Anarres del 18 novembre. Psichiatria assassina, libertà e…

Posted: novembre 24th, 2016 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su Anarres del 18 novembre. Psichiatria assassina, libertà e…

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http://radioblackout.org/2016/11/anarres-del-18-novembre-psichiatria-assassina-liberta-e-democrazia-godzilla-e-il-referendum-la-cattiva-fama-dellavvocato-valentini/

In questa puntata:

La psichiatria uccide. Martedì scorso la corte d’appello del tribunale di Salerno ha condannato a pene tra i 13 mesi e i due anni tutti i 17 medici e infermieri, responsabili della tortura e della morte di Francesco Mastrogiovanni.

Libertà e democrazia. Ne abbiamo parlato con Salvo Vaccaro, docente di filosofia politica all’università di Palermo. Leggi un suo articolo su Sicilia Libertaria

Godzilla e il referendum

Rom. Nuova retata in via Germagnano

Condannati quelli della Libera Repubblica della Maddalena. Una Repubblica contro la Repubblica

L’Aquila. La cattiva fama dell’avvocato Valentini

Documenti:

Torturato a morte. Nel processo di secondo grado per la morte di Francesco Mastrogiovanni sono stati condannati tutti i 17 imputati, tra medici e infermieri del repartino-lager dell’ospedale di Vallo della Lucania.
Le pene dei medici sono state ridotte, mentre sono stati condannati gli 11 infermieri che in primo grado erano stati assolti. I medici sono stati condannati a pene che vanno dai 13 mesi ai due anni, gli infermieri dai 14 mesi ai 15 mesi. Per tutti la pena è sospesa.Tutti in questi anni hanno continuato a lavorare in ospedali pubblici e continueranno a farlo.
Non auguriamo la galera a nessuno, nemmeno agli assassini di Francesco. Ci piacerebbe però non trovarli ancora in ospedale.
Purtroppo il consenso intorno alle pratiche psichiatriche è tale da trasformare il sequestro e la tortura come normali pratiche mediche. La psichiatria viene assolta con formula piena, le lievi condanne inflitte ai medici e agli infermieri ne sono il segno. Colpevoli di incuria, non di una pratica che ogni giorno sequestra, umilia, tortura uomini e donne nei repartini del nostro paese.

Due parole per ricordare Francesco.

Il 31 luglio del 2009 Francesco Mastrogiovanni entra nell’ospedale psichiatrico di Vallo della Lucania. Gli è stato imposto un TSO – trattamento sanitario obbligatorio.
Ne uscirà morto.

Francesco fa il maestro, in quei giorni è in vacanza al mare. Lo accusano falsamente di aver tamponato qualche auto e invece di una multa lo portano in repartino.

Per eseguire il “ricovero” mandano decine di carabinieri armati di tutto punto. Francesco ha su di se il marchio dell’anarchico pericoloso: nel 1972 venne ferito durante un aggressione fascista, che si concluse con la morte dello squadrista Falvella, ucciso con il suo stesso coltello dall’anarchico Giovanni Marini, che intervenne per aiutare Francesco.
Nel 1999 venne arrestato perché protestava per una multa. Calci, pugni e manganellate, poi un’accusa di resistenza e lesioni. Il carcere, una condanna a tre anni, poi cancellata in appello.
Francesco era da anni nel mirino degli uomini in divisa, degli uomini al servizio dello Stato. Lo sapeva e aveva paura. Quando lo hanno preso per il TSO disse “se mi portano all’ospedale di Vallo non ne esco vivo”.
In un rapporto di polizia venne definito “incompatibile ai carabinieri”, uno che canta “canzoni sovversive”. Basta per dichiararlo matto: il sindaco firma senza esitare il TSO.
In ospedale viene sedato pesantemente e legato al letto: le mani in alto, i piedi in basso. Crocefisso.
Viene lasciato lì senza cibo, senza acqua, senza “cure”. Griderà di dolore, ma nessuno lo ascolterà: sanguina dalle profonde ferite ai polsi inflitte dai legacci. Man mano la voce di Franco si farà più flebile, nella sete di aria dell’agonia. Verrà liberato 92 ore dopo, quando era morto da quasi sei.

I suoi parenti non potranno vederlo né avere sue notizie. Solo la loro caparbietà a non credere alle bugie dei medici ha fatto sì che questo crimine non passasse sotto silenzio.

