vittorio emanuele di savoia

Posted: febbraio 23rd, 2015 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su vittorio emanuele di savoia

Era il 16 giugno del 2006 quando Vittorio Emanuele di Savoia, figlio dell’ultimo re d’Italia Umberto II, veniva arrestato sul lago di Como su richiesta del Pm Henry John Woodcock e per ordine del Gip di Potenza Alberto Iannuzzi, con una strabiliante varietà di accuse: associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e al falso, associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione nell’ambito di un’indagine legata al casinò di Campione d’Italia, più altri illeciti. Con lui vengono inquisite e arrestate diverse persone, con le stesse accuse. L’erede dei Savoia viene condotto in carcere a Potenza, dove trascorre una settimana dietro le sbarre fino al 23 giugno, quando in seguito a parziali ammissioni viene messo ai domiciliari.

Nei mesi successivi vennero annullati anche i domiciliari, e poi l’inchiesta da Potenza cominciò a dividersi in mille rivoli tra varie Procure d’Italia a seconda dei numerosi fatti contestati, ma alla fine praticamente tutti i filoni terminarono con lo stesso risultato: l’archiviazione. Si è cominciato nel 2007 da Como, con l’archiviazione dell’inchiesta inizialmente aperta a Potenza, e poi si è proseguito con Roma nel 2010. Nel frattempo, nel 2008, Woodcock aveva aperto una nuova inchiesta contro Vittorio Emanuele, stavolta per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione ed al falso contro la pubblica amministrazione, la fede pubblica ed il patrimonio, ma anche qui si è arrivati a un’assoluzione con formula piena nel 2010.

Vittorio Emanuele ha però chiesto allo Stato italiano il risarcimento per quei sette giorni dietro le sbarre, e come riporta oggi Il Giornale (condendo il tutto con svariati improperi contro il pm Woodcock) qualche mese fa, con grande discrezione, il Ministero dell’Economia ha staccato un assegno all’erede Savoia come risarcimento per ingiusta detenzione. Dopo una battaglia giudiziaria condotta per conto del Savoia dall’avvocato Francesco Murgia e terminata con la vittoria in Corte d’Appello a Roma, lo Stato italiano ha dovuto risarcire Vittorio Emanuele di circa 40.000 euro per ingiusta detenzione, con riferimento ai sette giorni di carcerazione, in pratica poco meno di 6000 euro al giorno, anche se ovviamente il risarcimento tiene conto anche “per il disastro d’immagine e per l’imbarazzante espulsione da alcuni circoli esclusivi”, spiega il legale.

Vittorio Emanuele non è comunque l’unico a essere risarcito per il “flop” di quell’inchiesta. Pochi mesi fa, a dicembre, l’ispettore di polizia Vincenzo Puliafito si è visto riconoscere un risarcimento di 143.000 euro per le spese di difesa, dopo essere stato assolto dall’accusa di aver intascato dallo stesso Vittorio Emanuele una mazzetta di 1000 euro per non controllare l’auto su cui il principe trasportava un fucile di caccia. Ne è seguita un’odissea giudiziaria di 5 anni in cui l’ispettore è stato scagionato completamente dall’accusa.

(grazie a Sante Geronimo Caserio, https://www.facebook.com/groups/131076036272/ )

v_emanuele


Roma, sabato 7 marzo. “Storie d’alabastro e d’anarchia”

Posted: febbraio 23rd, 2015 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su Roma, sabato 7 marzo. “Storie d’alabastro e d’anarchia”

lo Spazio Sociale Ex 51 di Roma-Valle Aurelia

e il Collettivo Distillerie di Volterra

presentano

Storie d’alabastro e d’anarchia

Sabato 7 marzo 2015 ore 17:30

pressolo Spazio Sociale Ex 51, via Bacciarini 12, Roma

Attraverso un libro, un filmato e uno spettacolo teatralevi racconteremo il mondo degli alabastrai di Volterra, gli artigiani che lavoranola pietra dell’alabastro. Spiriti toscani e libertari, oppositori del fascismo,lavoratori amanti della cultura, della musica, della convivialità. Lo faremoospiti della Roma di Valle Aurelia, la valle delle fornaci e dei fornaciai,un’altra comunità ricca di storie di ribellione, antifascismo, di lotte per illavoro.

