Sta rottura de cojoni dei fascisti: L’ultima street poster action di CHEAP

Posted: settembre 30th, 2018 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su Sta rottura de cojoni dei fascisti: L’ultima street poster action di CHEAP

CHEAP ha aperto la sua nuova stagione di poster nei miglior modo possibile, il collettivo bolognese ha affisso in Via San Giacomo a Bologna una serie di poster antifascisti realizzati da Testi Manifesti.

http://ilgorgo.com/cheap-poster-fascisti-bologna/


Rimini 8 settembre. Mobilitazione antifascista

Posted: settembre 4th, 2018 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su Rimini 8 settembre. Mobilitazione antifascista

https://www.facebook.com/notes/rimini-antifascista/appello-per-una-mobilitazione-antifascista-verso-l8-settembre-contro-forza-nuova/1934111209943468/

Appello per una mobilitazione antifascista verso l’8 settembre contro Forza Nuova
Sabato 8 settembre il partito neofascista di Forza Nuova vorrebbe sfilare a Rimini con un corteo addirittura nazionale.
Si tratta dell’ennesimo attacco (benchè finora mai di questa portata) al nostro territorio, all’interno di un progetto politico che vede le nuove destre all’assalto delle cosiddette “regioni rosse”. Non a caso nello stesso weekend anche CasaPound avrà la sua festa nazionale a Grosseto.
Ora, quel rosso che consideriamo da tempo tradito è intriso di sangue partigiano e dal sacrificio di chi ne ha raccolto l’eredità. E non è tanto il passato, ma il presente che ci mette davanti la triste realtà classista di un paese in mano a una banda di sciacalli che ha nella guerra ai poveri e nella militarizzazione della società il proprio programma politico.
A noi il compito di segnare un solco oltre il quale non è concesso a fascisti e leghisti e accoliti vari di passare. La settimana che ci separa dall’8 settembre potrebbe essere un’ottima occasione per provarci.
In tutto questo c’è qualcosa che proprio non ci va giù.
A Rimini Forza Nuova è debole, diciamo che sono poche facce del circondario che per la città nemmeno ci girano, se non scortati. Evidentemente subiscono pressioni dall’esterno perchè Rimini e la Romagna sono viste dal loro partito come un luogo di richiamo dove fare passerelle e provare a insediarsi.
E come già a luglio con i nazisti polacchi, mettono in campo un livello di mobilitazione che poi, partiti gli ospiti, non possono proprio permettersi.
Questa dinamica da colonizzatori, tipica dello squadrismo, va rotta.

