Trieste. Sabato 12 settembre, manifestazione in solidarietà al Kurdistan

Posted: agosto 30th, 2015 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su Trieste. Sabato 12 settembre, manifestazione in solidarietà al Kurdistan

TRIESTE

SABATO 12 SETTEMBRE
PIAZZA DELLA BORSA
ORE 16 INFO-POINT
ORE 17 PARTENZA MANIFESTAZIONE

 

Ormai è provato che Erdogan è complice dell’ ISIS, ma l’Europa continua ad appoggiare la Turchia e a criminalizzare i Kurdi.

Lo Stato Turco fornisce sostegno economico, ma anche militare e politico, a ISIS.

L’Emiro dell’ISIS, Yasin Ebdileziz Egumi, catturato dalle forze di difesa YPG durante l’attacco di ISIS a Kobanè il 25 Giugno, ha confessato l’esistenza del sostegno da parte della Turchia affermando inoltre che il gruppo armato che ha attuato il massacro del 25 giugno è entrato dalla Turchia.

Anche  per l’attentato che ha causato la morte di decine di giovani socialisti e anarchici a Suruç, il 20 luglio, stanno emergendo con sempre maggiore chiarezza le responsabilità del governo dell’AKP di Erdogan.

Dopo l’attentato di Suruç, la Turchia ha fatto finta di bombardare le postazioni dei massacratori e tagliagole dello “Stato Islamico”, ma in realtà ha colpito e continua a colpire i villaggi Kurdi; bombarda, spara, tortura, brucia le case, incendia le foreste e arresta perfino gli amministratori eletti nei Comuni Kurdi.

Nella Rojava la lotta per l’indipendenza si è sviluppata in una  rivoluzione sociale. Attraverso quello che i Kurdi chiamano Confederalismo Democratico, che ha una chiara dimensione libertaria, femminista ed ecologista, non si vuole creare un nuovo Stato, ma una rete di comunità che si autogovernano nel pieno rispetto di tutte le popolazioni che vivono o vogliono vivere nel territorio.

Certamente oltre all’accanimento storico del governo turco contro i curdi e il progetto di un Kurdistan unito c’è oggi la necessità da parte di Erdogan e degli alleati NATO di bloccare questa esperienza che si sta consolidando e allargando alle regioni vicine.

Non dimentichiamoci, che la Turchia, oltre a far parte della NATO, è fortemente legata economicamente all’Europa e soprattutto alla Germania. A Trieste si sta costruendo una piattaforma offshore per i container di merci provenienti via mare dalla Turchia, da mandare poi, via rotaia, in Germania.

E allora come la mettiamo con le corresponsabilità occidentali, Italia compresa, verso il massacro delle popolazioni Kurde?

In appoggio alla Resistenza Kurda a alla carovana per Kobane del 15 settembre indiciamo una manifestazione a Trieste


Si invitano apertamente tutte le forze sociali, politiche e sindacali che si riconoscono nella resistenza curda e nel progetto della Rojava a partecipare e ad aderire.