Programma

ore17:30 presentazione del volume:
Sovversivi. I lavoratori dell’alabastro nel Casellario Politico Centrale
di Duccio Benvenuti, Pietro Masiello,Bruno Signorini
edizioni Distillerie

 

ore18:30 proiezione del documentario:
Alabastrai”di Duccio Benvenuti
edizioni Distillerie

ore19 spettacolo teatrale
Alabastrai” di e con Gianni Calastri
con la partecipazione dello scultore Alessandro Marzetti

ore 20
cena sociale

Per arrivare:
Metro A “Valle Aurelia”
Ferrovia F3 Roma-Viterbo stazione “Valle Aurelia”
bus 490, 892, 495, 906, N1

http://www.ledistillerie.com/

 

Storie d’alabastroe d’anarchia

Si scuotono la polvere dai vestiti con la stessa sincerità delle storie che ci raccontano. Sono i lavoratori dell’alabastro, che a Volterra hanno legato la propria vita a quella della pietra bianca locale, fatta per essere modellata. Attraverso iloro racconti ci si inoltra nelle botteghe dimenticate e in quelle di oggi,nelle osterie e nei vicoli testimoni di quelle persone magiche e sincere. Una categoria libertaria, colta,fantasiosa, rivoluzionaria, capace, intelligente, sfidava la banalità e lamediocrità del tempo.

E’ una storia intre atti quella che Gianni Calastri e il Collettivo Distillerie raccontano. Unastoria che parla di questo mondo attraverso una pubblicazione, un documentarioe uno spettacolo teatrale.

Sovversivi, i lavoratori dell’alabastro nel Casellario Politico Centrale è l’ultima pubblicazione del Collettivo Distillerie, associazione culturale di Volterra che da anni lavora per la conservazione e la salvaguardia del mestiere.
A Volterra i lavoratori dell’alabastro non aderirono mai al fascismo, né vi si piegarono, ma lo fronteggiarono al prezzo di persecuzioni e repressione. Nei vuoti dei modelli in gesso per le sculture nascosero le armi e la stampa clandestina aspettando il momento buono per la rivoluzione. Comunisti, socialisti, anarchici furono schedati dalla polizia,lasciando negli archivi dei nemici politici i loro volti fieri. Volti e storieche quest’opera oggi riporta alla luce. Fra antropologia e storia dellafotografia criminale.

Il documentario Alabastrai, nato da un’idea di Duccio Benvenuti, Gianni Calastri e Bruno Signorini, così come lo spettacolo di e con Gianni Calastri, membro e fondatore del Teatro di Nascosto – Hidden Theatre,parla di noi, della Volterra in cui siamo cresciuti, le cui tracce faticosamente ancora riusciamo a scorgere nelle viuzze del centro, nelle rare botteghe artigiane, in qualche vecchia osteria, in cui le parole alabastro e alabastraio, suscitano immediatamente ricordi, accese discussioni, grandi bevute, imprese memorabili e aneddoti incredibili. I personaggi prendono formadalla polvere bianca e si materializzano con i loro soprannomi e il lorospirito libertario nella miriade di botteghe che occupavano il centro diVolterra e ognuno di loro ha una storia da raccontare o una romanza daintonare, al fine della quale non deve mai mancare un buon bicchiere di vinorosso. Lo spettacolo è ulteriormente impreziosito dalla presenza in scena di scultori della pietra.