Se il loro “intento” è una calata nazionale sulla città di Rimini, la risposta deve saper superare i confini cittadini ed estendere l’azione antifascista ovunque questi personaggi vivono e fanno politica: consapevoli che contro i fascisti la miglior difesa è l’attacco, facciamo appello a tutte le forze sensibili, singole e collettive, per una settimana di mobilitazione in cui ognuno come più ritiene opportuno faccia sentire ai fascisti che vivono nei propri territori che fare gli squadristi oggi in Italia è una scelta sgradita e non priva di conseguenze.
Abbiamo un governo a trazione leghista che strizza di continuo l’occhio ai neofascisti, dando contemporaneamente sempre più strumenti e copertura alle forze di polizia. Ma la nuova forza politica con cui governa tradirà gran parte delle aspettative di cambiamento di buona parte della popolazione. Non si esce dalla dittatura liberista senza rottura rivoluzionaria…
La sinistra non sa che pesci pigliare e, come sempre, fa più danni della peste.
I fascisti continueranno a sgomitare per guadagnare terreno con il servilismo e l’arrogante opportunismo che li contraddistingue.
La grossa mobilitazione neonazista di questi giorni nell’est della Germania sta lì a dimostrarcelo. Ma dimostra anche che si possono fermare.
Il nostro tempo è qui e ora, non abbiamo scelta: se non riparte adesso un ciclo di lotte proletarie e antifasciste, verremo travolti da questa immondizia della storia.
Lavoro gratuito e polizia a scuola, sgomberi in vista per case occupate e spazi sociali, precarietà e carovita dilanganti, oltre 1000 morti sul lavoro all’anno e fascisti che vorrebbero prendersi le strade copiando slogan di chi quelle strade le vive davvero, grandi opere infrastrutturali che ci cadono sotto i piedi o in testa, e in tutto questo disastro il dibattito pubblico è schiacciato sull’immigrazione…rimbocchiamoci le maniche e diamo una spallata a questo mondo in declino.
L’autunno è alle porte, poi verrà una nuova primavera.
Chiediamo a chi ha a cuore il superamento di questo nefasto presente, e alle compagne e ai compagni che ci hanno conosciuto in questi anni di mobilitarsi.
Lottando insieme possiamo cambiare il corso della storia e vincere.
Vi invitiamo a una settimana di mobilitazione antifascista e ci vediamo a Rimini sabato 8 settembre 2018, dalle ore 16.30 (maggiori dettagli in seguito).
P.s.1
Mercoledì sera si terrà un’assemblea antifascista dove si discuterà della mobilitazione (seguiranno info).
P.s.2
La sera di sabato 8 si terrà il concerto nazirock dei Legittima Offesa al Bagno Levante di Cesenatico. Chissà che qualche abitante o turista non s’incazzi e gliele suoni per le feste, così magari anche la gita a Predappio della domenica successiva (officiata dal già candidato forzanovista bolognese Padre Tam?), sarà meno divertente del previsto.
Anche dal punto di vista musicale rilanciamo spostando a Rimini il grande concerto punk hc che era previsto per la sera del 8 settembre a Forlì. Il concerto si terrà dopo la giornata di mobilitazione e sarà benefit per la libertà di chi lotta per un mondo migliore.


Assemblea Rimini Antifascista

Posted: agosto 29th, 2018 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su Assemblea Rimini Antifascista

Per discutere delle recenti notizie, questa sera assemblea pubblica antifascista alle ore 21 presso l’Istituto di Scienze dell’uomo (via Nigra 26, Rimini – zona Arco d’Augusto).


Revolution in the making – donne che tessono il futuro

Posted: agosto 3rd, 2018 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su Revolution in the making – donne che tessono il futuro
 Il programma definitivo tradotto in italiano della conferenzaRevolution in the making – donne che tessono il futuro che si terrà ad ottobre a Francoforte
http://revolutioninthemaking.blogsport.eu/

