Nuovo sito del Centro Studi F.S. Merlino

Posted: gennaio 5th, 2018 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su Nuovo sito del Centro Studi F.S. Merlino
Dal 1° gennaio 2018 è attivo il nuovo sito del Centro Studi F.S. Merlino. Per accedervi, si utilizza ancora il vecchio indirizzo:   http://www.centrostudifsmerlino.org/
Il nuovo sito risulta piuttosto simile (anche se non uguale) al vecchio nella grafica, ma è stato notevolmente potenziato nelle funzioni e arricchito nei contenuti.
Nel sito è riportato in evidenza, in un riquadro nella colonna a destra, il link diretto al sito della Biblioteca Borghi.

Cesena, 23 dicembre. Street Parade Antifa

Posted: dicembre 21st, 2017 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su Cesena, 23 dicembre. Street Parade Antifa

Sabato 23 dicembre per le vie di Cesena si terrà una  STREET PARADE ANTIFA


Torino, Anarres. La strage di Stato dopo 48 anni

Posted: dicembre 19th, 2017 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su Torino, Anarres. La strage di Stato dopo 48 anni

Il 15 dicembre, data impressa a fuoco nella memoria dei movimenti dell’ultimo mezzo secolo,abbiamo fatto un nuovo viaggio su Anarres, il pianeta delle utopie concrete.

Sui 105,250 delle libere frequenze di Blackout. Nel nuovo orario dalle 11 alle 13. Anche instreaming 

Ascolta il podcast:

http://radioblackout.org/2017/12/anarres-del-15-dicembre-la-strage-di-stato-dopo-48-anni-scuole-libertarie-conflitto-e-percorsi-decisionali-le-seduzioni-elettoraliste-della-siniostra-radicale-notizie-dal-fronte/

in questa puntata:

Sono passati 48 anni dalla Strage di Piazza Fontana, dalle bombe alla banca dell’Agricoltura, dai 17 morti del 12 dicembre. La polizia, indirizzata dall’ufficio affari riservati del ministero dell’Interno, fece partire le retate contro gli anarchici.
Centinaia vennero portati in questura. Pietro Valpreda venne accusato della strage. Giuseppe Pinelli, anarchico, ferroviere, partigiano, attivo nel sostegno ai prigionieri politici entrò in questura a cavallo della sua bici il 12 dicembre. Nella notte tra il 15 e il 16 dicembre venne gettato dal quarto piano.
I movimenti che in quegli anni avevano riempito le piazze e fatto tremare padroni e governanti, diedero un segnale forte e chiaro: gli anarchici sono innocenti, la strage è di Stato
Ce ne ha parlato Massimo Varengo, un compagno milanese, che attraversò quella stagione tragica, che mostrò l’intrinseca criminalità del potere. 

Le scuole libertarie da qualche anno sono diventate una realtà nel nostro paese: tante esperienze diverse accomunate dalla comune tensione a costruire ambiti relazionali il cui soggetto siano i bambini e le bambine. In questi mesi si è sviluppato un importante dibattito nella rete per l’educazione libertaria. Due i temi principali: come arrivare a decisioni condivise, come gestire il conflitto, ritta la barra della tensione libertaria.
Ne abbiamo parlato con Francesco Codello, anarchico, pedagogo, tra i promotori della Rete.

Un altro giro di danza. Delle seduzioni elettoraliste della “sinistra radicale”. Con Lorenzo Coniglione

Un po’ di notizie dal fronte. 

Il Ministero della Difesa e quello del Lavoro e dell’Istruzione, Università e Ricerca hanno firmato il protocollo per fare l’alternanza scuola lavoro nelle forze armate. 

I militari a scuola di repressione interna

La prossima campagna d’Africa dell’esercito italiano sarà nel sahel, in Niger. Sulla carta una missione contro il terrorismo nel cuore della Franc’Afrique. Nei fatti porre le basi per la costruzione di campi di prigionia per migranti sud della Libia. 


