Primo Maggio. La loro coperta: nessuna libertà e la sicurezza di una cella

Posted: aprile 30th, 2015 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su Primo Maggio. La loro coperta: nessuna libertà e la sicurezza di una cella
Una citazione. Nel film “Codice d’onore” il colonnello Jessep dei marines, interpretato da Jack Nicholson, viene portato alla sbarra, in tribunale, imputato per aver ordinato la esecuzione di un suo soldato.
Di fronte alle accuse che gli vengono mosse, risponde in questo modo:
“… viviamo in un mondo pieno di muri e quei muri devono essere sorvegliati da uomini col fucile… chi lo fa questo lavoro?
Io non ho né il tempo né la voglia di venire qui a spiegare me stesso a un uomo che passa la sua vita a dormire sotto la coperta di quella libertà che io gli fornisco. E poi contesta il modo in cui gliela fornisco!”.
Questo discorso ci offre gli spunti per qualche riflessione.
I muri da sorvegliare, e la coperta che ci è stata fornita, sotto alla quale dormire.
Che i muri da sorvegliare siano sempre di più dopo il crollo del muro più famoso, quello di Berlino, è evidente. Dalla Palestina al Messico al Mediterraneo, i confini che un sogno neanche tanto lontano voleva pensare liberi e aperti si sono chiusi a delimitare fortezze. C’è un dentro fatto di presunti diritti, e un fuori fatto di esasperazione e di milioni di condannati ad una sopravvivenza alla mercè di guerre, faide, speculazioni decise in pochi istanti da grandi gruppi finanziari internazionali. Decise a volte da logaritmi, scelte che per pochi significano enormi quantità di denaro, per tanti fame e miseria.
Una economia fatta di speculazione, sfruttamento di uomini e animali, devastazione dell’ambiente, richiede l’erigere continuo di paratie stagne capaci di dividere e contenere i conflitti per poterli gestire e controllare. Conflitti che a volte assumono la caratteristica di vera e propria guerra, altre volte a più bassa intensità assumono quella di contenimento del malessere sociale attraverso la repressione.
In ogni caso, parliamo di muri; muri da controllare, muri che per tornare alla citazione del film devono essere sorvegliati da uomini col fucile. Il sogno del mondo pacificato vagheggiato al termine della guerra fredda è drammaticamente fallito. Il mondo non solo non è pacificato, e dal medio oriente al mediterraneo passando per grandi aree dell’asia assistiamo ad immani carneficine che non risparmiano uomini e donne innocenti, massacrate in nome dello stato islamico o sotto la repressione del dittatore di turno.
E i muri non sono solo questi. La militarizzazione diffusa nella nostra società difende i muri dello sfruttamento, della intolleranza che alimenta i conflitti tra poveri, del razzismo e della paura in cui ci vogliono per giustificare quella coperta che da anni ormai, ammesso che per qualcuno ci sia mai stata, non c’è più.
Una coperta che altro non era che il sogno della classe media nato nel dopoguerra: un sogno fatto di piccole sicurezze, una coperta sotto alla quale avremmo dovuto dormire tranquilli, protetti e vigilati dagli “uomini col fucile”. Ma se anche in passato questo privilegio mai fosse stato goduto da qualcuno, di certo oggi non ne rimane che il ricordo o la nostalgia. La classe media del mondo occidentale sotto i colpi della crisi è scomparsa, tagliata da una forbice sempre più ampia a sancire la distanza fra pochi detentori del reddito e grandi masse a cui non rimane altro se non l’incubo della precarietà, della assenza di futuro per sé e per i propri figli, del continuo attacco alla propria dignità ad opera di amministratori al servizio dei grandi poteri finanziari. Un incubo che si svolge in un bagno di paure, alimentate ad arte dai mezzi di comunicazione, dove sempre nuovi nemici di ogni genere minacciano quei muri sempre più fragili, giustificando un apparato repressivo di controllo sempre più invasivo.