Effetto Governo: la violenza dai media alla piazza

Posted: agosto 3rd, 2018 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su Effetto Governo: la violenza dai media alla piazza
Effetto Governo: la violenza dai media alla piazza
Il sangue ha bagnato la giornata inaugurale di “Effetto Venezia”, la kermesse estiva organizzata dal Comune di Livorno con il contributo dell’Autorità di Sistema Portuale.
Violente e ripetute cariche sono state compiute a freddo e senza alcun preavviso dalla Polizia di Stato intorno alle 1,30 di notte lungo gli Scali del Refugio. Per circa mezz’ora sono stati usati i manganelli sui presenti che protestavano contro la rimozione di uno striscione che portava scritto: “Effetto Pd e Lega-5Stelle: 11 aggressioni in 50 giorni. Il vostro razzismo è emergenza. Il vero cambiamento: casa, lavoro e reddito per tutt*. Lega fuorilegge”. Ogni anno, nel contesto del contro-evento Effetto Refugio viene affisso uno striscione sul muro dell’ex Carcere dei Domenicani, quest’anno la Questura ha deciso di usare anche la violenza per far rimuovere lo striscione.
Riteniamo gravissima questa vera e propria negazione della libertà di espressione, che dimostra come gli atteggiamenti violenti e sanguinari degli esponenti di governo non siano solo una posa da campagna elettorale. La censura attraverso la violenza è il primo atto del nuovo Governo Lega-5 stelle a Livorno, è il primo atto pubblico di Questore e Prefetto appena nominati.
Già lo scorso anno, sempre nel contesto di Effetto Refugio venne schierata l’antisommossa per rimuovere lo striscione, in quel caso giudicato troppo critico nei confronti di Marco Domenico Minniti, Ministro dell’Interno del governo guidato dal Partito Democratico e dal Nuovo Centro Destra. Lo scorso anno lo striscione venne rimosso con la forza, ma non vi furono cariche, perché l’intervento della Questura, nel pieno della festa, provocò grande indignazione e molti accorsero a portare solidarietà.
Questa volta invece la polizia è arrivata di notte, all’1:30 circa, mentre tutti stavano andando via, perché non ci fosse troppa gente a guardare mentre imponevano la censura coi manganelli, ma molte persone che rientravano a casa dopo la festa sono accorse dalle strade vicine, lungo i fossi della Venezia, per solidarizzare con chi aveva subito la brutale aggressione della polizia.
Sappiamo fin troppo bene che chi governa adopera spesso la violenza per impedire la libertà di espressione e la libertà di manifestare. Dopotutto anche le emergenze “immigrazione”, “sicurezza” e “decoro”, sono state create per promulgare leggi sempre più repressive, che impongono maggiore controllo e una restrizione della libertà per tutti coloro che manifestano il proprio dissenso, che si organizzano, lottano per estendere la solidarietà e ottenere migliori condizioni di vita, per coloro che fanno puntualmente controinformazione.
Quanto avvenuto non ha precedenti a Livorno. La scelta della Questura di rimuovere uno striscione, utilizzando anche le cariche di polizia, è un atto gravissimo, che colpisce non solo coloro che hanno esposto lo striscione, ma l’intera città. Sei anni fa, nel dicembre del 2012, la Questura negò in piazza Cavour la libertà di manifestare sciogliendo un presidio con delle cariche indiscriminate e violente che coinvolsero anche i passanti, stavolta ciò che viene impedito con la violenza è la libertà di esprimersi attraverso uno striscione. Un precedente pericoloso per tutte e tutti noi, per la maggior parte delle persone, che vivono le condizioni di sfruttamento ed oppressione imposte dalla classe dirigente e di governo.
La violenza è l’unico mezzo che conoscono le classi dominanti di fronte al precipitare della crisi economica. Il governo è incapace di fronteggiare la crisi economica e di sopperire ai molteplici bisogni sociali; per questo i suoi servi cercano di mettere a tacere ogni voce di protesta.
D’altra parte gli organizzatori di “Effetto Venezia” non vogliono dispiacere al governo, da cui aspettano un appoggio per le ennesime speculazioni che stravolgeranno Livorno. Nel contenitore-vetrina della kermesse livornese, l’alternativa di Effetto Refugio, organizzato dalle varie realtà di movimento cittadine, ha sempre rappresentato uno spazio di espressione critica a cui spesso si è tentato di mettere il bavaglio.
La Federazione Anarchica Livornese e il Collettivo Anarchico Libertario denunciano la gravità di questo atto repressivo, e sono al fianco di tutte e tutti coloro che hanno subito le cariche della polizia. Invitano le forze politiche, sindacali e sociali a far sentire la propria voce contro la violenza.
Federazione Anarchica Livornese
Collettivo Anarchico Libertario

Effetto Governo: la polizia carica sugli scali del Refugio per rimuovere uno striscione contro la Lega

Posted: agosto 3rd, 2018 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su Effetto Governo: la polizia carica sugli scali del Refugio per rimuovere uno striscione contro la Lega

La prima giornata di Effetto Venezia si conclude con una violenta azione di polizia ai danni dello spazio del Refugio. Diversi i feriti

http://www.senzasoste.it/effetto-governo-la-polizia-carica-sugli-scali-del-refugio-rimuovere-uno-striscione-la-lega/


La lotta contro il MUOS non si ferma!

Posted: agosto 3rd, 2018 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su La lotta contro il MUOS non si ferma!