Modena. Fascismo democratico

Posted: dicembre 19th, 2017 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su Modena. Fascismo democratico

In merito ai nazisti e fascisti a Modena.

In merito al presidio antifascista del 15 dicembre.

Quando il nemico siamo noi e non i fascisti.

Questore e Sindaco legittimano i fascisti e i nazisti in città cambiando da corteo a presidio la loro manifestazione, con il gioco delle tre carte, il medaglia d’oro al valor militare della resistenza l’hanno messo sotto ai piedi.

Per venerdì 15 dicembre ho richiesto un presidio in Largo Garibaldi, una telefonata della questura mi invitava a richiedere Largo Porta Bologna dove comunque a loro dire, eravamo visibili, cosa che ho fatto. Mi viene autorizzato Largo Porta Bologna, con bandiere, striscioni, musica e volantinaggi.

Arrivo il 15 dicembre alle ore 20 in via Emilia e mi vengono chiesti i documenti per entrare nella piazza che a me era stata autorizzata.
Gli urlo che a nessuno vanno chiesti i documenti per partecipare ad un presidio antifascista.

Il presidio contava già 300 persone, mi dirigo sul lato della piazza verso Largo Garibaldi e trovo un enorme schieramento di polizia con scudi, caschi e manganelli già pronti in mano.

Urlando invito la polizia a spostarsi sul lato di Martiri della Libertà perché questi erano gli accordi sulla visibilità della nostra piazza e che loro non potevano stare così al ridosso del presidio e per di più sulla piazza a me autorizzata. Era una enorme provocazione, e chiara. La piazza era completamente blindata. Il presidio aumenta a 400 compagni e compagne. Cerco di fare entrare da Largo Garibaldi l’auto con l’amplificazione per fare una assemblea ed uscire dalla piazza in qualche modo perché la trappola fascista era evidente. La macchina non la fanno entrare, la tensione in piazza sale a dismisura, mi sposto su via Emilia-Canalgrande per cercare di fare entrare da quella parte la macchina con l’impianto, a quel punto i botti e le cariche della polizia. Torno verso Porta Bologna con l’autorizzazione in mano per capire cosa era successo e se il presidio era da considerarsi sciolto e ricevo due calci democratici in pancia. Il resto non lo conosco.

Proprio la sera, 48 anni dopo, dell’assassinio di Giuseppe Pinelli anarchico, militante USI ucciso dallo Stato per coprire la Strage di Piazza Fontana di Milano eseguita dai fascisti.

L’atteggiamento del questore è stato un atteggiamento che ha cercato lo scontro, dove non esiste la libertà ma la costrizione, l’accerchiamento, l’asfissia e poi le cariche.

La deriva fascista delle istituzioni è lenta ma continua.

La polizia ormai è al servizio del fascismo di Stato e del fascismo dei fascisti.

Il 16 gennaio 2016 ci viene vietato come USI un presidio in Piazza Matteotti in concomitanza con l’autorizzazione a Roberto Fiore di un comizio.

Il sindaco continua a negarci la restituzione del patrimonio storico distrutto dai fascisti nel 1923.

Il 21 ottobre l’USI Modena comunica un presidio davanti a Benetton in Via Emilia in solidarietà al popolo Mapuche ed il questore pretende che lo facciamo davanti a Nespresso, a 50 metri di distanza, i fogli di via del decreto Minniti stanno colpendo sempre più e anche i nostri militanti, i manifestanti No Tap a cui legano le braccia coi lacci e l’elenco sarebbe infinito.

Esprimo solidarietà a tutti quelli e a tutte quelle colpite dai manganelli e dalla repressione.

Ringrazio tutti e tutte le aderenti USI presenti e quanti e quante erano presenti al presidio.

Evitiamo, compagni e compagne di cadere nelle trappole in cui ci stanno attirando, continuiamo la lotta antifascista e continuiamo ad estenderla a tutta la società, non perdiamo di vista il nostro obiettivo.