L’agonia di Francesco viene ripresa dagli occhi impietosi ed indifferenti di una telecamera. Mai tanto impietosi e indifferenti come quelli dei “medici” e “infermieri”. Mai chiusi come quelli dell’infermiera che asciuga il suo sangue, senza badare all’uomo che agonizza inchiodato al letto.
Al processo il Pubblico Ministero, lo stesso che aveva chiesto il carcere per Francesco, investendolo con accuse infondate, fa il processo alla vittima, minimizzando le responsabilità dei carcerieri.
Nel procedimento di secondo grado, conclusosi il 15 novembre, i 17 medici e infermieri sono stati condannati a pene tra i 13 mesi e i 2 anni, con la condizionale. Non siamo giustizialisti: le sentenze che privano della libertà qualcuno non ci fanno gioire.
La giustizia che vogliamo è quella che elimina le sbarre e i legacci, che chiude con gli orrori della psichiatria, in un mondo senza carabinieri. Sì, perché anche noi, come l’anarchico Mastrogiovanni, maestro elementare assassinato dalla psichiatria e dalla forze dell’ordine, siamo, inguaribilmente, “incompatibili con i carabinieri”.

Il caso di Francesco è la punta di un iceberg enorme, ma spesso invisibile.
A quarant’anni dalla chiusura dei manicomi la psichiatria continua a torturare e, qualche volta, anche a uccidere.
Le prigioni per i “matti”, discariche sociali per contenere e reprimere gli incompatibili, sono tornate in forme diverse, ma la psichiatria continua a torturare e uccidere.

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Godzilla e il referendum

Fate fatica ad arrivare alla fine del mese? Siete nei guai con il padrone di casa? Stanno per sfrattarvi? Vi portano via i mobili perché avete perso il lavoro e non avete pagato le rate?

Di che vi lamentate? Il governo dice che viviamo nel migliore dei mondi possibili, che liberismo e democrazia garantiscono pace, libertà, benessere. Ci raccontano le favole e pretendono che ci crediamo.
Intanto per la povera gente vivere è sempre più difficile.

La destra fascista e leghista all’opposizione ci dice che è tutta colpa di chi è più povero di noi, dell’immigrato, del profugo di guerra: basta chiudere le frontiere e il nostro paese diventa l’Eldorado, dove tutti sono ricchi e felici.

Pure i Pentastellati vorrebbero chiudere le frontiere e cacciare tutti i senza documenti. Vorrebbero anche più galere per rinchiudere i corrotti e i corruttori. Poi tutto andrebbe a posto: noi saremo tutti felici di far ricchi i padroni per bene, saremo contenti che vi siano governi saggi che decidono cosa è meglio per noi.

Gli antagonisti invece hanno trovato la formula magica che risolve tutti i problemi. Votare No alla riforma costituzionale voluta dal governo, per far cadere Renzi e mandare al suo posto i 5 stelle, un partito autoritario, giustizialista, razzista e guerrafondaio.

Leghisti, fascisti, forza italici, pentastellati, rifondati ed antagonisti andranno tutti a votare No per cacciare Renzi. Anche la minoranza dello stesso PD voterà No per indebolire il governo.

La Carta costituzionale è solo carta. Nei fatti la Costituzione reale del paese è sempre stata lontana da quella formale, comunque condizionata dal trovare un equilibrio tra i maggiori partiti, in un paese destinato all’orbita statunitense. Al di là di qualche generico proclama, la Costituzione difende la proprietà privata e quindi il diritto allo sfruttamento del lavoro, delle risorse e delle nostre stesse vite.

La distanza tra la Costituzione formale e la Costituzione reale dimostra che le stesse regole del gioco del potere sono solo una vetrina da lustrare nelle cerimonie ufficiali tra il 25 aprile e il 2 giugno. Una vetrina che certa sinistra, radicale e non, sta lustrando per mettere in scena un’opposizione al governo che stenta a crescere nella società e si rifugia nel gioco referendario, dove c’è ressa per partecipare alla partita dei tutti quanti assortiti contro Renzi.

I richiami alla Resistenza farebbero infuriare i tanti partigiani che combatterono perché volevano che la sconfitta del fascismo fosse il primo passo verso la rivoluzione, senza padroni e senza un governo dei pochi su tutti.