La lotta contro il MUOS non si ferma!

La sera del 29 luglio è stato colpito con un innesco incendiario il presidio NO MUOS di Niscemi, in Sicilia. Si tratta di un grave atto intimidatorio contro il movimento che si oppone alla stazione per le comunicazioni satellitari della marina USA a Niscemi, parte del nuovo sistema di comunicazione che collega tutte le unità militari USA a livello globale.

Di fronte a questo attacco confermiamo con forza la solidarietà e il sostegno della Federazione Anarchica Italiana al Movimento NO MUOS, che conduce da anni una grande lotta contro la militarizzazione e la guerra, contro la devastazione della salute e dell’ambiente. L’attacco al presidio avviene a pochi giorni da un’importante settimana di lotta, infatti il movimento ha organizzato per il 4 agosto una manifestazioneinternazionale proprio a Niscemi, nel contesto del campeggio NO MUOS che si terrà dal 2 al 5 agosto.

Come chiarito in una nota dal Movimento NO MUOS, il presidio che che è stato attaccato si trova in una zona a stretto controllo militare italiano e statunitense, l’innesco è stato lanciato da un’auto bianca simile a quelle utilizzate dalla marina militare USA, mentre sul luogo stazionavano i militari italiani dell’operazione “strade sicure”. Solo per l’intervento immediato degli attivisti l’incendio non si è propagato e non vi sono stati danni a cose o persone.

In questi stessi giorni nell’incontro tra il Presidente USA Donald Trump e il Presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte, viene confermato il rapporto stretto con l’amministrazione statunitense da parte del governo italiano, specie su questioni chiave come frontiere e immigrazione, la missione di guerra in Libia, il gasdotto TAP.

Chi decide di mettersi in mezzo e di opporsi a questi piani non si lascia intimidire, le operazioni repressive condotte dagli apparati statali, così come le minacce e gli attentati perpetrati con metodi mafiosi mirano mettere a tacere chi resiste, ma il Movimento NO MUOS continua a lottare.

Facciamo appello a partecipare al Campeggio Resistente NO MUOS dal 2 al 5 agosto e alla manifestazione internazionale del 4 agosto in Contrada Ulmo a Niscemi, momenti importanti per la ripresa dell’iniziativa per fermare la guerra e il militarismo.

Sosteniamo tutte le iniziative di solidarietà, come il presidio No MUOS organizzato a Novara dal Circolo Zabriskie Point contro gli F-35 e la guerra il 4 agosto, in concomitanza con la manifestazione a Niscemi.