Ultima cosa, nella serata del 15, siamo andati in questura a chiedere notizie dei due fermati, come al solito ci hanno preso per il culo, dicendoci che erano stati fermati 2 di Modena, infatti erano di fuori, siamo usciti ricordandogli di Giuseppe Pinelli, Federico Aldrovandi, Uva e tanti altri.

Bertoli Franco segretario nazionale USI-AIT

http://www.usi-ait.org/index.php/notizie/1476-fascismo-democratico


NEWSCOMIDAD. STAGNAZIONE, FINANZIARIZZAZIONE E COLPEVOLIZZAZIONE

Posted: dicembre 19th, 2017 | Author: | Filed under: comidad | Commenti disabilitati su NEWSCOMIDAD. STAGNAZIONE, FINANZIARIZZAZIONE E COLPEVOLIZZAZIONE

Ecco le news settimanali del Comidad: chi volesse consultare le news precedenti, può reperirle sul sito http://www.comidad.org/ sotto la voce “Commentario”.

STAGNAZIONE, FINANZIARIZZAZIONE E COLPEVOLIZZAZIONE
Dopo anni in cui i media ci hanno dato la croce addosso perché l’Italia non cresceva, vi è stata una breve pausa autocelebrativa in cui ci si è fatto sapere che si era ricominciato a crescere. Ma la celebrazione è durata poco, cioè finché si è potuto attribuire il merito della crescita alle “riforme strutturali”. Adesso che risulta chiaro che c’è stato un aggancio italiano alla crescita europea favorita dalle iniezioni di liquidità della BCE, le trombe mediatiche del “colpanostrismo” hanno ripreso a suonare per lamentare che in Europa la crescita è “robusta”, ma che l’Italia cresce “meno” degli altri partner europei. Ecco dunque una nuova colpa da espiare e nuove palingenesi da indicare, con annessi i soliti salvataggi” e relativi sacrifici.
Nell’ottobre scorso giungeva trionfalmente la notizia che il PIL della Germania, su base trimestrale, segnava una crescita del 2,8%. Tale aumento portava le stime su base annuale nientemeno che al 2,2%. Roba da scialare. Se si va però a vedere meglio, si tratterebbe di un mezzo punto percentuale rispetto alle stime di crescita attribuite all’Italia. È vero che siamo il fanalino di coda, ma il distacco non è poi così marcato. (1)
Solerti economisti da talk-show lamentano che l’Italia è in ritardo perché spreca risorse in sussidi a pioggia. A parte il fatto che un capitalismo senza sussidi statali si è visto solo in qualche fiaba liberista e mai nella realtà, le statistiche ufficiali europee indicano che, nel campo dei sussidi a pioggia (al netto degli aiuti alle banche), tra i Paesi sviluppati il campione è ancora una volta la Germania, che spende a riguardo quasi quattro volte in più di quanto spende l’Italia. La Germania dunque elargisce tutti questi aiuti alle imprese per ottenere solo uno 0,5% di crescita in più rispetto all’Italia. C’è qualcosa che non va. (2)
Sarebbe tutto più semplice se si ammettesse che, nonostante le iniezioni di liquidità, la stagnazione economica continua. Del resto i dati recenti sull’inflazione europea confermano che non vi è alcuna ripresa della domanda, semmai un calo. (3)
Ancora più semplice sarebbe ammettere che questa situazione di stagnazione persistente non dispiace a tutti, anzi, risulta piuttosto gratificante per le Borse. Quest’anno infatti Wall Street e Francoforte hanno segnato nuovi massimi storici. La liquidità con cui la Federal Reserve e la Banca Centrale Europea hanno inondato i “Mercati” non va nella produzione ma in bolle speculative. Quindi la stagnazione economica è funzionale alla finanziarizzazione. (4)
Tutto è cominciato alla fine degli anni ’70, quando l’establishment è riuscito a bloccare la crescita dei salari. La caduta della domanda di beni rendeva sempre meno remunerativi gli investimenti nella produzione, perciò i capitali si spostavano verso la speculazione finanziaria. In più avveniva che, per poter accedere ai consumi nonostante il salario insufficiente, i lavoratori erano costretti ad indebitarsi, ad integrare i salari con i prestiti. Era un’altra porta spalancata per la finanza: la massiccia finanziarizzazione dei consumi. Dai bassi salari deriva la stagnazione, dalla stagnazione deriva il potere della finanza.
Sarebbe più semplice ammettere tutto questo, ma non lo si farà, in base alla regola sociale secondo cui ogni rendita di posizione viene strenuamente mantenuta finché non sia definitivamente consunta. È vero che qua e là sulla stampa di establishment comincia ad uscire qualche voce che riconosce il fatto che i bassi salari non sono solo la conseguenza ma soprattutto la causa della bassa produttività, ed un intervento in tal senso è giunto persino dal settimanale londinese “The Economist”. Ma sono rondini che non fanno primavera. (5)
Finché sarà possibile si continuerà a sostenere lo story telling mediatico della ripresa e dell’uscita dalla “crisi” e, per supportare ideologicamente la finanziarizzazione, si continuerà a ricorrere al discorso morale: “austerità”, “risanamento” delle finanze,
“sacrifici”. La mistificazione continuerà a reggersi sulla colpevolizzazione dei popoli, sulla criminalizzazione mediatica del costo del lavoro, delle pensioni e del welfare.
14 dicembre 2017
1) 
http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2017/11/14/germania-pil-trimestrale-sopra-le-stime_d2062080-20ef-4c29-9af8-6a343ecd7a44.html
2) 
http://ec.europa.eu/competition/state_aid/scoreboard/index_en.html
3) http://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2017/11/16/ue-19-eurostat-inflazione-ottobre-scende-da-15-a-14_b7c2b0e7-eab0-4d11-b3ff-17a02ebc6a4c.html
4) 
http://www.trend-online.com/prp/fiat-exor-ferrari-cnh-campari-atlantia/
5) http://www.economist.com/node/21695071?fsrc=scn/fb/te/pe/ed/doinglesswithmore


