Castel Bolognese, 8 dicembre 2018. Convegno su “Le organizzazioni nazionali del movimento anarchico nell’Italia repubblicana (1943-2018)”

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Biblioteca Libertaria “Armando Borghi”
In occasione del cinquantesimo anniversario della morte di Armando Borghi (1882-1968)

Convegno su “Le organizzazioni nazionali del movimento anarchico nell’Italia repubblicana (1943-2018)”
Castel Bolognese, 8 dicembre 2018

La Biblioteca Libertaria “Armando Borghi” (BLAB), in collaborazione con la Biblioteca Comunale “Luigi Dal Pane” di Castel Bolognese, organizza un Convegno di studi sul tema “Le organizzazioni nazionali del movimento anarchico nell’Italia repubblicana (1943-2018)”. Il Convegno avrà luogo a Castel Bolognese, nel Teatrino del Vecchio Mercato, via Rondanini 19. La giornata di studi si terrà sabato 8 dicembre 2018, con inizio alle ore 9:30 e termine verso le ore 18:30.

Sono trascorsi cinquant’anni dalla morte di Armando Borghi (1882-1968), noto esponente anarchico di rilievo nazionale e internazionale, nonché dirigente sindacale, oratore, scrittore e giornalista. Per celebrare degnamente l’anniversario e rendere omaggio alla sua vita e alla sua attività politica e sindacale, la Biblioteca Libertaria di Castel Bolognese, a lui intitolata, ha programmato di organizzare un Convegno di studi di una giornata sulle organizzazioni nazionali anarchiche italiane dal dopoguerra ad oggi. Il Convegno si terrà a Castel Bolognese, città che ad Armando Borghi ha dato i natali e dove è sepolto.

Il tema dell’organizzazione è sempre stato molto dibattuto all’interno del movimento anarchico. Nel periodo successivo alla Seconda guerra mondiale, in particolare, l’anarchismo italiano si è confrontato per decenni con modelli organizzativi spesso diversi, che hanno contribuito a dare vita a reti associative e federazioni alternative tra loro e talvolta in conflitto, con lacerazioni e polemiche, pur all’interno di un “sentire comune” di fondo e di un riconoscimento reciproco, che faceva scattare regolarmente la solidarietà di fronte alle aggressioni esterne e alla repressione del potere istituzionale.

La recente pubblicazione di alcuni libri sulla FAI (Con l’amore nel pugno. Federazione Anarchica Italiana (1945-2012), Zero in Condotta, 2018), sui GAAP ( Gruppi anarchici d’azione proletaria. Le idee. i fatti, i militanti, l’organizzazione: Vol. 1. Dal fronte popolare alla “legge truffa”: la crisi politica e organizzativa dell’anarchismo ; Vol. 2. Dalla rivolta di Berlino all’insurrezione di Budapest: dall’organizzazione libertaria al partito di classe, a cura di Franco Bertolucci, BFS-Pantarei, 2017-18), sui GAF (il cui ruolo appare centrale nella ricostruzione tentata da Nico Berti nel suo volume Contro la storia. Cinquant’anni di anarchismo in Italia (1962-2012), Biblion, 2016), rende i tempi maturi per provare a tracciare un bilancio storiografico e politico di quelle esperienze.

Il Convegno si propone appunto di ricostruire più di settant’anni di vita dell’anarchismo in Italia, attraverso l’ottica privilegiata delle organizzazioni di estensione nazionale espresse dal movimento libertario. Buona parte delle organizzazioni di cui si parlerà non esistono più da tempo (GAAP, GIA, GAF…), ma esse hanno segnato in qualche modo un’epoca, una fase della vita del movimento anarchico di lingua italiana. Che cosa resta di loro e della loro esperienza? Quale eredità ci hanno lasciato? La stessa domanda, in qualche modo, andrebbe rivolta anche alle sigle ancora in vita (FAI, Alternativa Libertaria/FdCA, USI), rispetto alle quali ci si può porre anche il quesito del rapporto tra passato e presente, tra ciò che sono state in altre fasi politiche e ciò che sono ora.