Commissione di Corrispondenza della Federazione Anarchica Italiana

1 agosto 2018


Rimini, 28 luglio: Pride Off

Posted: luglio 23rd, 2018 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su Rimini, 28 luglio: Pride Off
Il Gruppo Libertad – Federazione Anarchica Italiana di Rimini, parteciperà nello spezzone Pride Off al Summer Pride di Rimini, il 28 luglio, 17.30, raduno in piazza Benedetto Croce (ex Piazza Pascoli).
Qui di seguito i contenuti di Pride Off, che sosteniamo.
Invitiamo i compagni e le compagne ad unirsi con noi allo spezzone!
nb: come richiesto dal collettivo, la partecipazione avverrà senza bandiere o simboli di appartenenza politica.
Manifesto ‘Il Pride che vorremmo
Il Pride che vorremmo è INCLUSIVO perché invita le diverse realtà del territorio a partecipare alla sua costruzione e a portare il proprio contributo. È un Pride che riconosce la presenza storica e il percorso svolto da una pluralità di soggetti e associazioni nell’affermazione e nella difesa dei diritti LGBTQIA+.
Il Pride che vorremmo è CORAGGIOSO nella capacità di accogliere tutte le posizioni interne alla comunità LGBTQIA+. È un Pride che offre a tutte le realtà che ne fanno richiesta la possibilità di intervenire in merito a tematiche civili, laiche, religiose e politiche, anche esprimendo dissenso e critica quando poste in maniera collaborativa, propositiva e mirata alla crescita della comunità stessa.
Il Pride che vorremmo NON SI ACCONTENTA dei diritti che sono stati concessi ma si pone come momento di riflessione per tracciare insieme l’orizzonte della lotta contro ogni tipo di discriminazione e oppressione, mirando a un vero cambiamento culturale e sociale a partire dal linguaggio stesso che utilizziamo.
Il Pride che vorremmo è TRANSFEMMINISTA QUEER perché si oppone all’ETEROPATRIARCATO, ossia all’oppressione perpetuata dal genere maschile su quello femminile e sugli altri generi non conformi.
Il Pride che vorremmo è INCLUSIVO nella misura in cui accetta e legittima tutte le diverse tipologie di famiglia e di coppia, riconoscendo come unico requisito l’affetto reciproco e la CONSENSUALITÀ nelle relazioni.
Il Pride che vorremmo è ACCOGLIENTE nei confronti dei migranti, è espressione dunque di una comunità aperta e variegata, che non si rinchiude in un discorso OMONAZIONALISTA (del “prima gli italiani”) per escludere dall’esercizio dei diritti le persone non occidentali e non bianche, rappresentandole come una minaccia per il “civile” mondo occidentale. Così civile da porsi come fautore di diritti per le persone gay, lesbiche e trans mentre giustifica allo stesso tempo pratiche islamofobe, xenofobe e razziste. Il nostro non è un paese più civile ma uno Stato che si è riadattato e adeguato alle nuove pressioni, proponendoci diritti mascherati che valgono solamente per una fetta di persone che rispetta i canoni di creazione degli affetti e di vita accettati dalla norma (vedi il ddl Cirinnà) ed esclude dal loro godimento tutto ciò che non è conforme.
Vogliamo invece un’Italia accogliente, che si distanzi dalla legge Minniti-Orlando che rinchiude e respinge i migranti con pratiche escludenti e disumane e che ha scelto la strada detentiva a quella dell’inclusione. Vogliamo un’Europa accogliente nei confronti delle persone migranti, che non si chiuda nella logica violenta delle frontiere, dei centri di detenzione e dei respingimenti e che non si proponga come paladina dei diritti delle persone LGBTI in fuga dal proprio Paese, quando poi sottopone le stesse a interrogatori degradanti e stereotipizzanti per valutarne il grado di omosessualità o di disforia di genere.
Il Pride che vorremmo può essere anche INDECOROSO, perché stiamo parlando dell’orgoglio e della libertà di essere se stessU e nessunU dovrebbe avere il potere di dire come una persona si deve vestire e atteggiare per essere presentabile e degna di partecipare a un Pride. Riflettiamo inoltre sul fatto che le logiche del decoro, quando non rispettose della libertà altrui, possono agire in maniera escludente, allontanando coloro che, non potendo o non volendo adeguarsi agli standard imposti, divengono invisibili, pagando in prima persona con l’allontanamento e l’esclusione dalla vita sociale e lavorativa.
Il Pride che vorremmo si oppone alla NORMALIZZAZIONE dei corpi e delle condotte di vita, non incasella le persone in scenari di presunta normalità ma proclama e difende la libertà di ciascunU di decidere sul proprio corpo. Vogliamo essere liberU di decidere sui nostri corpi senza che un’autorità lo faccia per noi, decidendo chi può godere di certi privilegi e chi no, chi è degno e chi no. Ci opponiamo alla normalizzazione dei nostri corpi e delle nostre condotte di vita, rifiutandoci di essere incasellatU in uno scenario di normalità e ostentando indecorosamente i nostri corpi eccentrici e non conformi, i nostri stili di vita devianti dalla regola.
Il Pride che vorremmo è ANTISPECISTA perché riconosce nella violenza e nel dominio nei confronti degli animali non umani e della natura la radice di ogni forma di oppressione. L’utilizzo e l’uccisione dei corpi animali non umani è la norma sacrificale da cui vogliamo discostarci. Siamo tuttU animalU e non esistono specie più meritevoli di altre di vivere su questo pianeta. Vogliamo dunque abbattere il confine, linguistico e culturale, che separa le categorie di uomo e animale, così come quelle di eterosessuale e omosessuale, uomo e donna e così via, creando gerarchie di potere. Siamo statU tuttU storicamente animalizzatU e dominatU in quanto donne, in quanto non bianche e non occidentali, in quanto povere, in quanto non abili, in quanto freaks, in quanto non aderenti alla norma di uomo – maschio – bianco – eterosessuale – abile – adulto – sano di mente – benestante. Non esiste una vera liberazione senza prendere in considerazione la liberazione della terra e degli altri animali che in essa vivono, sulla cui riduzione in schiavitù e messa a morte si basa l’intero sistema capitalista che sosteniamo di combattere.
Il Pride che vorremmo è un Pride depurato dalle logiche del PINKWASHING, prende dunque le distanze dal riconoscimento dello Stato di Israele denunciando le contraddizioni insite nelle sue politiche rainbow. La difesa dei diritti LGBTQIA+ ha infatti due discriminanti in Israele, quella della religione e quella del colore della pelle: arabi, musulmani e africani hanno uno status “diverso” a prescindere dal loro orientamento sessuale, e sono “persone non grate” nel paese della tolleranza. Il Pride che vorremmo non applaude dunque la vittoria della cantante israeliana Netta all’Eurovision Song Contest, così come non approva la partenza del Giro d’Italia da Gerusalemme e la partecipazione di Israele all’organizzazione del World Pride, fintantoché non cesseranno i soprusi rivolti alla popolazione palestinese e verranno ristabiliti i più basilari diritti umani in Palestina.
Il Pride che vorremmo ABBATTE LE BARRIERE sociali, culturali e fisiche che impediscono a tuttU di accedervi e partecipare. È attento alle barriere architettoniche in tutti i momenti della manifestazione e garantisce a chiunque di accedere fisicamente, comprendere i contenuti e partecipare alla loro promozione.
QUEER LIBERATION, NOT RAINBOW CAPITALISM