Massenzatico/Reggio emilia. UMANITA’ NOVA IN FEST(A)

Posted: novembre 14th, 2017 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su Massenzatico/Reggio emilia. UMANITA’ NOVA IN FEST(A)
sabato 18 novembre 2017
UMANITA’ NOVA IN FEST(A)
Massenzatico/Reggio emilia
presso il circolo Cucine del Popolo – Via beethoven 78/e
H 18.00 – DIBATTITO CON LA REDAZIONE/AMMINISTRAZIONE
H 20.30 – CENA DI AUTOFINANZIAMENTO PER IL GIORNALE (con alternativa menù Vegan)
A seguire
CONCERTO CON ALESSIO LEGA

https://www.facebook.com/events/1947728062149889/

Savignano sul Rubicone. STREET PARADE ANTIFASCISTA

Posted: novembre 14th, 2017 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su Savignano sul Rubicone. STREET PARADE ANTIFASCISTA

DOMENICA 12 NOVEMBRE 2017 – STREET PARADE ANTIFASCISTA A SAVIGNANO SUL RUBICONE (fc)

 CONCENTRAMENTO ORE 14:00 IN PIAZZA GIOVANNI XXIII

PARTENZA CORTEO ORE 15:00

 Parata musicale per le strade di Savignano, contro razzismo e fascismo e per la chiusura della sede neofascista di “Identità e tradizione”, aperta da poco in paese. 

NO BORDER – NO FASCISM!


Radiocane. L’immondo del lavoro, voci blues da un hotel

Posted: novembre 14th, 2017 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su Radiocane. L’immondo del lavoro, voci blues da un hotel

L’ascesa di Milano nel gotha del turismo di lusso continua inarrestabile e i giornali non smettono un mattino di tesserne l’enfatico  elogio. Ma spente le luci delle grandi insegne stellate anche i migliori hotel rivelano l’occulto segreto di ogni ricchezza che si accumuli: lo sfruttamento.