In questi ultimi trent’anni chi ha governato ha distrutto diritti e tutele, strappati in decenni di lotte, di chi aspirava ad una totale trasformazione sociale.

I governi di questi decenni ci hanno detto che non c’erano soldi. Mentivano. I soldi per le guerre, per le armi, per le grandi opere inutili li hanno sempre trovati. Da anni aumenta la spesa bellica e si moltiplicano i tagli per ospedali, trasporti locali, scuole.
Non vogliono spendere per migliorare le nostre vite, perché preferiscono usarli per le guerre non dichiarate, che in barba alla Costituzione, i governi di destra e di sinistra hanno fatto in ogni dove.

Costruire un’opposizione sociale radicale e radicata è un percorso che non consente scappatoie.

Cacciare Renzi per far governare Di Maio? O Salvini, Berlusconi…

Non fa per noi. Cacciamoli tutti! Vadano via tutti!

Il gioco della Carta Costituzionale è come quello delle tre carte: non si vince mai. O, meglio, vince il ceto politico, vincono i populisti, il popolo del no euro, quello degli spaventati dalla finanziarizzazione dell’economia. Non si caccia un mostro evocandone un altro. Il Godzilla che esce dalle acque del Mediterraneo è un mostro nazionalista, che si nutre di muri e filo spinato, che sogna il protezionismo e l’autarchia. Può sconfiggere Renzi, come Trump ha sconfitto Clinton.

Tra i due o tre mostri che governano o aspirano a governare noi rifiutiamo di scegliere, scegliamo il rifiuto. Non vogliamo decidere la foggia delle nostre catene, perché vogliamo spezzarle.

Cambiare la rotta è possibile. Con l’azione diretta, costruendo spazi politici non statali, moltiplicando le esperienze di autogestione, costruendo reti sociali che sappiano inceppare la macchina e rendano efficaci gli scioperi, le lotte territoriali, le occupazioni e riappropriazioni dal basso degli spazi di vita.

Un mondo senza sfruttati né sfruttatori, senza servi né padroni, un mondo di liberi ed eguali è possibile.
Tocca a noi costruirlo.

www.anarresinfo.noblogs.org


Incontri sulla Educazione libertaria. Vaso, creta o fiore? Educare alla libertà

Posted: novembre 24th, 2016 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su Incontri sulla Educazione libertaria. Vaso, creta o fiore? Educare alla libertà
Sabato 26 e domenica 27 novembre a Imola incontri sulla Educazione libertaria organizzati dalla Biblioteca “A. Borghi” di Castel Bolognese
Vaso, creta o fiore? Educare alla libertà
Incontri sulla Educazione libertaria organizzati dalla Biblioteca “A. Borghi”
Dopo le conferenze di Francesco Codello (21 ottobre) e Giulio Spiazzi (4 novembre), tenutesi nel Teatrino del Vecchio Mercato di Castel Bolognese, e il seminario con Giulio Spiazzi e Gabriella Prati nel fine settimana del 5 e 6 novembre a Imola, si terrà prossimamente il quarto degli incontri del ciclo “Vaso, creta o fiore?”, organizzato dalla Biblioteca Libertaria “Armando Borghi” (BLAB), in collaborazione con l’Assemblea degli anarchici imolesi e la Biblioteca comunale “Luigi Dal Pane” di Castel Bolognese. L’iniziativa si colloca nell’ambito delle celebrazioni del Centenario della fondazione della “Biblioteca Libertaria” di Castel Bolognese, avvenuta nel 1916 a opera di un gruppo di giovani anarchici raccolti attorno a Nello Garavini.
► sabato 26, ore 15, e domenica 27 novembre, ore 9.30
Archivio Storico della F.A.I., via F.lli Bandiera 19, Imola
seminario con Maurizio Giannangeli Rino Ermini:
Insegnanti di convinzioni libertarie nelle scuole istituzionali (problematiche)
Si coglie l’occasione per ricordare anche il quinto (e ultimo) appuntamento del ciclo:
► venerdì 16 dicembre, ore 20.30
Teatrino del Vecchio Mercato, via Rondanini 19, Castel Bolognese
conferenza pubblica con dibattito di Stefano d’Errico Luciano Nicolini:
Il sindacalismo libertario in lotta contro l’autoritarismo scolastico istituzionale
Nel pensiero libertario e nella storia del movimento anarchico il tema della educazione ha sempre avuto un ruolo centrale e di grande rilievo  Esiste quindi una lunga tradizione a cui rifarsi, che continua ad aggiornarsi e arricchirsi, e che merita di essere conosciuta e approfondita, in grado di fornire – almeno in parte – ancora risposte valide e spunti per il presente. Il tema dell’educazione libertaria appare comunque di notevole rilevanza e attualità soprattutto oggi, in un contesto caratterizzato dalla crisi della scuola istituzionale tradizionale e dalla nascita – in molti paesi del mondo e anche in Italia – di esperienze di nuove ‘comunità educanti’ autogestite. A presentare queste esperienze e a discutere delle problematiche ad esse legate saranno coinvolti dei relatori particolarmente qualificati. Di fatto, si tratta del primo ciclo di incontri di questo genere a livello nazionale, inteso come momento di riflessione ad ampio raggio e rivolto a un pubblico vasto, essendoci stati finora soltanto degli incontri tra addetti ai lavori (in particolare nell’ambito della “Rete per l’educazione libertaria”).
Gli incontri sono aperti a tutti. Sono invitati in particolare insegnanti, studenti, genitori, più in generale chiunque lavori nel mondo della scuola e della formazione e/o abbia interesse per i temi pedagogici e della educazione.
Curatore del ciclo è Andrea Papi, educatore e saggista, socio della BLAB. In concomitanza con il ciclo d’incontri, dal 21 ottobre nei locali della Biblioteca comunale di Castel Bolognese, è allestita un’esposizione di testi e documenti dedicati all’educazione libertaria, forniti dalla Biblioteca Libertaria “Armando Borghi” e dall’Archivio Storico della Federazione Anarchica Italiana (Imola)
Per ulteriori info e per iscrizione ai seminari contattare Andrea Papi: tel. 0543 60404 / papiandrea1221@gmail.com
In allegato: programma.
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Federazione Anarchica Francese: Refugees Welcome