La cultura dello stupro

Posted: maggio 17th, 2018 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su La cultura dello stupro

Due anni fa a Pamplona alle due di una notte di festa, mentre si allontanava da un parcheggio, una ragazza è stata avvicinata da un branco di lupi, 5 uomini che dopo averla condotta nell’androne di un palazzo l’ hanno stuprata.

I 5 sono stati condannati per aver abusato (abuso sessuale, secondo la legge spagnola) della ragazza e non per averla stuprata (violenza sessuale). La legge in Spagna distingue tra queste due specie di reato: affinché possa essere riconosciuto il secondo, deve essere dimostrato che c’è stata violenza. In questo caso, così riportano le cronache e recita la sentenza: “non c’è stata violenza palese né intimidazione vera e propria, ma solo un «consenso viziato».”

Questo processo è stato seguito da molte organizzazioni femministe e leggendo le cronache se ne deduce che sia stato condotto giuridicamente dalla difesa secondo uno stile classico di becero patriarcato.

La condotta della ragazza è stata messa al centro per essere sezionata e giudicata: aveva accettato da bere da uno di loro, si legge in un articolo, aveva accettato un bacio, pare…cose di questo tipo, poco importa se poi era stata lasciata sconvolta e semi vestita nel punto in cui in seguito una coppia l’ ha trovata e soccorsa.

I giudici, leggiamo, hanno riconosciuto, unanimemente, il furto del cellulare, uno di loro non voleva riconoscere altro, e d’ altra parte si sa che «la proprietà è sacra ed inviolabile». (Mica come il corpo di un essere umano, feti esclusi, si intende, che quelli sono più umani degli umani, uomo, donna o bambino che sia ciò che importa è che «faccia cassa» ed allora può essere usato senza tanti problemi nei campi, nelle miniere, nelle fabbriche, nella logistica, nelle guerre…corpi resi proprietà altrui).