Circolo Anarchico Passannante

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http://circoloanarchicopassannante.noblogs.org/


La patria

Posted: febbraio 23rd, 2015 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su La patria

caserio


Torino. No Tav. Un tranquillo fiume in piena

Posted: febbraio 22nd, 2015 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su Torino. No Tav. Un tranquillo fiume in piena

No Tav. Un tranquillo fiume in piena

Torino, 21 febbraio. Dai sentieri della Val Susa alle strade di Torino i passi dei No Tav segnano un frammento della storia di questi nostri anni.
Non bastano gli anni di galera, le botte, i risarcimenti a sei cifre per fermare un movimento che lotta contro un treno, per affermare la libertà di decidere il proprio futuro.
Nella piazza torinese di questo fine febbraio c’era tanta gente, tanta gente dalla Val Susa, tante delegazioni dalle città dove c’è chi lotta contro le devastazioni ambientali, lo spreco di risorse, l’imposizione di un’idea di mondo folle, autoritaria, ingiusta.
La manifestazione indetta dopo le condanne contro 46 No Tav per le giornate di lotta del 27 giugno e 3 luglio 2011, il giorno successivo all’approvazione del progetto “definitivo” da parte del CIPE, dopo un’ulteriore raffica di condanne per l’azione di lotta alla GeoValsusa dell’agosto 2012, ha dato il segno di un movimento che dura e rinforza i legami solidali con le altre lotte.
Imponente ma discreto il dispositivo poliziesco, ha tuttavia dato la sua zampata, ritardando per ore l’arrivo del treno da Milano, tanto che una parte dei No Tav milanesi non è mai arrivata al corteo.
Un segnale chiaro in vista delle giornate di lotta contro l’expo.
La città di Torino ha risposto con grandi numeri all’appello del movimento No Tav.
Sempre più forti sono i legami tra la valle e la città, nella consapevolezza che ospedali che chiudono, tram, bus, treni più costosi e meno sicuri, scuole che cadono a pezzi, lavoro ridotto a schiavitù precaria non sono un destino. Cambiare rotta si può, fuori dal recinto istituzionale, praticando l’azione diretta e rifuggendo la delega. Torino, nonostante il restyling della vetrina fatto dalle amministrazioni democratiche al governo da decenni, è una città in ginocchio: lo scorso anno hanno perso la casa e sono finite in strada oltre quattromila famiglie, il doppio di Milano, tre volte Roma e Napoli.
Tra Torino e la Val Susa si gioca una partita importante. Non è solo un treno. E’ la possibilità concreta che il destino già scritto da chi punta sulla logica del profitto e del dominio, possa essere cancellato.

Qui le dirette di Radio Onda d’Urto

Qui una galleria fotografica

Un video con un sunto degli interventi dell’assemblea No Tav del 16 febbraio a Torino

Di seguito il volantino distribuito in piazza dalla Federazione Anarchica Torinese, in piazza nello spezzone rosso e nero.

La sabbia, la macchina, l’azione diretta
Il movimento No Tav ha tante anime ma un unico scopo: fermare il supertreno e dare una bella botta al mondo che rappresenta.
E’ una spina nel fianco di questo sistema. Una spina sempre più dolorosa, che vogliono estirpare ad ogni costo.
Le accuse di terrorismo, sulle quali la Procura non ha smesso di puntare, nonostante l’assoluzione di Chiara, Claudio, Mattia e Nicolò, le gravi condanne inflitte per le giornate di lotta del 27 giugno e 3 luglio 2011, le decine di procedimenti contro centinaia di attivisti, sono il segnale della volontà di piegare con la forza un movimento che non cede, che non accetta di ridursi a mero testimone dello scempio.