Ma di quale coperta stanno parlando, questi signori della guerra, della repressione? Chi l’ha mai vista, la coperta che pretendono di stendere e sotto a cui dovremmo dormire? Chi vede oggi quella libertà che dicono di fornirci? La libertà di scegliere se azzuffarsi sgomitando in una società senza solidarietà per sopravvivere o di sprofondare nel baratro dei reietti? La loro coperta non esiste, non c’è.
Poco fa non a caso abbiamo parlato di amministratori al servizio dei grandi poteri finanziari. Non a caso, amministratori: non politici. Di quale politica parlano questi signori? Qual è il futuro che hanno in mente per le prossime generazioni? Il futuro scritto dalla banca centrale europea, dal fondo monetario internazionale, dalle banche. E per eseguire i compiti prescritti da queste consorterie si definiscono “politici”. Ma siatene certi, non uno, non uno solo sarebbe in grado di dirvi quale mondo, quale società ha in mente per le prossime generazioni.
Mentre hanno ben in mente, ben chiaro, qual è il futuro del lavoro.
Disoccupazione giovanile altissima, la cassa integrazione aumentata vertiginosamente, tanti lavoratori e lavoratrici che fuggono all’estero per sopravvivere.
Allora propongono Grandi Opere, come la Tav, che richiedono investimenti di miliardi. Questi progetti sono presentati come soluzione per risolvere il problema della disoccupazione, in realtà sono solo l’ennesima occasione per fare affari sulla pelle dei lavoratori. Queste opere, invece di rispondere ai nostri bisogni, sono destinate a creare solo gigantesche speculazioni, favorire gruppi economici e di potere, creare consensi elettorali attorno ai partiti che promuovono politiche contrarie agli interessi dei lavoratori (cit. Tiziano Antonelli).
Quantomeno singolari, quando non spassose, le periodiche ondate di entusiasmo che si sollevano intorno a personaggi del mondo istituzionale o sindacale, fondatori e ri-fondatori di partiti e movimenti che vaneggiano un futuro sostanzialmente di ridotto sfruttamento e minor ladrocinio da parte della classe al potere. E’ commovente la partecipazione che questi salvatori buoni per una stagione riescono a sollevare per qualche mese in tanti e tante. Sotto i fondali teatrali che cambiano, in realtà, tutto quel che si muove è il tentativo di mercanteggiare con la classe padronale, che in passato aveva qualche interesse a venire a patti con i lavoratori, una sicurezza:
quella di una cella ben conosciuta. Per questa sicurezza, vogliono dar ad intendere che occorre difendere conseguentemente le sbarre che finora li hanno tenuti prigionieri.
Ma la classe padronale, che ha diviso e smembrato produzioni, dislocato per il mondo le sedi, depauperato e disperso diritti che erano stati conquistati in anni e anni di lotte, di venire a patti non ne ha più nessuna necessità.
Per questo ci sembrano risibili queste periodiche chiamate alle armi da parte del salvatore di turno, che abbia la faccia pulita o meno. La fuga dalla fiducia nelle istituzioni è iniziata da un pezzo, i numeri dell’astensionismo stanno lì a testimoniarlo. Il lavoro di questi pompieri, da Grillo a Landini, in ultimo non è volto ad altro se non a cercare di mantenere sulla barca dello Stato, agitando le bandiere della difesa della Costituzione e della lotta alla corruzione, chi avrebbe tutte le ragioni per rivoltarsi contro di esso.
Se non è possibile costruire un futuro senza prima sognarlo, crediamo fermamente e pensiamo che oggi più che mai si debba tornare a parlare di trasformazione sociale. La difesa del lavoro e dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici non può limitarsi alla contrattazione e alla lotta economica, che pure sono aspetti necessari e importanti. Senza la prospettiva di una trasformazione sociale, che per noi anarchici significa un mondo di uomini e donne liberi ed eguali nella solidarietà e nella giustizia sociale, nessuna rivendicazione può avere respiro. A maggior ragione oggi, quando quella presunta coperta di libertà e sicurezza di cui tanto ci hanno parlato ha ormai mostrato che cosa realmente è: nessuna libertà e la sicurezza di una cella.
Noi, di questa sicurezza non sappiamo cosa farcene.
 
