italiane da parte della coalizione anti-libica. Le basi, ovviamente, sarebbero state ugualmente utilizzate dalle forze armate USA, poiché dal 1999, grazie al governo D’Alema, i Carabinieri non avevano più il controllo, ma comunque quell’uso delle basi non avrebbe coinvolto la responsabilità diretta del governo italiano.

Cosa fece invece il Buffone di Arcore? Incaricò il ministro degli Esteri Frattini di sollecitare la formazione di un comando NATO dell’aggressione alla Libia. Gli USA non aspettavano altro, e il governo italiano presentò quel ridimensionamento di Sarkozy come un proprio successo. Il vincolare l’Italia al quadro NATO, comportava invece il legarsi le mani alle regole dell’alleanza, e si sa che le regole valgono solo per il contraente debole, perciò ci si precludeva ogni possibilità di tirarsi fuori in un secondo momento. Morale della favola: si posero le basi giuridiche della concessione delle basi e, nello stesso tempo, del diretto intervento italiano in Libia, con centinaia di missioni aeree di smaccata ferocia, entusiasticamente organizzate dal ministro della Difesa, il sanguinario Ignazio La Russa. (2)

La realtà è che il Buffone non fece nulla per ridimensionare l’impegno italiano nell’aggressione alla Libia e che cercò, al contrario, di compiacere in tutti i modi il segretario di Stato USA Hillary Clinton, nota lobbista di Goldman Sachs. La storia reale ci narra non di un Buffone vittima, eroe e profeta di sventura, semmai di un Buffone collaborazionista e non solo nella vicenda libica.

Poche settimane prima di essere cacciato dal governo, il Buffone, ancora una volta, pose le basi politiche per una colonizzazione ulteriore dell’Italia da parte delle organizzazioni sovranazionali. Nel libro di Friedman si ripropone la storia di un Buffone oppositore del Fondo Monetario Internazionale, il quale avrebbe voluto imporre all’Italia un prestito di ottanta miliardi di dollari, con tutti i vincoli che ciò avrebbe comportato per l’economia italiana. Il fatto venne a suo tempo negato dal direttore del FMI, Christine Lagarde; fu confermato invece dal primo ministro spagnolo Zapatero. Ma che la proposta della Lagarde, peraltro mai ufficializzata, fosse solo una manovra tattica, è provato dal fatto che anche Monti, una volta subentrato al Buffone, non contrasse alcun debito col FMI.

Strano che un presunto “grande uomo d’affari” come il Buffone fosse così inesperto di trattative da non rendersi conto del fatto che la proposta della Lagarde fosse solo un’esca per indurlo a concedere ben altro. Molto più rilevante è infatti la circostanza che nel novembre del 2011 il Buffone accettò, ed addirittura invocò, il ruolo ufficiale del FMI come “certificatore” del bilancio dello Stato italiano. Quindi, pur senza  accettare alcun prestito, si certificava ugualmente il declassamento dell’Italia a colonia del FMI, il principale componente della cosiddetta Troika. Anche in quella circostanza al Buffone venne riservata la parte del pollo, sempre che la sua vera motivazione non fosse, come sempre, quella di compiacere i potenti.

Sia il governo Letta che il governo Renzi hanno successivamente presentato ministri dell’Economia di provenienza FMI. Ma, se è per questo anche il primo governo del Buffone, nel 1994, annoverava un ministro dell’Economia di carriera FMI, Lamberto Dini. Ciò a “certificare” l’indipendenza del Buffone dai poteri sovranazionali, i quali lo hanno usato, buttato e riciclato a seconda delle convenienze. (3)

L’anno dopo, regnante Monti, fu il presidente della BCE, Mario Draghi, a prendere sotto tutela il debito pubblico italiano, facendo cessare l’emergenza spread ed esautorando definitivamente i governi italiani. Dall’Anno del Pollo all’Anno del Draghi.

Che senso ha proporci oggi il Buffone di Arcore come eroe, vittima e profeta? Si tratta chiaramente di un’operazione di guerra psicologica per avvilire ulteriormente il popolo italiano. Come a dirci: il massimo di opposizione al colonialismo che potete permettervi è il Buffone.