Coordinamento Libertario Regionale FVG


Brutti,sporchi, cattivi e ignoranti

Posted: agosto 28th, 2015 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su Brutti,sporchi, cattivi e ignoranti
“E le chiese son botteghe
Li preti son mercanti
Vendono madonne e santi
e a noi ce credono vecchi poveri e ignoranti “
La canzone che ammazza li preti – canto anarchico dei Castelli
L’Italia ai vertici dell’analfabetismo funzionale, è quanto afferma una ricerca dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), ripresa dal giornale comunista online “Contropiano”. Nell’articolo, firmato da Stefano Giarratana, si sostiene che l’analfabeta funzionale è una persona che sa anche leggere, scrivere, far di calcolo ma è incapace di usare queste abilità nella vita quotidiana. Secondo la ricerca dell’OCSE, il 47% dei cittadini italiani è in questa condizione.
Secondo Giarratana, quindi, quasi la metà dei cittadini italiani si informa, compie le sue scelte politiche o lavorative basandosi solo sulle sue esperienze dirette, non riesce quindi a comprendere la complessità degli eventi.
E’ una tesi cara alla sinistra di ogni epoca.
Quando nel 1876 la Sinistra andò al governo nel Regno d’Italia, la repressione contro le classi sfruttate e le loro organizzazioni si intensificò. Nicotera, che fu ministro degli Intenri nei governi Cairoli e Depretis, ex mazziniano e garibaldino, sintetizza l’atteggiamento del Governo nei confronti dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori davanti alla Camera dei Deputati. Nel suo intervento il ministro sostiene che gli ampi principi di libertà non possono essere applicati agli internazionalisti. Le pene riservate ai delinquenti comuni, come l’ammonizione e il domicilio coatto, possono essere applicate legittimamente agli internazionalisti, senza paura di colpire mai un uomo politico fra di essi, perché la maggior parte degli internazionalisti in Italia sono illetterati, e nessuno potrebbe confondere questa gente con pensatori, scienziati o giornalisti, che studiano, discutono e lottano per un principio, una forma di governo o un sistema economico. Le questioni politiche sono solo slogan, secondo Nicotera, sotto cui gli internazionalisti celano le loro nefaste attività; il loro reale obiettivo è depredare i possidenti, e usare il malloppo a proprio beneficio. E conclude che l’Internazionale è solo un’associazione di malfattori, che non impensierisce il Governo. Questa associazione non ha nessuna importanza politica, e non è neppure destinata a provocare una rivoluzione sociale.
Gli stessi argomenti saranno usati da Nicotera, ancora come ministro dell’Interno, nella seduta della Camera dei deputati del 4 maggio 1891, pochi giorni dopo i tumulti del Primo Maggio a Roma e in altre città. Se c’era differenza nei mezzi, moderati e conservatori concordavano sulla necessità di attaccare gli anarchici come pericolosi miscredenti dediti alla distruzione della società, piuttosto che come sovversivi politici che cercavano di guidare gli operai e i contadini oppressi in rivolta. Tutti i gruppi parlamentari concordavano con Nicotera che l’anarchismo non era una genuina filosofia politica, e che il diritto di assemblea e le altre libertà garantite dallo Statuto albertino non si applicavano ad uomini che non combattevano per un principio o per un’idea, ma per il piacere di distruggere la società. Nicotera ottenne un larghissimo sostegno dalla Camera dei Deputati quando annunciò la sua determinazione ad usare l’”articolo 248” contro gli anarchici. L’infame provvedimento del codice penale “riformato”, ispirato da Zanardelli, permise allo Stato di perseguitare gli anarchici come un’associazione di malfattori, con più facilità di prima.
Chi volesse saperne di più su questo periodo, può consultare il libro di Nunzio Pernicone “Italian Anarchism, 1864-1892” da cui sono tratte le informazioni
E’ curioso che degli antimperialisti di professione, come sono quelli di “Contropiano”, usino senza riflettere le ricerche di organismi sovranazionali come l’OCSE, strettamente legati alla NATO, della quale rappresentano uno dei bracci economici e propagandistici. L’idea che il popolo sia un eterno minorenne ed abbia bisogno di essere educato è una delle giustificazioni del colonialismo, sia interno che internazionale. Infatti la vecchia volpe di Giolitti affrontò la questione sociale con mezzi differenti, affidando gli operai del Nord alla vasellina dei socialdemocratici, e riservando il bastone dei mazzieri per i cafoni del Sud.
“…cos’altro è l’educazionismo, se non un colonialismo mentale? Del resto anche il colonialismo si presenta come un programma educativo verso i popoli minorenni.” COMIDAD
Tiziano Antonelli

Comidad. L’ALIBI CINESE SERVE A IMPOVERIRE I POVERI

Posted: agosto 28th, 2015 | Author: | Filed under: comidad | Commenti disabilitati su Comidad. L’ALIBI CINESE SERVE A IMPOVERIRE I POVERI

NEWSCOMIDAD

Ecco le news settimanali del Comidad: chi volesse consultare le news precedenti, può reperirle sul sito http://www.comidad.org/ sotto la voce “Commentario”.