Gruppo Libertad – FAI Federazione Anarchica Italiana, Rimini


Le origini anarchiche del Primo Maggio

Posted: aprile 30th, 2015 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su Le origini anarchiche del Primo Maggio

Le origini anarchiche del Primo Maggio


Oggi e’ semplicemente una festa come le altre. Non molta gente sa perchè il primo maggio e’ diventato il giorno internazionale dei lavoratori e perche’ noi dovremmo celebrarlo. Un pezzo in piu’ della nostra storia che ci e’ stato nascosto.
Tutto e’ cominciato piu’ di un secolo fa quando la Federazione Americana del Lavoro ha adottato una risoluzione storica che asseriva: ” otto ore costituiranno la durata legale della giornata di lavoro dal 1 maggio 1886 “.
Nei mesi precedenti a questa data migliaia di operai avevano combattuto per la giornata piu’ corta. Esperti e non qualificato, neri e bianchi, uomini e donne, nativi ed immigrati, tutti erano stati coinvolti nella causa.

CHICAGO

Nella sola Chicago in 400.000 erano in sciopero. Un giornale di quella città’ riportava che «nessun fumo usciva dagli alti camini delle fabbriche e dei laminatoi, e le cose avevano assunto l’apparenza di un giorno di festa».
Questo era il centro principale delle agitazioni, e qui gli anarchici erano all’avanguardia del movimento dei lavoratori. Quando il primo maggio del 1886 gli scioperi per le otto ore paralizzarono la città’, una meta’ della manodopera della ditta McCormick usci’dalla fabbrica.
Due giorni dopo parteciparono ad una assemblea di massa seimila lavoratori del legno, anch’essi in sciopero.
I lavoratori stavano ascoltando un discorso dell’anarchico August Spies a cui era stato chiesto di organizzare la riunione dal’Unione Centrale del Lavoro. Mentre Spies stava parlando, invitando i lavoratori a rimanere uniti e a non cedere ai capi, i crumiri stavano cominciando a lasciare la McCormick.
Gli operai, aiutati dai lavoratori del legname, marciarono lungo la strada e spinsero i crumiri nuovamente dentro la fabbrica.
All’improvviso giunsero 200 poliziotti e senza alcun preavviso attaccarono la folla con manganelli e revolver. Uccisero uno scioperante, ne ferirono un numero indeterminato di cui cinque / sei seriamente.
Oltraggiato dai brutali assalti di cui era stato testimone, Spies ando’ agli uffici dell’Arbeiter Zeitung (un quotidiano anarchico per gli operai immigrati tedeschi) e li’ compose una circolare invitante i lavoratori di Chicago a partecipare ad un meeting di protesta per la notte seguente.
Il meeting di protesta ebbe luogo in Haymarket Square e fu tenuto da Spies e da altri due attivisti anarchici del movimento sindacale, Albert Parsons e Samuel Fielden.

L’ATTACCO DELLA POLIZIA

Durante i discorsi la folla rimase tranquilla.
Il sindaco Carter Harrison, che era presente dall’inizio della riunione, non aveva ravvisato nulla che richiedesse l’intervento della polizia.
Avviso’ di questo il capitano della polizia John Bonfield e suggeri’ che il grosso delle forze di polizia che attendevano alla Station House fossero mandate a casa.
Erano quasi le dieci di sera quando Fielden stava per dichiarare chiusa la riunione.
Stava piovendo molto forte e solo duecento persone circa erano rimaste nella piazza.
Improvvisamente una colonna di polizia di 180 uomini guidata da Bonfield entro’ nella piazza ed ordino’ alla gente di disperdersi immediatamente. Fielden protesto’: «Siamo pacifici».

LA BOMBA

In quel momento una bomba venne gettata fra le file della polizia.
Una persona fu uccisa, 70 rimasero ferite di cui sei in maniera grave.
La polizia apri’ il fuoco sulla folla.
Quante persone siano state ferite o uccise dalle pallottole della polizia non e’ mai stato accertato esattamente.

CHICAGO NEL TERRORE

La stampa e i governanti chiedevano vendetta, insistendo che «la bomba era un lavoro di socialisti e anarchici».
Furono perquisiti luoghi di riunione, uffici del sindacato, stamperie e case private.
Tutti coloro che erano conosciuti come socialisti ed anarchici vennero portati dentro.
Anche molte persone ignare del significato di socialismo e anarchismo vennero arrestate e torturate.
«Prima le perquisizioni, poi il rispetto dei diritti di legge»: questa fu l’asserzione pubblica di Julius Grinnell, il procuratore di Stato.

IL PROCESSO

Otto uomini furono processati con l’accusa di essere assassini.
Questi erano: Spies, Fielden, Parsons e cinque altri anarchici coinvolti nel movimento dei lavoratori: Adolph Fischer, George Engel, Michael Schwab, Louis Lingg, Oscar Neebe.
Il processo inizio’ il 21 giugno 1886 nella Corte di Cooke County.
I candidati della giuria non furono scelti nel modo usuale, cioe’ ad estrazione. In questo caso il procuratore Grinnell nomino’ un apposito funzionario per selezionare i candidati.
Alla difesa non fu consentito di presentare le prove che questo funzionario speciale aveva pubblicamente dichiarato: «sto gestendo questo caso e so di cosa parlo. Questi imputati stanno sicuramente andando alla forca».