“La legge è uguale per tutti” è scritto nei tribunali: una farsa atroce. Il diritto dei diseguali è da sempre l’emblema di una giustizia di classe.
Chi uccide migliaia di lavoratori, chi ammazza in divisa, chi avvelena l’acqua e l’aria per il proprio profitto è tutelato e protetto. Chi si ostina a voler cambiare un ordine sociale feroce, ingiusto, predatorio, razzista è condannato a lunghi anni di galera.
L’azione della magistratura, orientata a reprimere ogni insorgenza, ha operato una torsione del diritto, introducendo di fatto il criterio della responsabilità collettiva. Quando non reggono i reati associativi usano l’impalpabile categoria del concorso. La scelta dei soggetti da colpire, costruita sui dossier delle polizie politiche, la digos e i ros, consente operazioni apparentemente “neutre”, in realtà ben mirate. Nuovi pacchetti sicurezza rafforzano un insieme normativo che trasforma in nemici gli oppositori politici, applicando loro leggi di guerra.
Il movimento ha eluso ogni tentativo di dividere i buoni dai cattivi ponendosi a fianco di chi ha subito condanne e di chi è ancora in carcere o a ai domiciliari.

Oggi in piazza ci sono anche i sindaci No Tav. Pochi mesi dopo le elezioni, diversi di loro si sono seduti al tavolo delle compensazioni, un’ambiguità che rende sempre meno attrattive le sirene istituzionali.
La partita vera è comunque in mano ad un movimento che ha dimostrato con i fatti la propria autonomia.
L’ultima mossa del governo ne dimostra la debolezza. Per questo e diversi altri anni a venire non verranno aperti cantieri in bassa valle. Vogliono scavare il mega tunnel dentro la montagna, partendo dalla galleria di Chiomonte. Una soluzione “tecnica” per una questione politica. Il governo teme blocchi e proteste che rendano ingovernabile la bassa valle.
I No Tav dovranno fare i conti con uno scenario difficile. L’area di Chiomonte, scelta per le sue caratteristiche di inaccessibilità, distanza dai centri abitati, facile controllo militare non può essere il solo terreno in cui si gioca una partita, che, sul piano dello scontro diretto, è persa in partenza.
Anche le azioni di sabotaggio, dentro o fuori la valle, pur importanti nel ridare fiducia nella possibilità di gettare sabbia nell’ingranaggio dell’occupazione militare, hanno tuttavia una valenza del tutto simbolica, nonostante il can can mediatico che a volte si scatena.
La scommessa, l’unica che valga le violenze subite, i feriti gravi, le condanne e le carcerazioni, è quella di dare gambe ad un movimento in cui non vi siano specialisti della politica o dell’azione, ma ambiti di confronto e azione in cui ciascuno, come vuole e come può, nel necessario confronto tra tutti, possa dare il proprio contributo alla cancellazione della Torino Lyon.
Per bloccare l’ingranaggio occorre molta sabbia, non bastano poche manciate, non bastano le manifestazioni popolari in sostegno di chi agisce, serve l’azione diretta popolare. Occorre un confronto a tutto campo, di comitato in comitato, di paese, in paese, di quartiere in quartiere, saldando le lotte, unendo i fronti, mettendo a fianco chi non ha una casa e chi rischia di perderla per il Tav. Se il tunnel lo scaveranno dentro la montagna, l’unica alternativa è creare le condizioni perché l’intera valle si blocchi, perché ovunque vi sia una barricata, un picchetto, un’azione, anche piccola, che inceppi la macchina, in cui ciascuno sia protagonista.
Dopo quattro anni e mezzo di occupazione militare il governo punta sulla stanchezza, sulla rassegnazione, sulla divisione.
I No Tav hanno dalla loro la durata, la maturità acquisita, la consapevolezza di avere davanti una strada tutta da lastricare. Ingegneri di barricate e inventori di nuovi sentieri sono chiamati ad un impegno difficile ma possibile. Dipende solo da noi. Da ciascuno di noi. Senza deleghe a nessuno.