Uno degli avvocati difensori ha messo un’agenzia investigativa alle costole della ragazza e tra gli elementi portati a discarico della accusa di violenza compiuta dai suoi clienti, ha presentato alcune foto trovate in rete in cui la ragazza, qualche tempo dopo il fatto, sorrideva in compagnia di amici, come a dire che dato che non si mostrava depressa e devastata allora, tutto sommato, non aveva poi subito questo granché.

La sentenza ha provocato una vera e propria levata di scudi, migliaia di donne e non solo, sono scese nelle strade e nelle piazze delle principali città spagnole, sulla vicenda hanno preso posizioni nette di condanna politici e politiche di vario grado e diversi rappresentanti istituzionali tra cui la Procura generale della repubblica di Navarra che ha annunciato che farà ricorso… persino un gruppo di suore di clausura ha affidato a Twitter la propria solidarietà e la propria denuncia nei confronti di una mentalità maschilista inaccettabile.

Pare che superato il periodo elettorale la volontà sia, al momento da destra e da manca, quella di modificare la legge nelle parti in cui è inadeguata a comprendere casi come questo in cui l’ accusa non è riuscita a dimostrare che c’ era violenza a causa del fatto che la donna non urlava, non è stata massacrata di botte (spesso ahinoi le due cose sono consequenziali ma pare che ai giudici non lo si insegni…), non è morta ecc ecc… Questo sembra essere stato un elemento centrale a favore del «branco» tanto che tra gli elementi a supporto la difesa ha presentato alcune immagini di un video girato dagli stessi stupratori e ritrovato dalla polizia nei loro cellulari. I 5 uomini avevano infatti creato un gruppo Whatsapp nel quale si scambiavano commenti delle loro imprese. Il video di 96 secondi, mostra la ragazza con gli occhi chiusi immobile e muta mentre subisce lo stupro. Secondo i difensori del «branco», queste riprese, sarebbero la prova che la ragazza non si era ribellata alla presunta violenza. Ed è chiaro ad ogni «fine psicologo» che, dato che lei non si dimenava selvaggiamente urlando e piangendo, stava, evidentemente, esprimendo un suo «discreto dissenso» e non certo terrore paralizzante, che chiaramente, non poteva se non essere interpretato come un quasi consenso.

Al di là di una triste e cinica ironia, quello che si può leggere in questo drammatico episodio di violenza sessuale è tanto e molto è stato scritto e urlato, per fortuna, per una volta… anche nelle strade e nelle piazze in Spagna da tante donne.

Ogni donna sa che se può deve gridare al «fuoco» piuttosto che «aiuto», così come sa che più si dimena peggio sarà per lei. Quello che una donna impara ben presto è che o ha la prontezza d’animo e fisica di reagire immediatamente per procurarsi una via di fuga o è di gran lunga meglio per lei assumere un atteggiamento passivo. Molte donne per fortuna loro, producono secrezioni vaginali nel corso della violenza che subiscono, questo a livello fisico, è una difesa non indifferente che viene spesso interpretata dalla cultura patriarcale e bigotta, come il segno, tutto sommato, della mancanza di una vera violenza. La passività, la mancanza di una reazione o anche l’assecondamento generato dalla comprensione dell’impossibilità di una via di fuga sono strategie che la mente concepisce in casi di violenza; in quelle situazioni la paura unita o meno ad una comprensione razionale di ciò che sta accadendo, domina la testa e il corpo e tu cerchi il modo meno doloroso possibile nella speranza recondita che tutto possa finire al più presto, che chi ti sta di fronte possa velocemente scaricare la sua schifosa voglia masturbatoria (quando il sesso è preso senza consenso è chiaramente onanismo…di quello brutto però!), che chi ti sta di fronte possa stancarsi e abbandonarti…che ci possa essere comunque una via d’uscita.

Ogni strategia è buona in caso di violenza se ti fa sopravvivere, se non ti danneggia troppo il corpo, mentre lo spirito viene strappato e lacerato.