 26 maggio 2016

1) http://www.linkiesta.it/it/article/2015/10/24/libia-e-fondo-monetario-quando-berlusconi-aveva-ragione/27881/

2) http://www.corriere.it/esteri/11_marzo_24/nato-comando-missione-libia_dca58050-55de-11e0-9d72-1f2c6c541e94.shtml?fr=correlati 

3) http://www.repubblica.it/economia/2011/11/04/news/g20_ultimatum_italia-24390352/index.html?ref=HREA-1


Torino. Anarres, pianeta delle utopie concrete, dalle libere frequenze di Blackout

Posted: maggio 31st, 2016 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su Torino. Anarres, pianeta delle utopie concrete, dalle libere frequenze di Blackout

Ogni venerdì intorno alle 10,45 dalle libere frequenze di Blackout si
sbarca su Anarres, pianeta delle utopie concrete.

Qui potete (ri)ascoltare la puntata del 27 maggio:
www.anarresinfo.noblogs.org

Di seguito gli argomenti trattati oggi:

* Francia. I blocchi delle raffineria e gli scioperi di ferrovieri e
lavoratori di EDF. Nostro corrispondente Gianni Carrozza, corrispondente
parigino di Collegamenti e redattore di Vive La Sociale! su radio
Frequence Plurielle.
Al di là della cronaca dell’ultima settimana, tra blocchi delle
raffinerie, scioperi delle ferrovie e grandi manifestazioni di piazza, con
Gianni abbiamo provato a cogliere le prospettive di un movimento che, dopo
due mesi, continua ad essere in crescita, nonostante ampi settori del
maggiore sindacato, la CGT, abbiano scelto di radicalizzarsi per provare a
controllare una situazione che minaccia(va) di non essere più
controllabile dalle burocrazie sindacali. In quest’ultima settimana è
scesa in campo anche FO, Force Ouvriere, sindacato classicamente
padronale, mentre meno rilevante è il ruolo degli studenti. Crepe si
aprono nel fronte governativo, dove il partito socialista deve fare i
conti con una crescente fronda della sua base sociale e politica.
Continuano le Nouit Debout e tentano – sia pure a fatica – di sbarcare
anche nella banlieaue, mentre gli attivisti si spostano dove ci sono
blocchi e azioni di picchetto.
Una riflessione particolare è stata dedicata al tema del blocco (delle
merci, delle persone, dei flussi di notizie) come strumento per mettere in
difficoltà un padronato, molto più libero di agire, vista la leggerezza
estrema del sistema produttivo, ancorato al just in time, privo di
magazzino, con capannoni e macchine in leasing.
Ne è scaturito un dibattito interessante, in cui è emerso, che sebbene la
pratica del blocco sia efficace nel mettere in difficoltà la controparte,
l’ingovernabilità del territorio, passa, necessariamente da un
allargamento del fronte di lotta più radicale.

* Torino. Anarchici in piazza contro razzisti e polizia. Cronaca della
giornata di lotta – corteo e contestazione della fiaccolata di poliziotti
e comitati razzisti in sostegno ad un piano “sicurezza” il cui solo
obiettivo è la guerra ai poveri.

* Torino. Giovedì 2 giugno, ore 15,30 in piazza XVIII dicembre, vecchia
Porta Susa
Qui l’appello per il corteo antimilitarista del 2 giugno a Torino
Ascolta e diffondi lo spot del corteo