L’ALIBI CINESE SERVE A IMPOVERIRE I POVERI 

Il funerale di Vittorio Casamonica è stato un’ulteriore dimostrazione di come un non-evento, attraverso l’orchestrazione dell’allarmismo mediatico, possa assurgere al rango di emergenza sociale e politica. A dirigere l’orchestra mediatica è stato, come sempre, il quotidiano di fintosinistra “La Repubblica”, una vera e propria centrale della manipolazione dell’opinione pubblica a fini coloniali.

Uno dei tanti funerali pacchiani del boss di quartiere è così diventato un affare di Stato, anzi, una “sfida allo Stato”. Una criminalità burina e casereccia viene accreditata di aver messo in crisi le istituzioni: un rione contro la nazione. Ad essere messo sotto accusa dai media è stato infatti più il quartiere che non il clan. Tutto ciò non è fine a se stesso, e lo scopo non è affatto di “distrarre”, bensì di creare un’immagine distorta dei rapporti sociali. Il copione era già stato sperimentato lo scorso anno, durante la finale di Coppa Italia, elevando al ruolo di divo della “trattativa Stadio-Mafia” l’ultrà “Genny ‘ a Carogna”.

Anche in quel caso la lettura degli eventi fu forzata al punto da offrire l’immagine di uno Stato “troppobuonista”, debole e inerme davanti alla violenza, quindi vittima di “qualunque” prepotente; uno Stato che “chiunque”, anche un Genny qualsiasi, potrebbe ricattare e prendere per i fondelli. I fatti successivi raccontano tutta un’altra storia, con un Genny condannato nell’aprile scorso a una pena sproporzionata rispetto alle effettive imputazioni, a riprova di come lo “Stato”, sempre comprensivo e “garantista” nei confronti dei potenti come De Gennaro e Deutsche Bank, si riveli invece punitivo e vendicativo nei confronti dei soggetti deboli. I commenti razzistici sui blog indicano che l’effetto ipnotico è stato raggiunto, perciò, nell’epoca della Diaz e di Federico Aldovrandi, il “violento” è uno che scavalca le recinzioni. (1) 

Si tratta di vere e proprie operazioni di guerra psicologica, mirate alla fascistizzazione dell’opinione pubblica. La narrazione deformata di vicende da rione o da stadio fornisce alle persone un paradigma generale, un automatismo mentale, da applicare ad ogni situazione, interna o internazionale. L’idea da imporre è che i maggiori pericoli non provengono dai potenti, ma dai deboli. Tramite la fiaba mediatica allestita sul funerale di Casamonica, il mito interclassista della “legalità” ha fatto breccia anche, e soprattutto, nell’opinione pubblica di “sinistra”, dagli anni ’70 riconvertita alla “questione morale” ed al culto della magistratura.

Si viene quindi convinti che ci vuole uno “Stato forte” (in politically correct: “autorevole”), che tenga a bada l’illegalità che proviene da “tutti”, poveri e ricchi, deboli e potenti; ma, dato che i deboli e i poveri sono di più, ed anche più arrabbiati, ignoranti e “fanatici”, è da loro che proviene la minaccia più insidiosa. L’interclassismo, come al solito, serve come esca per veicolare un odio di classe verso i poveri, in definitiva un razzismo a tutto campo, interno ed esterno.

L’esito della finta emergenza-Casamonica non sarà quindi l’introduzione di una certificazione antimafia per i funerali, ma il consolidamento nell’opinione pubblica in generale, ed in quella di “sinistra” in particolare, dell’immagine di un potere legittimato a violare le sue stesse regole in nome della propria condizione di vittima; un potere “costretto” suo malgrado a fare il duro perché deve scontare il fatto di essere stato “troppo buono” e accondiscendente in passato verso le pretese dei poveri. Il vittimismo dei potenti diventa così lo stile di governo, con esiti anche piuttosto ridicoli, dato che poi il buonsenso è duro a morire.