Posted: novembre 24th, 2016 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su Federazione Anarchica Francese: Refugees Welcome

migranti


“LEV TOLSTOJ. GUERRA, RIVOLUZIONE, ANARCHIA E CENSURA”. DI ROBERTO COALOA

Posted: novembre 24th, 2016 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su “LEV TOLSTOJ. GUERRA, RIVOLUZIONE, ANARCHIA E CENSURA”. DI ROBERTO COALOA

http://coaloalab.altervista.org/lev-tolstoj-guerra-rivoluzione-anarchia-e-censura-di-roberto-coaloa/


Leonard Cohen – Solidarity Forever

Posted: novembre 24th, 2016 | Author: | Filed under: musica | Commenti disabilitati su Leonard Cohen – Solidarity Forever


Circolo Zapata. Donne contro, di Isabella Lorusso

Posted: novembre 24th, 2016 | Author: | Filed under: libri | Commenti disabilitati su Circolo Zapata. Donne contro, di Isabella Lorusso


Sulle Elezioni negli Stati Uniti d’America. Il nuovo comitato d’affari

Posted: novembre 24th, 2016 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su Sulle Elezioni negli Stati Uniti d’America. Il nuovo comitato d’affari

In questo articolo, apparso sul numero 35 anno 96 di Umanità Nova, proveremo a dare una visuale a volo d’uccello sugli scenari che si sono aperti con l’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti d’America; scenari che si annunciano complessi sia sotto il profilo della politica interna che sotto il profilo della politica estera.

Il nuovo comitato d’affari


Torino. Ti amo da – farti – morire. Punto info sulla violenza di genere

Posted: novembre 24th, 2016 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su Torino. Ti amo da – farti – morire. Punto info sulla violenza di genere