LA GIURIA

La composizione finale della giuria era chiaramente di parte, essendo essa costituita da uomini d’affari, loro impiegati ed un parente di uno dei poliziotti morti.
Nessuna prova venne presentata dallo Stato che uno qualunque degli otto uomini davanti alla corte avesse tirato la bomba, e che fosse in qualche modo connesso col suo lancio o avesse persino approvato tali atti.
In effetti, solo tre degli otto uomini erano stati in Haymarket Square quella sera.
Nessuna prova venne offerta che uno qualunque degli oratori avesse incitato alla violenza.
Persino il sindaco Harrison nel suo intervento al processo descrisse i discorsi come «addomesticanti».
Nessuna prova venne offerta che qualunque violenza fosse prevista. In effetti, Parsons aveva portato i suoi due figli piccoli al comizio.

SENTENZA

Che gli otto fossero a processo per il loro credo anarchico e per le loro attivita’ nel sindacato fu chiaro fin dall’inizio. Il processo si concluse cosi’ com’era cominciato, com’e’ testimoniato dalle parole finali del discorso alla giuria di Grinnell:
«La legge e’ sotto processo. L’anarchia e’ sotto processo. Questi uomini sono stati scelti, selezionati dal Gran Giuri’ e indicati perche’ essi erano capi. Non sono piu’ colpevoli delle migliaia che li hanno seguiti. Signori della giuria, condannate questi uomini, fate di loro degli esempi, impiccateli e salvate le nostre istituzioni, la nostra societa’.».
Il 19 agosto sette degli imputati furono condannati a morte e Neebe a 15 anni di prigione. Dopo una massiccia campagna internazionale per la loro liberazione, lo Stato commuto’ le sentenze di Schwabb e Fielden nella prigione a vita. Lingg truffo’ il boia suicidandosi nella sua cella il giorno prima dell’esecuzione. L’11 di novembre 1887 Parsons, Engel, Spies e Fischer furono impiccati.

PERDONO

Seicentomila lavoratori parteciparono al loro funerale. La campagna per liberare Neebe, Schwabb e Fielden continuo’. Il 26 giugno 1893 il governatore Altgeld li libero’. Egli chiari’ che non stava concedendo il perdono perche’ pensava che gli uomini avessero sofferto abbastanza, ma perche’ essi erano innocenti del crimine per il quale erano stati processati. Essi e gli uomini impiccati erano stati vittime di «isteria, giurie impacchettate e un giudice di parte».
Le autorita’ ai tempi del processo credettero che questa persecuzione interrompesse il movimento per le otto ore, invece in seguito emerse che la bomba poteva essere stata tirata da un agente di polizia che lavorava per il capitano Bonfield. Una cospirazione che coinvolgeva alcuni capi per screditare il movimento dei lavoratori.
Quando Spies parlo’ alla corte dopo essere stato condannato a morte, egli affermo’ di credere che questa cospirazione non avrebbe avuto successo. «Se pensate che impiccandoci potete fermare il movimento dei lavoratori, il movimento da cui milioni e milioni di persone che lavorano nella miseria vogliono e si attendono salvezza, allora impiccateci! Qui voi spegnete una scintilla, ma dovunque intorno a voi le fiamme divampano. E’ un fuoco sotterraneo: non potete spegnerlo.».
E questo, il primo maggio, rappresentò per molti decenni successivi: una scadenza annuale comune a tutto il movimento dei lavoratori, in ogni parte del mondo.

UNA GIORNATA DI LOTTA E DI MEMORIA STORICA

E molto spesso, fu proprio da questa giornata che la mobilitazione di massa dei lavoratori segnò momenti storici particolari, durante le due guerre mondiali, durante la resistenza e l’antifascismo.
Oggi parlarne ha un senso non solo per conservarne la memoria storica, ma per il contenuto, il significato che essa rappresenta in termini di coscienza di classe e di lotta degli sfruttati dove, in tema di orario di lavoro, diritti, salari, emancipazione, cambiamento della società liberista imperante, c’è molto da fare, non solo per riconquistare diritti e dignità rubati, ma per gettare sullo scenario dello scontro di classe in atto, gestito solo dal padronato attualmente, la forza e l’utopia delle masse lavoratrici.
Alan MacSimoin, (originariamente pubblicato su “Workers Solidarity”, 19, e dal sito web del Centro Studi Libertari Jesi. The anarchist origins of May Day )


Un lungo 25 aprile – Storia della resistenza libertaria

Posted: aprile 24th, 2015 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su Un lungo 25 aprile – Storia della resistenza libertaria

centro studi libertari / archivio g.pinelli

Cari compagni e cari sostenitori,
in occasione del 70° anniversario del 25 aprile vi annunciamo il caricamento delle interviste inedite ai partigiani e alle partigiane anarchiche sul nostro canale youtube. 