Prossimo appuntamento:

La maschera della democrazia. La legge è uguale per tutti?
Il fronte della guerra interna: i processi ai No Tav e agli antirazzisti, la sorveglianza speciale, i fogli di via… Il diritto penale del nemico, il paradigma repressivo che mostra la trama dell’ordine liberale

Ne parliamo venerdì 27 febbraio
ore 21 corso Palermo 46.
Introduce Lorenzo Coniglione

www.anarresinfo.noblogs.org

notav


Sabato 21 febbraio: a Torino!

Posted: febbraio 20th, 2015 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su Sabato 21 febbraio: a Torino!

Sabato 21 febbraio: a Torino!

Martedì 27 gennaio 47 notav sono stati condannati a oltre 140 anni di carcere [1] per la resistenza popolare del 3 luglio 2011. Quel giorno c’eravamo tutte e tutti: abbiamo visto le forze dell’ordine reprimere con brutalità e con l’utilizzo di una quantità enorme di lacrimogeni CS, abbiamo visto i carabinieri scagliare le pietre e i
compagni pestati.

Questa del 27 gennaio è una sentenza durissima che colpisce valligiani e compagni conosciuti e stimati e che si va a sommare a quella emessa il 17 dicembre 2014, quando quattro notav (Chiara, Claudio, Mattia Niccolò) erano stati a loro volta condannati condannati a 3 anni e 6 mesi per un atto di sabotaggio al cantiere.

Ma il movimento non è domo, tutt’altro. Il giorno stesso della sentenza dopo un breve blocco della tangenziale nei pressi dell’aula bunker, a Bussoleno un corteo ha raggiunto la statale 24 e ha poi raggiunto l’autostrada del Frejus. La polizia ha risposto con lacrimogeni e tre fermi.

Mercoledì 28 gennaio un’assemblea affollatissima al Polivalente di Bussoleno è stata una decisa risposta al tentativo della procura di Torino di affossare un movimento che invece non intende piegarsi e che vuole continuare a provare in tutti i modi la realizzazione del Tav. Lì è stato deciso di tornare al più presto al cantiere in Clarea e
di dare vita a un corteo nazionale a Torino sabato 21 febbraio.

Sabato 31 gennaio centinaia di notav sono così tornati in Clarea e nonostante l’imponente presenza delle forze dell’ordine hanno fatto pressione sulle reti del cantiere da diversi punti. La polizia ha tentato invano di allontanarli con i lacrimogeni.

Ora è il turno del corteo nazionale a Torino, ora è il nostro turno nel dare una mano al movimento notav. Andiamo tutte e tutti a Torino sabato 21 febbraio per urlare forte e chiaro che la repressione non ci ferma, che le ragioni dei notav sono sempre più forti e che siamo al fianco della loro necessaria resistenza.
Ora e sempre notav!

Pullman da Bologna partenza ore 8.00 autostazione costo 15 euro

Prenotazioni al 3357277140

XM24, Vag61, Circolo Anarchico Berneri


Biblioteca Libertad Rimini. BEAUTIFUL ITALIAN LOSERS, Venerdì 27 febbraio 2015 h. 21.00

Posted: febbraio 17th, 2015 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su Biblioteca Libertad Rimini. BEAUTIFUL ITALIAN LOSERS, Venerdì 27 febbraio 2015 h. 21.00

Biblioteca Libertad Rimini SGUARDI DI PACE E DI FURORE: INCONTRI CON AUTORI E AUTRICI DI TESTI, VIDEO, IDEE.

presso Casa della Pace, via Tonini 5, Centro Storico, Rimini

venerdì 27 febbraio 2015 h. 21.00

BEAUTIFUL ITALIAN LOSERS “I magnifici perdenti italiani” protagonisti dell’opera narrativa di Michele Marziani, che ne parla assieme a Ornella Minny Augeri

“I personaggi de La trota ai tempi di Zorro, Umberto Dei, La signora del Caviale, Barafonda, Nel nome di Marco e Fotogrammi in 6×6 hanno in comune la scelta, per motivi diversi, di stare ai margini, di non lasciarsi sopraffare dalla storia, di essere dei perdenti ma non degli sconfitti” (M.M.).