Pochi giorni fa oltre duecento “imprenditori” hanno firmato una lettera-appello, pubblicata sul “Corriere della Sera, per “salvare” Renzi, manco si trattasse di un detenuto di colore nel braccio della morte in Alabama. Lo strumento degli “appelli”, caro alla sinistra umanitaria, viene riciclato come espediente vittimistico di un potere che recita la parte dell’incompreso esposto agli strali dell’ingratitudine.  (2)

Che duecento “imprenditori” difendano con toni accorati un governo che, al di là degli slogan sulla “crescita”, compie solo scelte recessive e depressive, la dice lunga sul come questi intendano la cosiddetta impresa. Non interessa che il governo crei condizioni economiche favorevoli allo sviluppo, ma solo che impoverisca i poveri.

Nel cosiddetto capitalismo, l’impoverimento del lavoro non è un fastidioso effetto collaterale, bensì la relazione fondamentale, la base della gerarchia sociale e della gerarchia coloniale. Per venti anni ci è stato detto che umiliare il lavoro era indispensabile per la competizione internazionale con i “Paesi emergenti”. Si è creato così un “alibi cinese”, che è alla base dei tanti “Jobs Act” imposti in questi anni. Sennonché oggi si scopre che la recessione europea alla fine sta trascinando anche la Cina, la quale, nonostante tutti i tentativi di questi anni, non è riuscita a sviluppare una domanda interna tale da preservarla dal crollo dei consumi a livello mondiale. Il rallentamento dell’economia cinese, evidente da almeno tre anni, ha portato al prevedibile – e previsto – scoppio delle varie bolle finanziarie. La “competizione” con la Cina era quindi solo un pretesto, ed il vero scopo era di esportare nei Paesi “emergenti” la recessione europea. La depressione dovuta alla disciplina dell’euro era la grande bomba a tempo che l’imperialismo USA aveva collocato sotto i piedi dei Paesi “emergenti”, impegnati a tentare di accedere all’industrializzazione.

La risposta del governo italiano alla crisi cinese è infatti basata, ancora una volta, sulla compressione del costo del lavoro, con la priorità assegnata ai contratti aziendali, che comporterà gli ovvi e ulteriori effetti depressivi sulla domanda interna. La conseguenza è che i lavoratori dovranno indebitarsi anche per accedere a consumi primari.

E l’alibi cinese che fine fa? L’alibi cinese viene riciclato in forma rovesciata, ma con gli stessi effetti pratici. Altrimenti a cosa sarebbe servita tutta quella guerra psicologica per criminalizzare preventivamente i poveri?

Se fino a ieri bisognava svalutare il lavoro e fare sacrifici per “competere” con la Cina, d’ora in poi umiliazioni e sacrifici saranno necessari per difenderci dalla “minaccia” cinese, la “bomba atomica” che incombe sull’economia mondiale. La nuova versione dei fatti è che l’Occidente “troppobuonista” in passato ha dato troppo spazio e fiducia alle pretese di arricchimento dei Cinesi, che, come i Malavoglia, hanno fatto il passo più lungo della gamba. Anche i Cinesi, come i Greci, ora sono presentati come dei poveri che hanno preteso di vivere al di sopra dei propri mezzi, ed ora rischiano di far saltare tutto. Ora si riscopre persino che la Cina è “comunista”, e la si accusa di aver saputo prendere dal capitalismo solo gli aspetti “peggiori” (gli aspetti “migliori”, evidentemente, sono riservati ai popoli superiori). Anche la colpa del disastro economico non sarà perciò da attribuire al capitalismo, ma si potrà catalogare tranquillamente come l’ennesimo crimine del comunismo. (3)       

27 agosto 2015

1) http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/cronaca/15_aprile_29/genny-a-carogna-attesa-sentenza-c70d58d8-ee66-11e4-a732-07efc0e5301d.shtml

2) http://www.huffingtonpost.it/2015/08/23/corriere-firme-renzi_n_8026846.html

3) http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2015/8/13/CAOS-CINA-Sapelli-ecco-la-bomba-atomica-che-ci-minaccia/631498/


Andrea, ucciso dai vigili e dalla psichiatria

Posted: agosto 28th, 2015 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su Andrea, ucciso dai vigili e dalla psichiatria

Andrea Soldi è stato ammazzato perché non voleva più rincitrullire per gli
psicofarmaci a lento rilascio, perché voleva unalternativa alla gabbia
chimica in cui era rinchiuso da anni.