La Resistenza anarchica
versione integrale delle testimonianze partigiane raccolte nel 1995 da Ferro Piludu e Lucilla Salimei in Romagna (Cesare Fuochi, Andrea Gaddoni, Spartaco Borghi), inToscana (Minos Gori, Ugo Mazzucchelli, Carlo Venturotti, Teresa Venturotti), inPiemonte (Giuseppe Ruzza) e in Lombardia (Dante Di Gaetano, Alberto Moroni, Luigi Brignoli, Marilena Dossena, vedova di Michele Germinal Concordia).
il centro studi libertari / archivio g.pinelli

clicca qua per guardare le video interviste

https://www.youtube.com/playlist?list=PLgsM796JQvn2reeDsyHt9pCBD0holvfNe

 

Un lungo 25 aprile storia della resistenza libertaria
Si avvicina il 25 aprile. Ma forse non c’è soltanto un 25 aprile, ma tanti 25 aprile. Semplificando, si potrebbe dire che c’è infatti quello di chi voleva in primo luogo garantire la continuità delle istituzioni statali, quello di chi sognava un’Italia schierata con Stalin e quello di coloro che di una cosa erano sicuri: che i ponti con quello che era stato dovevano essere tagliati di netto. Tra questi ultimi c’erano senza dubbio gli anarchici.

Ma per gli anarchici il 25 aprile era iniziato più di vent’anni prima.

continua qui

http://www.centrostudilibertari.it/un-lungo-25-aprile-storia-della-resistenza-libertaria?utm_source=Centro+Studi+Libertari&utm_campaign=aaa5f0dafc-Un_lungo_25_aprile_Storia&utm_medium=email&utm_term=0_44f13e6d2f-aaa5f0dafc-120429569

 


“La parola il fatto: gli anarchici” documentario RAI 1975

Posted: aprile 16th, 2015 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su “La parola il fatto: gli anarchici” documentario RAI 1975

http://www.veoh.com/watch/v25213272Gjs3wYCr


Comidad, le news del 16 aprile 2015

Posted: aprile 16th, 2015 | Author: | Filed under: comidad | Commenti disabilitati su Comidad, le news del 16 aprile 2015

NEWSCOMIDAD

Ecco le news settimanali del Comidad: chi volesse consultare le news precedenti, può reperirle sul sito http://www.comidad.org/ sotto la voce “Commentario”.

MATTARELLA E DE GENNARO FANNO LE VITTIME PER CONTO DELLA NATO

Era scontato che l’episodio dell’eccidio al palazzo di Giustizia di Milano diventasse il pretesto per il solito vittimismo del potere. Non era invece preventivabile che l’operazione di santificazione della magistratura venisse condotta in modo così maldestro dall’attuale Presidente della Repubblica. Persino il consueto “roleplay” con la stampa berlusconiana è andato del tutto fuori del segno, tanto che Vittorio Feltri ha potuto sin troppo facilmente spingere l’affondo sino alla ridicolizzazione delle dichiarazioni di Mattarella. Se non fosse stato infatti per l’artificiosa demonizzazione della magistratura attuata in questi anni dagli opinionisti al servizio del Buffone di Arcore, forse certe evidenze sarebbero saltate agli occhi. Come ha detto Mattarella, la magistratura è sempre “in prima linea”, ma lo è solo per condannare i deboli, come i No-Tav, e per assolvere invece lo stesso Buffone, le banche, le multinazionali, i potenti in genere.