marziani-Pagina001


Svizzera, Mendrisio. Progetto culturale transfrontaliero “Anarchia Crocevia Ticino”

Posted: febbraio 10th, 2015 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su Svizzera, Mendrisio. Progetto culturale transfrontaliero “Anarchia Crocevia Ticino”

progetto culturale transfrontaliero “Anarchia Crocevia Ticino” legato all’iniziativa “Viavai. Contrabbando culturale Svizzera-Lombardia”. Il progetto vedrà il suo culmine con due mostre

 “Addio Lugano bella. Anarchia tra storia e arte” al Museo d’arte Mendrisio (22 marzo-5 luglio)

“Disegno e dinamite” ai Musei Civici di Lecco (1 marzo-31 maggio).

 Il percorso espositivo si articolerà prendendo avvio dal fitto intreccio di fatti e personaggi che diede vita in Ticino a un importante capitolo della storia dell’anarchismo. Al capitolo della denuncia e della satira sarà interamente dedicata la mostra in programma a Palazzo delle Paure di Lecco.

Per informazioni sugli altri eventi in programma per Anarchia Crocevia Ticino:

http://www.viavai-cultura.net/progetto/7/Anarchia-Crocevia-Ticino

Museo d’arte

Città di Mendrisio

Piazza San Giovanni

CH-6850 Mendrisio

 

Tel. +41 (0)58 688 33 50

Fax +41 (0)58 688 33 59

museo@mendrisio.ch

www.mendrisio.ch/museo


Torino. Comitati anti rom in piazza? Ci saranno anche gli antirazzisti!

Posted: febbraio 10th, 2015 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su Torino. Comitati anti rom in piazza? Ci saranno anche gli antirazzisti!

punto info antirazzista
Torino lunedì 9 febbraio dalle 17
via Garibaldi / p. za Palazzo di Città

Sui rom, lo sgombero di Lungo Stura Lazio, le politiche del comune, i “patti di emersione” ascolta la diretta di Anarres con Cecilia, attivista antirazzista, che conosce bene la realtà dei campi e il piano “Città possibile”.

Il 9 febbraio in centro a Torino è in programma una manifestazione indetta da vari comitati di “cittadini” per tutelare la “nostra salute” e i “nostri diritti” dai “fumi provenienti dai campi nomadi”. A Torino, tra le città più inquinate d’Italia, il problema è reale. L’aria che respiriamo è avvelenata da traffico automobilistico, emissioni venefiche delle fabbriche, inceneritore spara diossina. La vicenda Eternit ci ricorda che industriali e governanti sono disposti a sacrificare la vita di migliaia di persone pur di fare profitti.
In questa città altrettanto reale è la condizione di povertà e precarietà di chi vive segregato nei cosiddetti “campi nomadi” e per sopravvivere è costretto a svolgere attività lavorative sotto-costo, tra cui la rottamazione del rame rivenduto per pochi euro ai grossisti, i soli a trarne ampi guadagni.

La questione ha radici lontane. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale lo Stato italiano ha imposto a Rom e Sinti sfuggiti alle persecuzioni nazifasciste la collocazione in “campi di transito”. Nel tempo questi campi sono diventati l’unico orizzonte, sia pur precario, per queste persone. Luoghi dove si è realizzato un vero apartheid, ghetti dove la precarizzazione abitativa, lavorativa, esistenziale si è istituzionalizzata.
Su Rom e Sinti la destra xenofoba e razzista ha speculato e continua a speculare, indicandoli come responsabili dei problemi degli “italiani” delle periferie, fomentando odio e guerra tra poveri. L’altra faccia della medaglia sono i lauti profitti incamerati da chi, tra appalti e mazzette, gestisce i campi nomadi. La cosiddetta sinistra ha fatto le stesse politiche. A Roma l’inchiesta Mafia Capitale ha rivelato l’accordo tra il fascista Carminati e certe cooperative sociali targate PD per dividersi la torta della gestione dei campi.