Quattro voci ci raccontano cosa significhi lavorare nel settore alberghiero. Sono tutte donne e percepiscono sì un salario, ma si percepiscono “schiave”. Puliscono camere a cottimo nei lussuosi hotel della capitale del ghell, dove  hanno imparato fin troppo bene la differenza tra una notte a quattro stelle e una giornata di merda.

ascolta:  L’immondo del lavoro. Voci blues da un hotel


Il migliore amico del fascismo

Posted: novembre 14th, 2017 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su Il migliore amico del fascismo

Il migliore amico del fascismo.

Le elezioni di Ostia permettono di fare alcune riflessioni sul pericolo fascista oggi in Italia e sui migliori mezzi per contrastarlo.

Domenica 5 novembre si sono svolte le elezioni ad Ostia, uno dei municipi in cui è diviso il Comune di Roma. Una lista fascista, presentatasi alle elezioni, ha ottenuto 4.862 voti, mentre nel 2016, alle elezioni per il Comune di Roma, la stessa lista ne aveva ottenuti 1.150. In termini percentuali, questi fascisti sono passati dall’1,99 al 7,69 per cento.
Questi risultati danno un’impressione contraddittoria: il raggruppamento fascista ha più che raddoppiato i voti, ma in termini percentuali appare quadruplicato. Questo è possibile perché il numero dei votanti è bruscamente calato, passando dal 56,1 del 2016 al 36,1 del 2017. Un tracollo della partecipazione al rito elettorale, su cui ha certo influito il lungo commissariamento e il maltempo che ha flagellato il litorale romano per la prima parte della giornata di domenica.
La crescita dei fascisti, quindi, si accompagna alla crescita dell’astensionismo.  Quindi, anche i fascisti cantano vittoria e se i mezzi di comunicazione li considerano i veri vincitori delle elezioni; possiamo ritenere che la loro demagogia razzista e interclassista, le violenze e il sostegno della mafia locale non sono riusciti, per ora, a fare breccia in quegli strati popolari e proletari che hanno perso la fiducia nel metodo elettorale. Ci troviamo di fronte ad uno spostamento di voti, un rimescolamento all’interno della destra (M5S, Forza Italia, Fratelli d’Italia); al cui interno venature fasciste, revisioniste, razziste e integraliste non mancano certo, accomunate alla paura del rosso e della classe operaia.
Quindi questo risultato, se ci dice qualcosa sulla incapacità dei fascisti di fare breccia (per ora) fra i ceti popolari, ci dice anche che la classe dominante e i suoi servi si rivolgono al fascismo per spingere all’estremo lo sfruttamento e la repressione nei confronti del resto della società, il fascismo, per le classi privilegiate, è la forma politica con cui rispondono all’intensificarsi della lotta di classe, alla crisi del controllo sociale.
Tutto bene quindi? Tutt’altro. Se la demagogia non riesce a fare breccia, i fascisti hanno sempre a disposizione la violenza per fare breccia fra l’opposizione delle masse, e proprio il litorale romano vede da anni episodi violenti, aggressioni contro attivisti o simpatizzanti antifascisti, che hanno portato anche a omicidi, che frettolosamente gli inquirenti hanno considerato risse.
Si tratta quindi di non abbassare la guardia, e di contenere i gruppi fascisti con ò’antifascismo militante, l’autodifesa di massa e la controinformazione.
Questo però rischia di non essere sufficiente.
Quegli stessi ceti popolari e proletari che hanno perso la fiducia nel metodo elettorale, che sono refrattari alla demagogia fascista più o meno mascherata, sono le vittime delle politiche fasciste che i governi italiani, da quelli di destra, a quelli tcnici fino a quelli di centrosinistra, si acaniscono contro le condizioni di vita e di lavoro, contro le libertà collettive ed individuali. Le riforme fiscali, il prolungamento del tempo di lavoro, il taglio dei salari, i regali all’oligarchia finanziaria, la politica di guerra all’estero e nelle strade sono tutti esempi della crscente fascistizzazione delle istituzioni. Una fascistizzazione di cui non sono responsabili i nostslgici, i fascisti del terzo millennio: il primo responsabile della politica di fascistizzazione è il Partito Democratico.
Ecco allora che ingigantire il pericolo delle liste demagogiche, razziste, integraliste, fasciste e lanciare appelli all’unità, in vista di un “voto utile” per fermare il pericolo fascista, appelli che coinvolgono anche esponenti del PD o comunque coinvolti nelle politiche antiproletarie, finirebbe per favorire la fascistizzazione dello Stato, i veri fascisti che hanno governato in questi ultimi anni. Soprattutto, chi si facesse portatore di una più o meno velata alleanza con il Partito Democratico, perderebbe ogni possibilità di conquistarsi un ascendente nei confronti delle grandi masse che non vanno più a votare, che hanno perso fiducia, in primo luogo, proprio nel Partito Democratico, e aspettano una indicazione concreta di lotta, e non un generico richiamo a quei valori che hanno mascherato l’attacco alle conquiste del movimento operaio.
Chi oggi continua a fare affidamento nel metodo elettorale, chi cerca alleanze con i responsabili delle politiche di guerra e di miseria, è in realtà il migliore amico del fascismo, perché in fondo preferisce uno Stato, sia pure fascista, alla Rivoluzione Sociale.
Richiamare le autorità al rispetto della Costituzione, alla repressione dei fenomeni fascisti è un’arma a doppio taglio: per ogni manifestazione fascista vietata ce ne sono dieci degli oppositori delle politica governativa, c’è la crescente limitazione del diritto di sciopero, ci sono i DASPO urbani, i fogli di via, gli sgomberi. La repressione del fascismo folkloristico è quindi un’altro aspetto della fascistizzazione dello Stato.
I presidi antimilitaristi del 4 novembre, che quest’anno sono stati fatti propri anche dalla rete NonUnaDiMeno, e gli scioperi del 27 ottobre e del 10 novembre indicano la strada su cui lavorare e dal cui rafforzamento può svilupparsi l’azione antifascista. Sul terreno dell’autorganizzazione e dell’azione diretta