In questa lista degli “assolti” di professione non poteva mancare Gianni De Gennaro. Dopo la sentenza della Corte di Strasburgo che ha condannato l’Italia per “tortura” in merito ai fatti di Genova del 2001, De Gennaro ha incassato il sostegno di Renzi e del presidente della Autorità Nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone, che ha dichiarato che De Gennaro non può pagare per tutti. Sinora, per la verità, non ha pagato per niente e per nessuno, ma il vittimismo di rito ci sta lo stesso, poiché rafforza l’alone del potente. Da parte di Forza Italia si è puntato sul fatto che l’assoluzione di De Gennaro da parte della Corte di Cassazione non può essere considerata meno della sentenza della Corte Europea. (1)

Ma questi confronti lasciano il tempo che trovano, dato che nemmeno in questa occasione è mancato il “roleplay”, e persino il “fair play”, tra giudici di diverse giurisdizioni. La Corte di Strasburgo, condannando l’Italia per “tortura”, ha infatti indirettamente assolto la magistratura italiana, che ora può nascondersi dietro il dito secondo il quale il reato di tortura non è ancora previsto dal nostro ordinamento, quando invece nel Codice Penale c’erano già altre norme atte a sanzionare ampiamente il massacro della Diaz ed i suoi mandanti. Con molta ingenuità, alcuni propugnatori dei “diritti umani” plaudono alla prospettiva di introdurre il reato di tortura anche in Italia; sebbene si possa essere certi che la Cassazione troverà comunque il modo di non applicarlo agli interrogatori dei poliziotti, magari applicandolo invece alle interrogazioni degli insegnanti.

La Corte di Strasburgo è espressione del Consiglio d’Europa (che non c’entra nulla con l’Unione Europea), un organismo nato nel 1949, in coincidenza con la fondazione della NATO. Il Consiglio d’Europa si è configurato storicamente come un’organizzazione subordinata alla NATO ed alla sua propaganda. Con la sentenza di pochi giorni fa, il Consiglio d’Europa è riuscito, come si dice, a “rifarsi una verginità” colpendo un Paese “occidentale” minore, il cui governo nel 2001 volle offrire ai compartecipanti del G8 una prova di zelo nel colpire le opposizioni, terrorizzando anche quei settori del volontarismo cattolico più sensibili ai pericoli dello strapotere delle multinazionali. Ora che il lavoro sporco è stato compiuto, si può abbandonare al discredito il sicario del momento; tanto di discredito non è mai morto nessun potente, che può sempre usare quel discredito per alimentare il suo vittimismo. Che fine poi facciano queste sentenze della Corte di Strasburgo, lo si è visto con quella a favore dei precari della Scuola, alla quale Renzi ha reagito semplicemente negando agli stessi precari di proseguire il loro rapporto lavorativo oltre i tre anni.

Il “rifarsi una verginità” costituisce un espediente piuttosto frequente, come dimostra l’apertura di Obama a Cuba, culminata con la stretta di mano fra Obama e Raul Castro a Panama della settimana scorsa. Il regime cubano si è prestato altre volte ad operazioni del genere, come nel 1998, con il viaggio all’Avana di papa Woytila, anche lui bisognoso di rifarsi una verginità dopo gli abbracci a Pinochet in Cile. Certo, si potrebbe facilmente moraleggiare sull’opportunismo del regime cubano, ma occorre considerare che questo deve confrontarsi con un’opinione pubblica molto più esigente con gli aggrediti che con gli aggressori; un’opinione pubblica pronta a trovare giustificazioni agli aggressori e colpe agli aggrediti, e che non avrebbe perdonato ai Cubani un atteggiamento di diffidenza.

Obama doveva assolutamente segnare un punto nel grado di simpatia da parte dell’opinione di sinistra, specie da quando si sono andate diffondendo sempre più notizie sull’attività dei suoi droni assassini. I droni hanno la loro base principale a Sigonella, in Sicilia, che è diventata la regione più militarizzata d’Europa. Non è da escludere però che in questa attività dei droni siano coinvolti anche altri aeroporti, ufficialmente “civili”, dell’isola. L’aeroporto della ex (?) base USA di Comiso, ad esempio, ha un traffico civile irrisorio, tanto che la sua esistenza viene considerata uno “spreco”. Ma le spiegazioni della sopravvivenza dell’aeroporto “civile” di Comiso sono probabilmente altre, legate a voli segreti. (2)

Il crescente peso militare del territorio siciliano può forse spiegare la scelta per la presidenza della Repubblica di un personaggio come Mattarella, goffo e impacciato, ma pur sempre esponente di spicco della oligarchia dell’isola. Se si cercano i comuni denominatori, tante spiegazioni risultano ovvie.