Gli organizzatori del Convegno non hanno tesi precostituite da fare prevalere, e sono interessati a un confronto libero e ad ampio raggio. Ci si propone un livello di riflessione e di dibattito piuttosto alto, non una semplice celebrazione autoreferenziale. Fermo restando che uno degli scopi del convegno è anche quello di ricordare la figura di Armando Borghi, a cui sarà dedicato un intervento di ricordo e di riflessione. I nomi dei relatori che hanno accettato di partecipare al Convegno, per la particolare competenza rispetto agli argomenti sui quali interverranno, nonché per la pluralità e la diversità dei punti di vista e delle loro esperienze, dovrebbero costituire una garanzia rispetto al raggiungimento di questi obiettivi.

Il Convegno è aperto a tutti.

PROGRAMMA del Convegno.

Sessione del mattino (ore 9:30-13:00):

— Rosanna Ambrogetti, Presentazione del Convegno. Saluti di Giovanni Morini, Assessore alla Cultura del Comune di Castel Bolognese.

— Pasquale IUSO (Università di Teramo): Gli anarchici nella Repubblica dalla Resistenza al crollo del comunismo.

— Giorgio SACCHETTI (Università Roma Tre): Federazione Anarchica Italiana: fonti, metodi, periodizzazioni per un nuovo soggetto storiografico.

— Pietro ADAMO (Università di Torino): Cesare Zaccaria, il momento post-classico e la critica dell’organizzazione.

— Lorenzo PEZZICA (Centro Studi Libertari – Milano): Appunti per una storia dei Gruppi di Iniziativa Anarchica (1965-1975).

— Franco SCHIRONE (Associazione Culturale Pietro Gori – Milano): I gruppi giovanili anarchici del dopoguerra: tre esperienze.

Dibattito.

Sessione del pomeriggio (ore 14:30-18:30):

— Gianpiero LANDI (BLAB): Armando Borghi a cinquant’anni dalla morte.

— Franco BERTOLUCCI (Biblioteca Franco Serantini – Pisa): I GAAP (1949-1957): un’esperienza «revisionista» dell’anarchismo di lingua italiana? Problemi e interpretazioni.

— Francesco CODELLO (Filosofo e Pedagogista): Pensiero e azione: i Gruppi Anarchici Federati (1970-1978).

— Giulio ANGELI (Alternativa Libertaria/FdCA): Il movimento comunista libertario in Italia dagli anni ’70 del ‘900 ad oggi: una riflessione.

— Gianfranco CARERI (Archivio Nazionale USI): L’Unione Sindacale Italiana nel secondo dopoguerra.

Per ulteriori info contattare Gianpiero Landi: tel. 0546-55501.

E-mail: bibliotecaborghi1916@gmail.com

Sito web BLAB: http://bibliotecaborghi.org

RELATORI

Pietro Adamo: (1959) è professore associato di Storia delle dottrine politiche nell’Università di Torino. Si occupa della cultura politica del protestantesimo radicale, della storia della tradizione libertaria e del percorso delle controculture. Ha curato le edizioni italiane di opere di John Mitchel, Paul Goodman, John Goodwin, Thomas Jefferson, Camillo Berneri e John Stuart Mill. Tra i suoi ultimi libri, la curatela del catalogo della mostra Sex&Revolution (Skira, 2018); L’anarchismo americano del Novecento (FrancoAngeli, 2016); William Godwin e la società libera (Claudiana, 2017).

Giulio Angeli: (1954) lavora presso l’Università di Pisa con l’incarico di tecnico. Collabora con il Centro di Documentazione “Franco Salomone” di Fano. Militante comunista libertario fin dagli anni Settanta, svolge attività politica e sindacale. Collocato nelle componenti che hanno rivendicato la necessità dell’organizzazione politica degli anarchici ha partecipato, fin dalla fondazione nel 1986, all’attività della Federazione dei Comunisti Anarchici (FdCA) poi Alternativa Libertaria/FdCA, organizzazione politica di cui è tuttora esponente. Collabora con il «Foglio Telematico» di Alternativa Libertaria/FdCA. Tra i redattori di «Comunismo Libertario», è autore di documenti e saggi sul mondo del lavoro, la condizione operaia, la salute e l’imperialismo.