Secondo la Convenzione di Istanbul la mancanza del consenso è alla base della definizione di stupro e «il consenso deve essere dato volontariamente» questo per mettere in evidenza quei casi in cui ci sia incapacità di intendere e volere…quando una persona è in uno stato alterato di coscienza, ad esempio. Nonostante l’indicazione della Convenzione solo 7 dei 28 paesi dell’ Unione Europea prevedono il riconoscimento di uno stupro quando il rapporto sessuale non è consensuale di conseguenza, lo stesso episodio non sarebbe stato giudicato diversamente da quello che è successo in Spagna.

E’ per me ovvio dunque che ogni legge che non comprenda la questione del consenso è una legge che è stata fatta nell’ambito di una certa visione e di una certa prospettiva, quella della “cultura dello stupro».

Con questo non voglio certo affermare che basti avere leggi che comprendono questo aspetto del consenso, per essere garantite sulla sicurezza e libertà di vita ed espressione di sè, «i casi controversi … non mancano neanche nei sette paesi in cui lo stupro è associato all’assenza di consenso. Uno dei più noti è il processo di Belfast contro due giocatori della nazionale irlandese di rugby e due loro amici. I quattro, accusati di stupro, sono stati assolti da tutte le accuse, scatenando un accesso dibattito in Irlanda e nel Regno Unito, con manifestazioni in diverse città e campagne sui social media.» Questa sentenza si diede perchè, secondo i giudici non era stato provato che lo stupro era avvenuto.

E’ evidente che «la cultura dello stupro» emerge in tutta la sua più bieca brutalità nella vicenda di Pamplona, e le istituzioni, nelle figure del tribunale, dei giudici e del sistema legislativo in genere, non hanno fatto altro che riprodurla figli del tempo in cui sono immersi.

Le associazioni dei magistrati rivendicano il fatto che la legge è stata rispettata, che le sentenze in quanto atti istituzionali vanno a loro volta rispettate e che le proteste sono esagerate.

In quanto donna e in quanto anarchica non posso se non condividere questa affermazione, i giudici hanno compiuto il loro lavoro, il loro dovere, e questo non fa altro che ricordarmi una volta di più quali sono i meccanismi del Sistema che sto combattendo, ricordandomi le ragioni per le quali ho intrapreso il mio individuale personale e collettivo percorso di lotta e di libertà.

Ecco… ancora un ultima cosa: anche se capisco la potenza vendicativa e rivendicativa del coro che le compagne femministe che sono scese in piazza in questi giorni hanno cantato alla loro compagna ferita, un coro che diceva in una veloce traduzione «tranquilla sorella il tuo branco siamo noi» io a questo coro potente e liberatorio per certi versi, non riesco ad unirmi a cuore leggero, noi, donne, sorelle, compagne non siamo branco perchè i branchi hanno gerarchie e quindi sudditanze, noi siamo solidarietà, rete, comprensione, rispetto delle differenze e riconoscimento delle affinità, siamo qualcosa di ben più potente di un branco che parla a se e appena fuori dai suoi confini, noi siamo internazionaliste e sappiamo ascoltare chi è posizionata diversamente da noi…noi… se e quando mettiamo in campo la nostra volontà e azione, il nostro pensiero e il nostro corpo siamo come la marea lenta e travolgente che nulla può fermare, non un muro, non un terrapieno penetriamo come l’acqua superiamo le sponde, ci contagiamo e contagiamo nelle lotte, nella difesa e nell’offesa, siamo matrioske senza per questo avere capi, curiamo le ferite, lottiamo e ci organizziamo in modo orizzontale, siamo individue e collettive.

Argenide

http://www.umanitanova.org/Anno/98-2018/numero-15-98-2018/


25 aprile di lotta e di festa

Posted: maggio 17th, 2018 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su 25 aprile di lotta e di festa

http://www.umanitanova.org/2018/04/29/25-aprile-di-lotta-e-di-festa/