A Torino negli ultimi anni vi sono stati gravissimi episodi di intolleranza verso individui e gruppi rom: dal rogo doloso del campo di via Vistrorio del 2007, al pogrom della Continassa del 9 dicembre 2011, svoltosi al termine di una manifestazione alla quale parteciparono anche esponenti del PD. L’anno successivo, l’area della Continassa fu svenduta dal comune di Torino alla Juventus per costruirvi sede direzionale, campi di allenamento, palazzi etc…
Lo scorso autunno Forza Nuova ha promosso a Mirafiori, in via Artom, manifestazioni contro famiglie rom, profughe di guerra in Bosnia, stanziate al parco Colonnetti.

Di recente le istituzioni cittadine hanno iniziato a parlare di “superamento” dei campi nomadi. In realtà non è in programma alcuna soluzione duratura affinché chi è costretto a vivere in un ghetto possa trovare una casa e vivere senza controlli né tutele. Da un anno il comune ha avviato lo “svuotamento condiviso” (cioè sgombero) del campo di Lungo Stura Lazio, attraverso rimpatri assistiti o ricollocazione delle famiglie in situazioni di “housing sociale temporaneo”. Chi vive in questi luoghi è sottoposto a regole da collegio infantile, indice del razzismo di chi identifica “l’emersione dai campi” con una “missione civilizzatrice”. Tra due anni chi non potrà pagare affitti esosi sarà rigettato in strada, mentre chi non rientra nel progetto finirà in strada già a metà marzo, quando lo sgombero sarà terminato.
Questa situazione assicura profitti alla cordata di enti che hanno vinto l’appalto milionario per Lungo Stura:
Valdocco, Liberitutti, Terra del Fuoco, Stranaidea, AIZO, oltre alla Croce Rossa che prende quasi 400.000 euro solo per presidiare le aree sgomberate!
Il ciclo campi-sgomberi-social housing è un business che garantisce profitti sicuri ai soliti noti. Nel 2008 un gruppo di famiglie del campo di via Germagnano si era trovato da solo una risposta al bisogno abitativo, occupando uno stabile in via Pisa, ma dopo pochi giorni fu sgomberato dalla polizia e riportato al campo. All’epoca l’assessore “all’integrazione” era la stesso di oggi, Ilda Curti.
Non crediamo che le manfrine del Comune possano risolvere i problemi di individui e famiglie rom, poiché sono troppi gli interessi a mantenere persone in condizioni di indigenza e segregazione, per dare appalti a questa o quella cooperativa incaricata di “gestire l’emergenza permanente” e per garantire manodopera sottocosto alle economie formali ed informali di cui queste persone formano l’ultimo anello della catena.
I bisogni di Rom e Sinti sono gli stessi di tutti coloro che vivono ai margini di questo sistema di sfruttamento: casa, reddito, libertà di vivere la propria vita. Per questo rilanciamo la necessità di lottare insieme, in maniera autorganizzata, contro razzismo e speculazioniche destra e sinistra esercitano sulla pelle di chi è più precario.

Lottiamo insieme! Casa per tutti e tutte!

Per info: gattonerogattorosso@inventati.org

www.anarresinfo.noblogs.org


Turchia. Video, Donne anarchiche del daf sull’obiezione di coscienza al servizio militare in Turchia

Posted: febbraio 10th, 2015 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su Turchia. Video, Donne anarchiche del daf sull’obiezione di coscienza al servizio militare in Turchia

Video inviato da Donne anarchiche del daf  sull’obiezione di coscienza al servizio militare in Turchia.
Devletin Şiddeti: Militarizm – The Violence of the State: Militarism

https://www.youtube.com/watch?v=J_KDJLzi8Og [2]