Franco Bertolucci: (1957) è bibliotecario e archivista presso la Biblioteca Franco Serantini, editore e libero ricercatore nelle discipline storiche. Ha collaborato a vari progetti nazionali come la «Rivista Storica dell’Anarchismo» (1994-2004), il Dizionario Biografico degli Anarchici Italiani (2003-04) e ha curato alcuni saggi e volumi di ambito storico e biblioteconomico. Gli ultimi lavori sono dedicati alla storia dei GAAP: Gruppi anarchici d’azione proletaria. Le idee, i militanti, l’organizzazione, t. 1-2 (BFS-Pantarei, 2017-18) e al centenario della Rivoluzione russa: A Oriente sorge il sol dell’avvenire. La rivoluzione russa vista dagli anarchici italiani 1917-1922 (BFS, 2017).

Gianfranco Careri: (1952) dopo un periodo di militanza anarchica (dal 1969) è tra i riattivatori dell’USI dal 1977. Ricopre la carica di segretario nazionale dell’USI per due volte (1983-1985 e 2002-2005), di redattore di «Lotta di Classe» (1985-1992) ed altri incarichi nell’organizzazione anarcosindacalista. Fondatore e responsabile dell’Archivio Nazionale dell’USI (la cui sede e’ ad Ancona). Tra i suoi scritti i libri Il sindacalismo autogestionario: l’USI dalle origini ad oggi (USI, 1991) e Camillo Berneri, l’anarcosindacalismo, la guerra di classe (USI, 2008). Nel 2012 cura l’edizione dei due volumi sul centenario dell’USI che vedono la collaborazione di studiosi e militanti. Tra i suoi contributi all’opera le biografie di Alceste De Ambris e Umberto Marzocchi e saggi sui combattenti anarcosindacalisti italiani in Spagna e sulle fasi della riattivazione dell’USI dagli anni settanta ad oggi.

Francesco Codello: (1953) filosofo e pedagogista, è stato insegnante e dirigente scolastico. E’ membro dell’International Democratic Education Network, dell’EuropeanDemocratic Education Community, fondatore della «Rete dell’Educazione Libertaria». Già redattore di «Volontà», di «Libertaria» e ora di «Elèuthera», attivista nell’Ateneo degli Imperfetti di Marghera e nel Centro Studi Libertari/ Archivio G. Pinelli di Milano. È autore di numerosi saggi, prevalentemente su temi educativi, storici e sull’anarchismo, in diverse testate e pubblicazioni e dei seguenti libri: Educazione e anarchismo (Corso, 1995), La Buona educazione (FrancoAngeli, 2005), Vaso creta o fiore? (La Baronata, 2005), Gli anarchismi (La Baronata, 2009), Liberi di imparare, (con Irene Stella, Terra Nuova, 2011), La campanella non suona più (La Baronata, 2015); Né obbedire né comandare, lessico libertario (Elèuthera, 2009); La condizione umana nel pensiero libertario (Elèuthera, 2017). Ha curato la raccolta di saggi di Colin Ward dal titolo L’educazione incidentale(Elèuthera, 2018).

Pasquale Iuso: (1961) professore di Storia Contemporanea presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Teramo. Autore di numerosi saggi di storia sindacale e di storia dell’anarchismo. Condirettore del Dizionario Biografico degli Anarchici Italiani (BFS, 2003-04). Tra i suoi lavori più recenti: Gli anarchici nell’età Repubblicana (BFS, 2014); Esercito Guerra e Nazione (Ediesse, 2009); Le violenze di frontiera. Nazionalismo, regionalismo e identità nazionale (numero monografico di «Storia e Problemi Contemporanei», n.74, aprile 2017).

Gianpiero Landi: (1953) insegnante in una Scuola media superiore, si occupa da decenni di ricerca storica, in particolare sull’anarchismo e il socialismo, collaborando a «A» e ad altri periodici. Attivo fin dalla fondazione nella Biblioteca Libertaria “Armando Borghi” di Castel Bolognese, è attualmente Presidente della Cooperativa che la gestisce. Si occupa inoltre del Centro Studi “Francesco Saverio Merlino” e del suo sito. Ha fatto parte della redazione della «Rivista Storica dell’Anarchismo» (2003-2004) e ha collaborato al Dizionario Biografico degli Anarchici Italiani (2003-04). Ha pubblicato saggi e curato volumi su Armando Borghi, Andrea Caffi, F.S. Merlino.