Le foto che lo ritraggono mostrano un ragazzo normale, le cronache ci
raccontano di un omone di 150 chili. Nessuno ha scritto che una delle
prima conseguenze dellabuso di psicofarmaci è spesso lobesità.

E il terzo morto in poco meno di un mese.
Prima di lui era toccato a Massimiliano Manzone di Agnone nel Cilento e a
Mauro Guerra di SantUrbano in provincia di Padova. Anche Mauro, come
Andrea, aveva tentato di sottrarsi ad un TSO, fuggendo nei campi, scalzo e
in mutande. Raggiunto da un carabiniere si era difeso, mentre il collega,
estratta la pistola, lo aveva freddato.

Di seguito il volantino distribuito dal Collettivo antipsichiatrico
Francesco Mastrogiovanni di Torino in occasione del presidio
antipsichiatrico tenutosi il 18 agosto in piazzale Umbria, vicino alla
panchina dove Andrea trascorreva i suoi pomeriggi, la stessa panchina dove
è stato strangolato dal repartino affari speciali dei vigili urbani,
incaricati di eseguire il TSO.

http://anarresinfo.noblogs.org/2015/08/19/andrea-ucciso-dai-vigili-e-dalla-psichiatria/


Torino. Contro tutti i manicomi! Contro la psichiatria! Difendiamo il Barocchio Squat!

Posted: agosto 28th, 2015 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su Torino. Contro tutti i manicomi! Contro la psichiatria! Difendiamo il Barocchio Squat!

Con la delibera 30 marzo 2015, n. 42-1271, la Giunta regionale piemontese
ha programmato gli interventi finalizzati al superamento degli Ospedali
Psichiatrici Giudiziari (OPG), concentrandosi sull’apertura di 2 REMS
(Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza), di cui una presso
la Comunità “il Barocchio” di Grugliasco, adiacente al Barocchio Squat.
Nel totale silenzio delle istituzioni, nei prossimi mesi si procederà al
trasferimento degli attuali “utenti in cura” della Comunità verso un’altra
struttura residenziale, come fossero “merci”, e allo sgombero della casa
occupata per “bonificare” l’area in cui sorgerà il miniOPG.
Le REMS infatti non rappresentano un superamento degli OPG, come invece
sostiene la legge 81/2014 che ne ha stabilito la chiusura dal 1 aprile
2015, ed infatti a Castiglione delle Stiviere a Mantova, il passaggio da
OPG a REMS si è di fatto limitato al cambiamento della targa all’ingresso!
Un’altra riforma nominalistica insomma, come quella che nel 1945 ne aveva
cambiato il nome da “Manicomio Criminale” a “Manicomio giudiziario”, e poi
ancora nel 1975 al più rassicurante “Ospedale psichiatrico giudiziario”.
Si chiudono i sei manicomi criminali, per aprire nuove strutture in ogni
regione, magari più accoglienti, gestite da personale sanitario e non più
dall’amministrazione penitenziaria, ma al cui interno continuerebbero a
perpetrarsi arbitrarietà, ingiustizie e reclusione prolungata ed
immotivata, visto che, finito di scontare la pena, i reclusi saranno
comunque costretti a seguire dei programmi terapeutico-riabilitativi
individuali attivati dai DSM, ossia una presa in carico vitalizia del
“malato” che prevede il trasferimento in altre strutture psichiatriche
territoriali e linizio di un processo infinito di assistenza psichiatrica
e di reinserimento sociale, promesso ma mai raggiunto, legato ad attività
e percorsi coercitivi, obbligatori e repressivi.
Nelle REMS, così come era nei vecchi manicomi, la responsabilità della
custodia dei reclusi, viene affiancata al concetto di “cura” e passa tutto
nelle mani della psichiatria, che nasce proprio come scienza della
normalizzazione e della reclusione, prima di elevarsi a “scienza medica”,
come dimostra il fatto che la reclusione manicomiale è storicamente
antecedente ai trattamenti e alle cure psichiatriche.
Con la nuova legge non si è inoltre superato il concetto di pericolosità
sociale, alla base di queste istituzioni, che è una nostra pesante eredità
fascista: la normativa sugli OPG risale infatti al codice Rocco del 1930,
e risente della considerazione che allora si aveva della malattia mentale,
alla sua lombrosiana associazione alla violenza e al reato: il “folle” era
considerato incurabile, pericoloso, irresponsabile e quindi da isolare
dalla società e da rinchiudere per sempre in un’istituzione manicomiale,
in un’ottica di profilassi sociale volta a preservare il potere e la
comunità da comportamenti deviati, e quindi devianti.
Si chiude una scatola, per aprirne un’altra! Come se il manicomio fosse un
luogo e non un concetto, un’idea! Ed in più a Torino, si decide di farlo
volendo sbarazzarsi di una realtà, come quella del Barocchio Squat, che in
questi 23 anni di occupazione ha sperimentato e praticato l’unica
alternativa – se tale può considerarsi! – all’internamento psichiatrico, e
cioè una cultura non segregazionista e di esclusione, fondata su principi
e metodi di libertà, di solidarietà e di valorizzazione delle differenze
umane, quindi del tutto opposti a quelli repressivi e omologanti delle
istituzioni psichiatriche e carcerarie.
Pertanto esprimiamo la nostra solidarietà al Barocchio Squat, sicuri che
la città di Torino non resterà indifferente di fronte allo sgombero di una
delle sue storiche occupazioni, e pronti a lottare a fianco di tutti
coloro che vogliono imprigionarci all’interno di manicomi e carceri.