Mettere in evidenza i comuni denominatori può essere indicativo anche per la carriera di Gianni De Gennaro. Discepolo prediletto del Federal Bureau of Investigation statunitense, e da esso insignito di una prestigiosa onorificenza, De Gennaro è stato dapprima capo della Polizia, poi commissario dell’emergenza rifiuti in Campania (ma di che tipo di rifiuti si trattava?), per poi essere nominato super-capo dei servizi segreti; ed ora è alla testa di Finmeccanica, una delle più grandi fabbriche di armi del mondo. Tutto questo con la benedizione dei governi di ogni colore, che hanno sempre trovato in De Gennaro il candidato ideale per attuare operazioni sporche. Ce n’è abbastanza per capire chi sia il suo vero padrone ed anche i motivi della sua intoccabilità. Come Mattarella, anche De Gennaro è una “vittima” della NATO.

16 aprile 2015

1) http://www.corriere.it/cronache/15_aprile_09/g8-genova-cantone-de-gennaro-assolto-non-puo-pagare-tutti-c2b1410c-de83-11e4-9169-2cdb2836f1f0.shtml

2) http://palermo.repubblica.it/cronaca/2013/08/03/news/sigonella_diventa_base_strategica_ecco_le_slides_segrete_della_nato-64227256/


Se non desideri continuare a ricevere informazioni dal Comidad, o vuoi fare delle osservazioni, invia un messaggio a: webcomidad@comidad.org . Grazie.


Imola, 1° maggio anarchico

Posted: aprile 16th, 2015 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su Imola, 1° maggio anarchico
1° MAGGIO ANARCHICO
(per chi non va all’appuntamento no-expo di Milano)
 
Come tutti gli anni gli anarchici imolesi salutano il 1° Maggio, giorno di lotta e di festa.
Presidio nella Piazzetta dell’Ulivo dalle ore 10,00 con distribuzione della stampa anarchica
Alle ore 11,30 pubblico comizio
Parlerà il compagno Settimio Pretelli
A seguire buffet nella sede in via Fratelli Bandiera 19
 
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4° COPPA PRECARIA
TORNEO DI CALCETTO ANTIPRECARIATO
PRIMO MAGGIO 2015
FOSSATO DELLA ROCCA DI IMOLA
dalle 12 alle 19

Regolamento:
– 4 contro 4
– squadre di ogni età, sesso, colore
– campo e porte ridotte
– no portieri/tacchetti
– 15 minuti a partita
– maglie dello stesso colore
Durante la giornata:
– area rinfresco
– infopoint
– banchetti e bella gente
– artisti di strada: partecipazione libera
iscrizione al torneo aperte dalle 12 per le prime 12 squadre
calcio d’inizio alle 14
per info: info@brigata36.it


Judith Malina, 1926-2015

Posted: aprile 10th, 2015 | Author: | Filed under: teatro | Commenti disabilitati su Judith Malina, 1926-2015

 

Sono anarchica e pacifista perchè è l’unico modo per opporsi al potere della politica e dei governi su di noi

  Judith Malina

LOVE_AND_POLITICS_FILM_STILL_01

 

http://www.repubblica.it/spettacoli/teatro-danza/2015/04/10/news/addio_a_judth_malina_anima_del_living_theatre-111647727/

 

 


Paolo Schicchi. Storia di un anarchico siciliano

Posted: aprile 9th, 2015 | Author: | Filed under: libri | Commenti disabilitati su Paolo Schicchi. Storia di un anarchico siciliano

schicchi_locandina

Ignazio Buttitta, Sandro Pertini, Vincenzo Consolo ne scrissero.
Antonio Gramsci e Umberto Terracini vi polemizzarono.
Monarchici, socialisti, comunisti, popolari, fascisti, l’apparato clericale e gli stessi anarchici ne conobbero la penna caustica.
Paolo Schicchi, anarchico individualista, da Collesano, nel petto delle Madonie siciliane, ha attraversato la storia d’Italia, tra monarchia, dittatura e repubblica, testimone dei principali avvenimenti dell’Otto-Novecento.
Pubblicista, fondatore di periodici d’area, intellettuale eccentrico e dalla vasta cultura, bombarolo per magistrati e benpensanti, girovagò da clandestino, tra espulsioni e inseguimenti delle polizie di mezza Europa, trascorrendo in galera buona parte della sua vita.
Come un Che Guevara ante litteram volle sbarcare a Palermo da Tunisi per portare, fallendo, la rivoluzione e spronare il popolo a sollevarsi contro il regime fascista.
I comunisti ne vollero fare un padre costituente alla fine del secondo conflitto mondiale, ma per tutta risposta li fece caracollare giù dalle scale della Clinica Noto di Palermo, dove risiedeva ormai da alcuni anni quale confinato prima e celebrato antifascista dopo.
Un personaggio romantico, da fiction televisiva, immerso nella sua forte contraddizione caratteriale, culturale e ideologica, che l’ultimo pronipote in linea retta ha raccontato grazie all’immenso patrimonio documentario conservato nell’archivio di famiglia e mescolato ai ricordi d’infanzia.