Lorenzo Pezzica: (1965) archivista e storico, vive e lavora a Milano. Collabora con il Centro Studi Libertari /Archivio G. Pinelli e insegna “memoria e archivi digitali” al Master in Public History dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia. Si occupa di Gender history, Public history, storia dell’anarchismo e dei movimenti radicali. Ha recentemente pubblicato: Anarchiche. Donne ribelli del Novecento (Shake, 2013); Vivere il tempo della Grande guerra. Bergamo durante e dopo la Prima guerra mondiale (Lubrina, 2016); Le magnifiche ribelli 1917-1921 (Elèuthera, 2017).

Giorgio Sacchetti: (1951) professore associato abilitato in Storia contemporanea. Attualmente docente a contratto di “Didattica della Storia” presso il dipartimento di Studi Umanistici dell’Università Roma Tre. Si occupa di Labour history, storia dell’anarchismo e del movimento operaio. Ultimi libri pubblicati: Carte di Gabinetto. Gli anarchici italiani nelle fonti di polizia (La Fiaccola, 2015); Vite di partito. Traiettorie esistenziali nel PCI togliattiano (ESI, 2016); Eretiche. Il Novecento di Maria Luisa Berneri e Giovanna Caleffi(Biblion, 2017); Con l’amore nel pugno. Federazione Anarchica Italiana, storia e documenti (1945-2012) (Zero in Condotta, 2018).

Franco Schirone: (1950) libero ricercatore su tematiche anarchiche e anarcosindacaliste. Autore de La Gioventù Anarchica negli anni delle contestazioni, 1965-1969 (Zero in Condotta, 2006). Nel 2012 alcuni suoi saggi sono pubblicati nei due volumi sul centenario dell’USI: Interventismo contro antimilitarismo, lo scontro interno e la scelta dell’USI; Il biennio rosso e l’occupazione di terre e fabbriche; L’Unione Sindacale Italiana tra esilio e clandestinità (1923-1945); Alibrando Giovannetti (biografia). Tra le ultime sue pubblicazioni I Provos, i Beatniks e l’Anarchia (1966-1967) (Bruno Alpini-Stella Nera, 2018) e, con Mauro de Agostini, Per la Rivoluzione Sociale. Gli anarchici nella Resistenza a Milano (1943-45) (Zero in Condotta, 2015).


Sabato 3 novembre Manifestazione antimilitarista, Gorizia, h.15

Posted: Ottobre 20th, 2018 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su Sabato 3 novembre Manifestazione antimilitarista, Gorizia, h.15

Contro la retorica nazionalista, ricordiamo i disertori, i renitenti, i fucilati

Rilanciamo l’antimilitarismo

Rifiutiamo di unirci al coro nazionalista di chi celebra il centenario della vittoria della Prima Guerra Mondiale. Vogliamo invece ricordare chi quella carneficina provò a fermarla, chi rifiutò di sacrificarsi per i profitti e i fanatismi altrui, chi scese in piazza chiedendo pane e pace sfidando la prigionia e la deportazione.

Una guerra che ha portato a milioni di morti, mutilati, invalidi, dispersi, “scemi” di guerra, fucilazioni di massa, fosse comuni, devastazione ambientale, esplosione della furia nazionalista, manipolazione mediatica, mitizzazione di criminali in divisa come Cadorna e Graziani, Badoglio o Rommel che ebbero poi ruoli centrali nelle dittature nate sulle macerie di quel conflitto.

Ricordiamo che la Prima Guerra Mondiale è stata anche una storia di diserzioni. A Caporetto e a Vittorio Veneto migliaia di soldati delle due parti abbandonarono l’esercito: erano stati mandati a combattere una guerra voluta da borghesi, padroni e intellettuali fanatici. Innumerevoli e spesso dimenticate dalla storia ufficiale furono le rivolte, gli ammutinamenti, i sabotaggi.

Ora lo scenario mondiale è profondamente cambiato. Quella che non è cambiata (si è solo aggiornata) è la propaganda nazionalista e militarista volta a dimostrare l’utilità degli eserciti e delle sue missioni, sia all’estero che nelle nostre città. Le guerre vengono giustificate da mille motivi, ma continuano a essere causate da interessi capitalisti e portano – oggi come allora – morte e distruzione.