* Grecia. Abbiamo parlato dello sgombero di Idomeni con Jannis, anarchico
greco, che ci racconta delle centri di detenzione che attendono i profughi
deportati dall’accampamento spontaneo al confine tra Grecia e Macedonia.
Grandi capannoni industriali all’estrema periferia di Salonicco, quello
che resta delle fabbriche brasate dalla crisi, sono la destinazione
“momentanea” per i profughi deportati in questi giorni da Idomeni. Grandi
scheletri senza infissi, sanitari, fili elettrici, recuperati e riciclati
negli anni da chi ne aveva bisogno.
Probabilmente non c’è neppure l’acqua.
Qui, i profughi, isolati in piccoli gruppi, sorvegliati dall’esercito,
saranno lontani dagli sguardi e dalla possibilità da rendere visibile, e
quindi politicamente rilevante, la loro condizione.
Intorno alle ex fabbriche quartieri di immigrati dall’est, spesso ostili
ai profughi, dove Crisi Argi, i nazisti di Alba Dorata, guadagnano
terreno. Nelle ultime settimane hanno provato ad alzare la testa, facendo
ronde per i quartieri, cosa mai avvenuta a Salonicco ed inquietante,
nonostante i nazisti siano stati intercettati e fermati dai compagni.
A Idomeni restano solo più 500 persone, le sole che non paiono disponibili
ad andarsene volontariamente. Gli altri 7.900, in parte sono saliti
spontaneamente sui pullman dell’esercito, molti altri – forse 3000 – se ne
sono andati prima dello sgombero, improvvisando accampamenti in altre
località lungo il confine. A Polycastro, in una stazione di servizio, sono
accampate oltre duemila persone, in parte provenienti da Idomeni.
Secondo fonti No Border in 700 ce l’avrebbero fatta a bucare il confine
macedone.
Lo sgombero sinora “pacifico” dell’accampamento di Idomeni è frutto del
lungo lavorio fatto da ONG, volontari e funzionari statali. I profughi
sono stati privati dell’acqua, ogni giorno il cibo non bastava per tutti,
l’accesso ad internet per tentare la domanda di ricollocazione in un altro
paese europeo non era altro che una chimera.
Privati della loro dignità, minacciati ed umiliati, metà dei profughi
hanno finito con accettare senza proteste la deportazione, un’altra metà
hanno deciso di fuggire, prima dello sgombero, nella notte del 24 maggio.
Il divieto ai giornalisti di raccontare lo sgombero era parte della
strategia di isolamento delle persone. Se nessuno vede e racconta quello
che succede, anche la protesta sembra diventare inutile.
Un risultato che il governo Tsipras non dava certo per scontato, viste le
migliaia di agenti in assetto antisommossa mandati a Idomeni da ogni parte
della Grecia.

* Zitto e mangia la minestra. É il titolo del contributo di Benjamin
Julian sul blog refugeestrail. Mostra in modo efficace il ruolo dei
volontari apolitici nell’assistenza e controllo dei migranti in viaggio a
Chios e Idomeni. nel fiaccare la resistenza, umiliando le persone che si
aiutano, riducendole a tubi digerenti, minori da assistere, inferiori cui
mostrare il modo giusto di vivere. Uno sguardo colonialista e complice
delle politiche repressive del governo.

Sotto trovate la traduzione fatta dal blog Hurriya, che abbiamo letto ad
Anarres

Zitto e mangia la minestra
Oggi le autorità greche hanno dato l’avvio a quello che minacciavano da
tempo: lo sgombero dell’accampamento di Idomeni. Il portavoce del ministro
dell’immigrazione ha detto che tutti sapevano che “le condizioni di vita”
sarebbero state migliori nei campi in cui le persone saranno ricollocate e
aveva promesso che “non sarebbe stata usata la forza”, ma anche che si
aspettava che le 8000 persone che hanno vissuto lì per mesi sarebbero
state spostate in meno di una settimana. Per garantire che nessuno potesse
vedere il modo pacifico con cui Idomeni sarebbe stata sgomberata, a
giornalisti e attivisti è stato precluso l’accesso all’area.

Una spiegazione di come questo paradosso dello spostamento non violento di
migliaia di persone, che non avevano intenzione di spostarsi, potesse
essere risolto, è stata data da un rappresentante di MSF, secondo il quale
la gestione del campo da parte della polizia ha “reso complicata la
fornitura di cibo e l’assistenza sanitaria”.

Si tratta di una mossa simile a quella riportata dai/dalle migranti di
Vial a Chios, quando venne detto loro che avrebbero dovuto lasciare il
campo per trasferirsi nell’altro hotspot di Kos: “Non avevamo l’acqua per
poter usare i bagni o poter farci una doccia”, ha detto un migrante.
“Avevamo giusto l’acqua potabile da bere. La polizia ha tagliato l’acqua
perché, ci hanno detto, dobbiamo spostarci su un’altra isola”.

Queste tattiche vengono solitamente definite assedi di guerra,
intimidazioni, abusi o, per ultimo, atti antiumanitari. Ma negli ultimi
tempi sembra essersi affermata la scuola di pensiero che ritiene queste
pratiche non sostanzialmente sbagliate, trattandosi solo di una questione
di procedure. Il lavoro umanitario consiste nel trovare “un buon posto”,
identificato dai volontari o dalle autorità, dove poter trasferire i/le
migranti. I desideri e le richieste dei/delle migranti sono semplicemente
ignorati. Questo approccio cresce naturalmente nel contesto della politica
di confine europea, e dovremmo cominciare a resistere e opporci ad essa.