Ti amo da – farti – morire. Punto info sulla violenza di genere

Sabato 26 novembre

Per la giornata internazionale contro la violenza contro le donne

Punto info sulla violenza di genere

ore 17 in via Po 16

Sentieri di libertà
Libertà, uguaglianza, solidarietà. I tre principi che costituiscono la modernità, rompendo con la gerarchia che modellava l’ordine formale del mondo hanno il loro lato oscuro, un’ombra lunga fatta di esclusione, discriminazione, violenza.
Tanta parte dell’umanità resta(va) fuori dal loro ombrello protettivo: poveri, donne, omosessuali, bambini. L’universalità di questi principi, formalmente neutra, era modellata sul maschio adulto, benestante, eterosessuale. Il resto era margine. Chi non era pienamente umano non poteva certo aspirare alle libertà degli uomini.
Una libertà soggetta a norma, regolata, imbrigliata, incasellata. La cultura dominante ne determina le possibilità, le leggi dello Stato ne fissano limiti e condizioni.
Le nonne delle ragazze di oggi passavano dalla potestà paterna a quella maritale: le regole del matrimonio le mantenevano minorenni a vita.
Le donne stuprate, sino al 1981, potevano sottrarsi alla vergogna ed essere riammesse nel consesso sociale, se accettavano di sposare il proprio stupratore. Una violenza più feroce di quella già subita. Se una donna era uccisa per motivi di “onore”, questa era una potente attenuante. Uccidere per punire le donne infedeli era considerato giusto.

Sono passati 34 anni da quando quelle norme vennero cancellate dal codice penale. Poco prima era stato legalizzato il divorzio e depenalizzato l’aborto.
Sulla strada della libertà femminile e – con essa – quella di tutt* sono stati fatti tanti passi. Purtroppo non tutti in avanti.

Le lotte delle donne hanno cancellato tante servitù. Ma ne paghiamo, ogni giorno, il prezzo.

La violenza maschile sulle donne è un fatto quotidiano, che i media ci raccontano come rottura momentanea della normalità. Raptus di follia, eccessi di sentimento nascondono sotto l’ombrello della patologia una violenza che esprime a pieno la tensione diffusa a riaffermare l’ordine patriarcale. La casa, il “privato”, è il luogo dove si consumano la maggior parte delle violenze e delle uccisioni. Le donne libere vengono picchiate, stuprate e ammazzate per affermare il potere maschile, per riprendere con la forza il controllo sui loro corpi e sulle loro menti.

La narrazione prevalente sui media è falsa, perché nasconde la realtà cruda della violenza maschile sulle donne. Non solo. Trasforma le donne in vittime da tutelare, ottenendo l’effetto paradossale ma non tanto, di rinforzare l’opinione che le donne siano intrinsecamente deboli.
La violenza esplicita è solo la punta dell’iceberg. Il patriarcato, sconfitto ma non in rotta, riemerge in maniere più subdole.

Il prezzo dell’emancipazione femminile è stato anche l’adeguamento all’universale, che resta saldamente maschile ed eterosessuale. Lo scarto, la differenza femminile, in tutta l’ambiguità di un percorso identitario segnato da una schiavitù anche volontaria, finisce frantumata, dispersa, illeggibile, se non nel ri-adeguamento ad un ruolo di cura, sostitutivo dei servizi negati e cancellati negli anni.
Lo spazio della sperimentazione, della messa in gioco dei percorsi identitari, tanto radicati nella cultura, da parere quasi «naturali», spesso si estingue, polverizzato dalle tante cazzutissime donne in divisa, dalle manager in carriera, dalle femministe che inventano le gerarchie femminili per favorire operazioni di lobbing.
Lo scarto femminile non è iscritto nella natura ma nemmeno nella cultura, è solo una possibilità, la possibilità che ha sempre chi si libera: cogliere le radici soggettive ed oggettive della dominazione per reciderle inventando nuovi percorsi.
Contro la normalizzazione delle nostre identità erranti il femminismo libertario si svincola dalla mera rivendicazione paritaria, per mettere in gioco una scommessa dalla posta molto alta.
Miliardi di percorsi individuali, che attraversano i generi, costituiscono l’unico universale che ci contenga tutt*, quello delle differenze.
Vogliamo vivere, solcare le nostre strade, con la forza di chi sta intrecciando una rete robusta, capace di combattere la violenza di chi vuole affermare la dominazione patriarcale.
Non abbiamo bisogno di tutele né di tutori, con o senza divisa. La nostra forza è nella solidarietà e nel mutuo appoggio.
Il percorso di autonomia individuale lo costruiamo nella sottrazione conflittuale dalle regole sociali imposte dallo Stato e dal capitalismo.
Siamo qui per spezzare l’ordine. Morale, sociale, economico.
Siamo qui per frantumare la gerarchia, per esserci, ciascun* a proprio modo.

Anarchiche contro la violenza di genere

Ci trovate ogni giovedì alle 19 presso la FAT in corso Palermo 46

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