Per questo riteniamo importante in questa data sostenere le ragioni dell’antimilitarismo e discutere del ruolo degli eserciti oggi.

Quanto si spende oggi in armi e tecnologia bellica? Quanto vale l’export di armi per l’Italia? A quali paesi vengono vendute e a quanti conflitti partecipiamo direttamente e indirettamente? Cosa si muove in Europa con l’avvio della cooperazione militare con l’istituzione di una struttura di coordinamento permanente “Pesco” (un chiaro tentativo di dar vita al nuovo esercito europeo), che già beneficia di un finanziamento di 13 miliardi di euro? Quale è il peso della scuola nell’ “arruolare” i ragazzi e le ragazze a questa mentalità gerarchica e d’obbedienza tipicamente militarista mascherata da vuoto patriottismo? Quale è il ruolo della propaganda?
Gli eserciti stanno sempre più svolgendo un servizio di controllo interno. Con il pretesto del terrorismo, della crisi e dell’instabilità sociale, i governi che si sono susseguiti in Italia hanno utilizzato i vari corpi armati come deterrente contro le proteste e in particolare contro l’attivismo di settori popolari in rivolta contro le devastazioni ambientali (si veda il TAV in Val Susa o le discariche di rifiuti tossici in Campania). Possiamo parlare di una vera e propria sperimentazione di un fronte di “guerra interna”, una sorta di militarizzazione sociale dove, non ultimo, viene agitato lo spauracchio dell’”invasione etnica” per giustificare l’aumento di polizia e militari nelle strade e sui confini.

Questo, assieme ad un rinnovato ed esplicito interventismo bellico al di fuori dei nostri confini: operazioni di guerra sempre meno mascherate da “guerre umanitarie” e sempre più palesemente portate avanti “a difesa degli interessi nazionali” ovvero dei profitti delle multinazionali italiane che continuano a saccheggiare le risorse naturali dei paesi extraeuropei, in particolare dell’Africa.

Le retoriche nate dai nazionalismi di ieri alimentano quelli di oggi.

Rivendicare una memoria antimilitarista significa combatterle entrambe.

Sabato 3 novembre Manifestazione antimilitarista, Gorizia, h.15

Concentramento di fronte alla stazione dei treni.

Conclusione in piazza della Vittoria con intervento musicale di Alessio Lega

Coordinamento Libertario Regionale

infoactionfvg@inventati.org


Sta rottura de cojoni dei fascisti: L’ultima street poster action di CHEAP

Posted: Settembre 30th, 2018 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su Sta rottura de cojoni dei fascisti: L’ultima street poster action di CHEAP

CHEAP ha aperto la sua nuova stagione di poster nei miglior modo possibile, il collettivo bolognese ha affisso in Via San Giacomo a Bologna una serie di poster antifascisti realizzati da Testi Manifesti.

http://ilgorgo.com/cheap-poster-fascisti-bologna/


Rimini 8 settembre. Mobilitazione antifascista

Posted: Settembre 4th, 2018 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su Rimini 8 settembre. Mobilitazione antifascista

https://www.facebook.com/notes/rimini-antifascista/appello-per-una-mobilitazione-antifascista-verso-l8-settembre-contro-forza-nuova/1934111209943468/

Appello per una mobilitazione antifascista verso l’8 settembre contro Forza Nuova
Sabato 8 settembre il partito neofascista di Forza Nuova vorrebbe sfilare a Rimini con un corteo addirittura nazionale.
Si tratta dell’ennesimo attacco (benchè finora mai di questa portata) al nostro territorio, all’interno di un progetto politico che vede le nuove destre all’assalto delle cosiddette “regioni rosse”. Non a caso nello stesso weekend anche CasaPound avrà la sua festa nazionale a Grosseto.
Ora, quel rosso che consideriamo da tempo tradito è intriso di sangue partigiano e dal sacrificio di chi ne ha raccolto l’eredità. E non è tanto il passato, ma il presente che ci mette davanti la triste realtà classista di un paese in mano a una banda di sciacalli che ha nella guerra ai poveri e nella militarizzazione della società il proprio programma politico.
A noi il compito di segnare un solco oltre il quale non è concesso a fascisti e leghisti e accoliti vari di passare. La settimana che ci separa dall’8 settembre potrebbe essere un’ottima occasione per provarci.
In tutto questo c’è qualcosa che proprio non ci va giù.
A Rimini Forza Nuova è debole, diciamo che sono poche facce del circondario che per la città nemmeno ci girano, se non scortati. Evidentemente subiscono pressioni dall’esterno perchè Rimini e la Romagna sono viste dal loro partito come un luogo di richiamo dove fare passerelle e provare a insediarsi.
E come già a luglio con i nazisti polacchi, mettono in campo un livello di mobilitazione che poi, partiti gli ospiti, non possono proprio permettersi.
Questa dinamica da colonizzatori, tipica dello squadrismo, va rotta.