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Nell’ambito delle iniziative organizzate a Palermo dal Comitato per il Settantesimo della Liberazione dal nazifascismo, Libert’Ariapromuove la presentazione di un volume dedicato alla figura di Paolo Schicchi, anarchico di Collesano che – tra le altre cose – diede vita in Sicilia a una intensa attività antifascista.

Venerdì 17 Aprile, alle ore 18.00, presso la Libreria Broadway di Via Rosolino Pilo 18, sarà presentato “Paolo Schicchi. Storia di un anarchico siciliano”.
Ne parleremo con l’autore, Nicola Schicchi (pronipote di Paolo); con il curatore del volume, il giornalista Antonino Cicero; con l’editriceArianna Attinasi, e con Natale Musarra, dell’Archivio storico degli anarchici siciliani. Il commento musicale sarà affidato a Moffo Schimmenti, Gandolfo Pagano e Pino Greco.
Ringraziamo sentitamente la Libreria dello spettacolo Broadway per la generosa collaborazione.

Di seguito, alcune note tratte dalla quarta di copertina.
In allegato, locandina dell’iniziativa.

Libert’Aria – spazio di cultura


Rankore – Il Galeone

Posted: aprile 9th, 2015 | Author: | Filed under: musica | Commenti disabilitati su Rankore – Il Galeone

http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=5748


Firenze – 7ª edizione della “VETRINA DELL’EDITORIA ANARCHICA E LIBERTARIA”

Posted: aprile 9th, 2015 | Author: | Filed under: libri | Commenti disabilitati su Firenze – 7ª edizione della “VETRINA DELL’EDITORIA ANARCHICA E LIBERTARIA”

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L’Ateneo Libertario di Firenze organizza la 7ª edizione della

“VETRINA DELL’EDITORIA ANARCHICA E LIBERTARIA” a Firenze,

per i giorni 2-3-4 ottobre 2015, al Teatro Obihall (ex Teatro Tenda) Via Fabrizio De André (angolo Lungarno Aldo Moro).

La manifestazione avrà carattere internazionale e si svilupperà attorno ad una serie di eventi artistici e culturali. Si sollecita la presentazione di opere, pubblicazioni e produzioni che siano espressione del movimento anarchico e di area libertaria, senza limitazioni. L’invito è esteso a produzioni multimediali che documentino la storia, la cultura o l’attualità di eventi che esprimano aspirazioni e pratiche di autogestione e libertarie.

Queste presentazioni, con i dibattiti che seguiranno, faranno da supporto culturale, durante i tre giorni della manifestazione, alla mostra di libri, periodici, stampa in tutte le forme, materiali audio/video arte, grafica. Altri spazi saranno aperti alle performances di autori musicali e teatrali, auspicando che molti siano i nuovi titoli, le ricerche e le nuove proposte, con la presenza attiva di autori, curatori/editori e artisti per presentare o agire le novità più significative.

Chiediamo a tutti gli interessati di rispondere in tempi rapidi, definendo nei dettagli le modalità pratiche di adesione e presenza, per poter così preventivare senza problemi adeguati spazi e tempi per ogni partecipante, per la migliore riuscita dell’evento.

Chi non potesse essere presente nel proprio stand o settore, può inviare i propri libri o altri materiali, per i quali sono previste aree miste curate dall’ATENEO LIBERTARIO di Firenze

Il teatro Obihall (ex Teatro Tenda), con i suoi spazi attrezzati, è facilmente raggiungibile con mezzi pubblici e propri.  L’Ateneo Libertario metterà a disposizione tutta la logistica necessaria.

è gradita ogni autonoma attività tesa a informare, veicolare, amplificare la conoscenza della prossima ‘Vetrina’, anche attraverso la circolazione della presente su siti web, mailing-list o con altri mezzi.

Vi invitiamo altresì a sollecitare amici, conoscenti e potenziali visitatori esterni al movimento.

Per comunicare le vostre adesioni che, ricordiamo ancora, dovranno corrispondere a realtà di area anarchica e libertaria, vi preghiamo di compilare la scheda che segue in tutte le sue parti e inviarla entro il 30 Maggio 2015, tramite posta ordinaria o e-mail

 

Saluti libertari,

Ateneo Libertario di Firenze

 

invito IT 2015