Tiziano Antonelli


Torino. Anarres, il pianeta delle utopie concrete. 10 novembre

Posted: novembre 14th, 2017 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su Torino. Anarres, il pianeta delle utopie concrete. 10 novembre

Nuovo viaggio su Anarres, il pianeta delle utopie concrete. Sui 105,250 delle libere frequenze di Blackout. Nel nuovo orario dalle 11 alle 13. Anche in streaming 

Ascolta il podcast:

http://radioblackout.org/2017/11/anarres-del-10-novembre-anarchia-e-natura-il-gender-e-il-vaticano-4-novembre-la-psichiatria-uccide-la-vio-me-occupata-e-autogestita/ 

In questa puntata:

Esiste una “natura” umana? 
Abbiamo ripreso
 la chiacchierata con Francesco Codello iniziata due settimane fa con una prima sortita tra le pagine de “La condizione umana nel pensiero libertario”, il suo libro uscito quest’anno per i tipi di Eleuthera. 

La teoria del gender e il Vaticano. Ne abbiamo discusso con Maurizio Nicolazzo, attivista glbtq

Una giornata contro il militarismoSul 4 novembre, la festa degli assassini

Andrea Soldi ucciso dalla psichiatria

Vio.Me. occupata e autogestita Salonicco. 
Ne abbiamo parlato con Massimiliano Barbone
Quando il padrone è scappato con la cassa, gli operai della Vio.Me hanno occupato la fabbrica e hanno cominciato a produrre saponi e detersivi con materiali locali ed ecologici.
Tutti hanno la stessa paga e c’è la condivisione delle competenze e la rotazione degli incarichi.
Nella fabbrica c’è un ambulatorio medico aperto a tutti quelli che non possono pagare le cure o non hanno i documenti: poveri, disoccupati, immigrati senza carte. 
Ogni notte da anni fanno i turni di guardia per evitare lo sgombero. Ogni volta che c’è un’asta per vendere i macchinari o i terreni operai e solidali vanno in tribunale per bloccarla.