Se il loro “intento” è una calata nazionale sulla città di Rimini, la risposta deve saper superare i confini cittadini ed estendere l’azione antifascista ovunque questi personaggi vivono e fanno politica: consapevoli che contro i fascisti la miglior difesa è l’attacco, facciamo appello a tutte le forze sensibili, singole e collettive, per una settimana di mobilitazione in cui ognuno come più ritiene opportuno faccia sentire ai fascisti che vivono nei propri territori che fare gli squadristi oggi in Italia è una scelta sgradita e non priva di conseguenze.
Abbiamo un governo a trazione leghista che strizza di continuo l’occhio ai neofascisti, dando contemporaneamente sempre più strumenti e copertura alle forze di polizia. Ma la nuova forza politica con cui governa tradirà gran parte delle aspettative di cambiamento di buona parte della popolazione. Non si esce dalla dittatura liberista senza rottura rivoluzionaria…
La sinistra non sa che pesci pigliare e, come sempre, fa più danni della peste.
I fascisti continueranno a sgomitare per guadagnare terreno con il servilismo e l’arrogante opportunismo che li contraddistingue.
La grossa mobilitazione neonazista di questi giorni nell’est della Germania sta lì a dimostrarcelo. Ma dimostra anche che si possono fermare.
Il nostro tempo è qui e ora, non abbiamo scelta: se non riparte adesso un ciclo di lotte proletarie e antifasciste, verremo travolti da questa immondizia della storia.
Lavoro gratuito e polizia a scuola, sgomberi in vista per case occupate e spazi sociali, precarietà e carovita dilanganti, oltre 1000 morti sul lavoro all’anno e fascisti che vorrebbero prendersi le strade copiando slogan di chi quelle strade le vive davvero, grandi opere infrastrutturali che ci cadono sotto i piedi o in testa, e in tutto questo disastro il dibattito pubblico è schiacciato sull’immigrazione…rimbocchiamoci le maniche e diamo una spallata a questo mondo in declino.
L’autunno è alle porte, poi verrà una nuova primavera.
Chiediamo a chi ha a cuore il superamento di questo nefasto presente, e alle compagne e ai compagni che ci hanno conosciuto in questi anni di mobilitarsi.
Lottando insieme possiamo cambiare il corso della storia e vincere.
Vi invitiamo a una settimana di mobilitazione antifascista e ci vediamo a Rimini sabato 8 settembre 2018, dalle ore 16.30 (maggiori dettagli in seguito).
P.s.1
Mercoledì sera si terrà un’assemblea antifascista dove si discuterà della mobilitazione (seguiranno info).
P.s.2
La sera di sabato 8 si terrà il concerto nazirock dei Legittima Offesa al Bagno Levante di Cesenatico. Chissà che qualche abitante o turista non s’incazzi e gliele suoni per le feste, così magari anche la gita a Predappio della domenica successiva (officiata dal già candidato forzanovista bolognese Padre Tam?), sarà meno divertente del previsto.
Anche dal punto di vista musicale rilanciamo spostando a Rimini il grande concerto punk hc che era previsto per la sera del 8 settembre a Forlì. Il concerto si terrà dopo la giornata di mobilitazione e sarà benefit per la libertà di chi lotta per un mondo migliore.


Assemblea Rimini Antifascista

Posted: Agosto 29th, 2018 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su Assemblea Rimini Antifascista

Per discutere delle recenti notizie, questa sera assemblea pubblica antifascista alle ore 21 presso l’Istituto di Scienze dell’uomo (via Nigra 26, Rimini – zona Arco d’Augusto).