Rimani in fila
Non è solo il consueto sentimento europeo di superiorità che nutre questo
atteggiamento. Durante il lavoro che ho svolto nelle mense questo inverno,
mi ha colpito quanto velocemente una mentalità paternalista, o peggio
autoritaria, si possa sviluppare tra i volontari.
Noi, per lo più ventenni bianchi/e, eravamo donatori e loro riceventi. Noi
avevamo cose che la maggior parte dei/delle migranti non aveva. Potevamo
viaggiare, prendere in affitto case, guidare auto, mentre loro non
potevano. Eravamo noi che l* facevamo mettere in fila, che decidevamo le
loro porzioni, che decidevamo se una persona poteva ricevere una, due o
nessuna porzione di zuppa, che l* facevamo allineare in fila, che facevamo
rispettare la coda a chi la saltava e così via. Questa posizione di
superiorità può facilmente sfociare nella prepotenza, e ho visto spesso e
in diversi luoghi volontari urlare contro i/le migranti che erano in
attesa in fila per ottenere un paio di mutande o una carta di
registrazione. Si tratta di uno spettacolo che non vorrei vedere mai più.

Questa denigrazione è divenuta a volte sistematica quando le ONG e i
distributori di cibo hanno marcato le unghie o distribuito braccialetti
identificativi ai/alle migranti in modo da poter assegnare loro la “quota
giusta”. La motivazioni sono candide, la pratica repellente. Ma quando le
condizioni sono come erano quest’inverno in Grecia, la dignità dei
migranti deve essere anteposta alle pratiche del lavoro umanitario. Le
condizioni in cui sono stati portati dalla guerra a casa loro e dalla
chiusura delle frontiere ci lascia pochissimi spazi di manovra.

Lo sfortunato risultato di questo schema è che “‘umanitarismo” è diventata
una parola molto flessibile. Il trasferimento di migranti dall’hotspot
sovraffollato di Vial a quello sull’isola di Kos potrebbe essere descritto
come guidato da uno scopo “umanitario”, perché essi avrebbero avuto molto
più spazio a Kos. Il fatto che essi fossero chiusi dentro, mentre a Vial
erano liberi di uscire, mi è stato spiegato da un volontario come un
piccolo e temporaneo inconveniente – non un abuso fondamentale dei diritti
dei detenuti e un diniego della loro autonomia. Che i/le migranti detenute
negli hotspot dicessero di subire trattamenti “da animali”, per molti vuol
dire dar loro più zuppa, più spazio, più coperte piuttosto che una
questione di dignità.

Apolitici
È questa ridefinizione della parola “umanitario” come semplice fornitore
di “comfort” che permette alle autorità greche di presentare l’evacuazione
dei residenti di Idomeni verso i campi “più umanitari”, come un aiuto ai
poveri ignoranti spaventati migranti ad effettuare la scelta più saggia.
(Questo si chiama agire come un “salvatore bianco”). Ma è semplicemente
irrilevante quanto buoni siano i campi militari. Il punto è che ai
migranti non è lasciata scelta. Quello che manca qui è quello che dovrebbe
essere un principio fondamentale dell’umanitarismo: non opporsi alla
volontà e desideri di chi vi è soggetto. Trascinare adulti come se fossero
bestie da un luogo a un altro non è mai un aiuto, non importa quanto
gradevole sia il luogo dove verranno sistemati.

Quando i/le migranti hanno occupato il porto di Chios, ne è nata una
discussione simile. Avevano trovato un posto dove non potevano essere
ignorati, dove i media hanno parlato con loro, dove le loro proteste sono
state viste. Ma i volontari e le ONG li hanno supplicati di andare in
campi “migliori” perché dotati di docce e letti caldi. Come se ciò
importasse! Hanno scelto di dormire sul cemento, non perché fossero
stupidi o privi di buon senso, ma perché volevano fare una dichiarazione
politica. Ma che è caduta nel vuoto a causa di quei volontari che hanno
lavorato “apoliticamente”; che volevano migliorare il comfort, non
cambiare la società.