Contro lo sgombero di tutte le realtà occupate autogestite e libere

Contro l’apertura di tutte le REMS, e di ogni nuovo manicomio

Contro tutte le carceri e i progetti di finanziamento delle sezioni
psichiatriche presso le strutture penitenziarie. La delibera regionale
prevede infatti un finanziamento di ben 400mila euro al reparto di
osservazione Psichiatrica il Sestante del Carcere delle Vallette. Le
istituzioni carcerarie si servono così della psichiatria per stemperare il
conflitto, e garantirsi così un più semplice controllo della massa dei
detenuti, costretti a subire la reclusione e per di più in gravi
situazioni di degrado e  sovraffollamento.

Contro la psichiatria, i suoi luoghi e i suoi abusi, certi che non ci
possa essere alcuna possibilità di “cura”, riabilitazione e reinserimento
sociale finché non ci sarà il consenso, la volontà e la libertà degli
individui. La legge 180/78 che ha chiuso i manicomi, come quella che ha
oggi ha chiuso gli OPG, ha lasciato agli psichiatri la possibilità di
“curare” e drogare coercitivamente le persone, di sequestrare i cittadini
e imprigionarli in un repartino o in una comunità per un giudizio
arbitrario sul loro pensieri e comportamenti. I fatti di cronaca di questi
ultimi mesi, con ben tre morti uccisi durante una procedura di TSO
(trattamento sanitario obbligatorio) ne sono l’esempio: i ricoveri non
sono quasi mai volontari, poiché la possibilità di un TSO viene sempre
usato come ricatto; la maggior parte dei provvedimenti è legalmente non
corretto, sia per mancanza della visita dei 2 medici e la convalida del
sindaco e del giudice tutelare, sia per la mancanza delle tre condizioni
per cui, secondo la legge, si dovrebbe eccezionalmente optare per un
ricovero coatto (la presenza di alterazioni psichiche tali da richiedere
urgenti interventi terapeutici, il rifiuto delle cure, l’impossibilità di
attivare altre misure di assistenza e cura rispetto al ricovero
ospedaliero); la violenza con cui le persone vengono prelevate e costrette
al ricovero, quasi sempre messa in atto dalle forze dell’ordine e non da
personale sanitario. Altre vicende di cronaca ci hanno reso evidente
inoltre che anche dentro queste nuove strutture “postmanicomiali” le
persone vengono drogate coercitivamente senza avere informazioni sui
farmaci somministrati e che provocano dipendenza e gravi effetti
collaterali, non possono avvalersi dei diritti ad essi garantiti dalla
legge (in materia di libera uscita in caso di ricovero volontario, di
libertà nelle visite, di poter visionare la cartella clinica, etc), nonché
maltrattate e contenute: caso esemplare è quello di Francesco
Mastrogiovanni, in TSO nell’ospedale San Luca a Vallo della Lucania,
trovato morto dopo essere stato legato mani e piedi al letto
dellospedale, senza acqua né cibo, per oltre 80 ore, e di cui ci sarà la
sentenza del processo di secondo grado nel mese di settembre.