Revolution in the making – donne che tessono il futuro

Posted: Agosto 3rd, 2018 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su Revolution in the making – donne che tessono il futuro
 Il programma definitivo tradotto in italiano della conferenzaRevolution in the making – donne che tessono il futuro che si terrà ad ottobre a Francoforte
http://revolutioninthemaking.blogsport.eu/

Effetto Governo: la violenza dai media alla piazza

Posted: Agosto 3rd, 2018 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su Effetto Governo: la violenza dai media alla piazza
Effetto Governo: la violenza dai media alla piazza
Il sangue ha bagnato la giornata inaugurale di “Effetto Venezia”, la kermesse estiva organizzata dal Comune di Livorno con il contributo dell’Autorità di Sistema Portuale.
Violente e ripetute cariche sono state compiute a freddo e senza alcun preavviso dalla Polizia di Stato intorno alle 1,30 di notte lungo gli Scali del Refugio. Per circa mezz’ora sono stati usati i manganelli sui presenti che protestavano contro la rimozione di uno striscione che portava scritto: “Effetto Pd e Lega-5Stelle: 11 aggressioni in 50 giorni. Il vostro razzismo è emergenza. Il vero cambiamento: casa, lavoro e reddito per tutt*. Lega fuorilegge”. Ogni anno, nel contesto del contro-evento Effetto Refugio viene affisso uno striscione sul muro dell’ex Carcere dei Domenicani, quest’anno la Questura ha deciso di usare anche la violenza per far rimuovere lo striscione.
Riteniamo gravissima questa vera e propria negazione della libertà di espressione, che dimostra come gli atteggiamenti violenti e sanguinari degli esponenti di governo non siano solo una posa da campagna elettorale. La censura attraverso la violenza è il primo atto del nuovo Governo Lega-5 stelle a Livorno, è il primo atto pubblico di Questore e Prefetto appena nominati.
Già lo scorso anno, sempre nel contesto di Effetto Refugio venne schierata l’antisommossa per rimuovere lo striscione, in quel caso giudicato troppo critico nei confronti di Marco Domenico Minniti, Ministro dell’Interno del governo guidato dal Partito Democratico e dal Nuovo Centro Destra. Lo scorso anno lo striscione venne rimosso con la forza, ma non vi furono cariche, perché l’intervento della Questura, nel pieno della festa, provocò grande indignazione e molti accorsero a portare solidarietà.
Questa volta invece la polizia è arrivata di notte, all’1:30 circa, mentre tutti stavano andando via, perché non ci fosse troppa gente a guardare mentre imponevano la censura coi manganelli, ma molte persone che rientravano a casa dopo la festa sono accorse dalle strade vicine, lungo i fossi della Venezia, per solidarizzare con chi aveva subito la brutale aggressione della polizia.
Sappiamo fin troppo bene che chi governa adopera spesso la violenza per impedire la libertà di espressione e la libertà di manifestare. Dopotutto anche le emergenze “immigrazione”, “sicurezza” e “decoro”, sono state create per promulgare leggi sempre più repressive, che impongono maggiore controllo e una restrizione della libertà per tutti coloro che manifestano il proprio dissenso, che si organizzano, lottano per estendere la solidarietà e ottenere migliori condizioni di vita, per coloro che fanno puntualmente controinformazione.
Quanto avvenuto non ha precedenti a Livorno. La scelta della Questura di rimuovere uno striscione, utilizzando anche le cariche di polizia, è un atto gravissimo, che colpisce non solo coloro che hanno esposto lo striscione, ma l’intera città. Sei anni fa, nel dicembre del 2012, la Questura negò in piazza Cavour la libertà di manifestare sciogliendo un presidio con delle cariche indiscriminate e violente che coinvolsero anche i passanti, stavolta ciò che viene impedito con la violenza è la libertà di esprimersi attraverso uno striscione. Un precedente pericoloso per tutte e tutti noi, per la maggior parte delle persone, che vivono le condizioni di sfruttamento ed oppressione imposte dalla classe dirigente e di governo.
La violenza è l’unico mezzo che conoscono le classi dominanti di fronte al precipitare della crisi economica. Il governo è incapace di fronteggiare la crisi economica e di sopperire ai molteplici bisogni sociali; per questo i suoi servi cercano di mettere a tacere ogni voce di protesta.
D’altra parte gli organizzatori di “Effetto Venezia” non vogliono dispiacere al governo, da cui aspettano un appoggio per le ennesime speculazioni che stravolgeranno Livorno. Nel contenitore-vetrina della kermesse livornese, l’alternativa di Effetto Refugio, organizzato dalle varie realtà di movimento cittadine, ha sempre rappresentato uno spazio di espressione critica a cui spesso si è tentato di mettere il bavaglio.
La Federazione Anarchica Livornese e il Collettivo Anarchico Libertario denunciano la gravità di questo atto repressivo, e sono al fianco di tutte e tutti coloro che hanno subito le cariche della polizia. Invitano le forze politiche, sindacali e sociali a far sentire la propria voce contro la violenza.
Federazione Anarchica Livornese
Collettivo Anarchico Libertario