Le radici del volontariato apolitico meritano un approfondimento a parte,
che non voglio fare in questa sede, ma più o meno significa lavorare
all’interno del sistema, registrarti (farti accreditare) quando ti dicono
di farlo e non andare dove non ti è permesso. A volte le persone in buona
fede seguono questa semplice idea: trovare persone in difficoltà e fornire
loro tutto ciò che li fa sentire meglio.
Mantieni la calma e mangia la minestra
Il rischio che i volontari non politicizzati corrono è quello di diventare
strumenti pratici di una disumana politica statale, finendo col lavorare
in condizioni che, a lungo andare, distruggono le speranze dei migranti –
e che potrebbero col tempo eliminare ogni traccia di umanitarismo nel
trattamento che ricevono.

Il caso più evidente di questo atteggiamento è quando i volontari dicono
ai migranti di mantenere la calma. Si tratta di una strategia tipicamente
non politica: se VOI mantenete la calma, NOI saremo meglio in grado di
portarvi la zuppa. Manca completamente uno sguardo più ampio: i/le
migranti vengono violentemente perseguitati dalla UE, e vogliono esporre
la loro situazione al pubblico europeo. Non possono farlo senza
l’attenzione dei media, e i media non si presentano senza che vi sia un
“incidente”. I migranti devono piangere, morire di fame, gridare o
annegare per rappresentare una storia. Non appena “l’umanitarismo” li
avvolge nel suo abbraccio soffocante, vengono buttati fuori dalle prime
pagine – e possono aspettare in silenzio la deportazione. (È anche
opportuno ricordare che i migranti nell’hotspot di Vial hanno notevolmente
migliorato le loro condizioni evadendo letteralmente dal carcere, dopo che
i volontari gli avevano detto che sarebbe stato meglio “tacere”.)

E così, l’umanitarismo non politico raggiunge l’ obiettivo opposto.
Rimuovendo i/le migranti dalla scena politica e dei media presso il porto
di Chios, sgomberandoli da Idomeni, dalle piazze e dai parchi, dando loro
quel tanto che basta di cibo per scongiurare la fame, le autorità sono
riuscite a farli tacere.


Cesena. Giugno allo spazio libertario “Sole e Baleno”

Posted: maggio 31st, 2016 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su Cesena. Giugno allo spazio libertario “Sole e Baleno”

GIUGNO! …mica al mare, allo spazio libertario “Sole e Baleno”!!!

LUNEDI’ 6/06

ore 19:30 – Assemblea organizzativa aperta

ore 20:30 – Cena Vegan

ore 21:30 – proiezione del documentario

“QUALE PETROLIO? Effetti e costi delle trivellazioni in Italia”

ne parleremo con il regista Andrea Legni

VENERDI‘ 17/06

ore 18:00 – presso il Magazzino Parallelo in via Genova 70 a Cesena

NULLO MAZZESI, partigiano, artista e poeta VS

LABILE ISTANTE DI VUOTO, Contrasto progetto acustico

a seguire – cena Vegan benefit per lo spazio libertario “Sole e Baleno” + distro libri

LUNEDI’ 20/06

ore 20:30 – cena Vegan

ore 21:30 – presentazione di “MALAMENTE”

rivista di lotta e critica del territorio. Ne parleremo con alcune redattrici

GIOVEDI’ 23/06

dalle ore 19:00 – APERTURA, Musica e brindisi!

VENERDI’ 24/06

dalle ore 19:00 – APERTURA, Musica e brindisi!

LUNEDI’ 27/06

ore 21:30 – proiezione del film “WILDE SALOME”

di e con Al Pacino. Drammatico – USA 2011, 95 min.

legato al progetto Distribuzione INDIpendente

LUNEDI’ 4 LUGLIO

Dalle 19:30

festa di chiusura stagionale dello Spazio!!! in concerto RE CANE E SUO MARITO

PER TUTTO IL MESE MOSTRA: “IL FOGLIO DI VIA”

se non visualizzi le locandine sotto, clicca qui:

https://spazio-solebaleno.noblogs.org/files/2016/05/giugno_WEB.jpg

https://spazio-solebaleno.noblogs.org/files/2016/05/Quale-petrolio_web.jpg

www.spazio-solebaleno.noblogs.org

spazio.solebaleno@bruttocarattere.org                      

in subb. Valzania 27 – Cesena (FC) zona porta Santi