Siamo tutti socialmente pericolosi!

Collettivo antipsichiatrico Francesco Mastrogiovanni
Riunioni ogni lunedì alle 21 presso la FAI  Torino in corso Palermo 46
antipsichiatriatorino@inventati.org
345 61 94 300


O Gorizia tu sia maledetta – Les Anarchistes

Posted: agosto 19th, 2015 | Author: | Filed under: musica | Commenti disabilitati su O Gorizia tu sia maledetta – Les Anarchistes


5 agosto 1916. NESSUNA GUERRA TRA I POPOLI – NESSUNA PACE TRA LE CLASSI

Posted: agosto 19th, 2015 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su 5 agosto 1916. NESSUNA GUERRA TRA I POPOLI – NESSUNA PACE TRA LE CLASSI

prima guerra

5 agosto 1916: inizia la battaglia di Gorizia tra il regno d’Italia e l’Impero austro-ungarico. 90.000 soldati di ambo le parti perderanno la vita nel primo grande massacro su fronte italiano della prima guerra mondiale. Guerra voluta dalla banda di assassini degli stati maggiori, delle corti reali o imperiali e dai governi, guerra i cui frutti vengono colti dalla grande borghesia industriale. Guerra subita dalla classe operaia: gli arruolamenti di massa, il carcere e il plotone di esecuzione per disertori e dissidenti, accusati di disfattismo, le campagne spopolate dalla leva, le famiglie distrutte, la crisi economica e la penuria di beni di prima necessità che attanaglia operai e contadini, ma non chi la guerra l’ha voluta, che, come ricorda una famosa canzone, dorme sui letti di lana. Primo grande massacro di massa ed esercizio di guerra totale, sperimentazione di nuove letali tecnologie belliche, sperimentazione di nuove tecnologie di disciplinamento sociale, i cui frutti marci potremo vedere all’opera qualche anno dopo con le forze contro-rivoluzionarie delle squadre fasciste in Italia e dei freikorps in Germania. Dopo di allora altre guerre ci sono state, ancora più distruttive e letali. E con l’avanzarsi di nuove tecnologie belliche che stiamo vedendo ora dobbiamo fare avanzare un fronte antimilitarista, che superi il pacifintismo e imponga un netto no sia alle guerre degli stati sia alla pace degli stati che altro non è che guerra contro i poveri.
NESSUNA GUERRA TRA I POPOLI – NESSUNA PACE TRA LE CLASSI

Umanità Nova


Valle Bormida. No alla discarica di Sezzadio

Posted: agosto 19th, 2015 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su Valle Bormida. No alla discarica di Sezzadio

Valle Bormida


Vatan Budak

Posted: agosto 9th, 2015 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su Vatan Budak

L’anarchico Vatan Budak è morto in seguito alle ferite subite durante l’attacco esplosivo al Centro culturale Amara di Suruc il 20 luglio scorso.

vatan budak

vatan budak2

 


Anarchismo in Egitto e Tunisia (dall’Ottocento ad oggi) – in spagnolo

Posted: agosto 9th, 2015 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su Anarchismo in Egitto e Tunisia (dall’Ottocento ad oggi) – in spagnolo

Hacia un estudio decolonial del anarquismo. Perspectivas
comparadas de Egipto y Túnez.
Recibido: Mayo 2015
Aceptado: Junio 2015
Laura GALIÁN

anarchici Egitto Tunisia (L. Galiàn)