Effetto Governo: la polizia carica sugli scali del Refugio per rimuovere uno striscione contro la Lega

Posted: Agosto 3rd, 2018 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su Effetto Governo: la polizia carica sugli scali del Refugio per rimuovere uno striscione contro la Lega

La prima giornata di Effetto Venezia si conclude con una violenta azione di polizia ai danni dello spazio del Refugio. Diversi i feriti

http://www.senzasoste.it/effetto-governo-la-polizia-carica-sugli-scali-del-refugio-rimuovere-uno-striscione-la-lega/


La lotta contro il MUOS non si ferma!

Posted: Agosto 3rd, 2018 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su La lotta contro il MUOS non si ferma!

La lotta contro il MUOS non si ferma!

La sera del 29 luglio è stato colpito con un innesco incendiario il presidio NO MUOS di Niscemi, in Sicilia. Si tratta di un grave atto intimidatorio contro il movimento che si oppone alla stazione per le comunicazioni satellitari della marina USA a Niscemi, parte del nuovo sistema di comunicazione che collega tutte le unità militari USA a livello globale.

Di fronte a questo attacco confermiamo con forza la solidarietà e il sostegno della Federazione Anarchica Italiana al Movimento NO MUOS, che conduce da anni una grande lotta contro la militarizzazione e la guerra, contro la devastazione della salute e dell’ambiente. L’attacco al presidio avviene a pochi giorni da un’importante settimana di lotta, infatti il movimento ha organizzato per il 4 agosto una manifestazioneinternazionale proprio a Niscemi, nel contesto del campeggio NO MUOS che si terrà dal 2 al 5 agosto.

Come chiarito in una nota dal Movimento NO MUOS, il presidio che che è stato attaccato si trova in una zona a stretto controllo militare italiano e statunitense, l’innesco è stato lanciato da un’auto bianca simile a quelle utilizzate dalla marina militare USA, mentre sul luogo stazionavano i militari italiani dell’operazione “strade sicure”. Solo per l’intervento immediato degli attivisti l’incendio non si è propagato e non vi sono stati danni a cose o persone.

In questi stessi giorni nell’incontro tra il Presidente USA Donald Trump e il Presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte, viene confermato il rapporto stretto con l’amministrazione statunitense da parte del governo italiano, specie su questioni chiave come frontiere e immigrazione, la missione di guerra in Libia, il gasdotto TAP.

Chi decide di mettersi in mezzo e di opporsi a questi piani non si lascia intimidire, le operazioni repressive condotte dagli apparati statali, così come le minacce e gli attentati perpetrati con metodi mafiosi mirano mettere a tacere chi resiste, ma il Movimento NO MUOS continua a lottare.

Facciamo appello a partecipare al Campeggio Resistente NO MUOS dal 2 al 5 agosto e alla manifestazione internazionale del 4 agosto in Contrada Ulmo a Niscemi, momenti importanti per la ripresa dell’iniziativa per fermare la guerra e il militarismo.

Sosteniamo tutte le iniziative di solidarietà, come il presidio No MUOS organizzato a Novara dal Circolo Zabriskie Point contro gli F-35 e la guerra il 4 agosto, in concomitanza con la manifestazione a Niscemi.

Commissione di Corrispondenza della Federazione Anarchica Italiana

1 agosto 2018


Rimini, 28 luglio: Pride Off

Posted: Luglio 23rd, 2018 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su Rimini, 28 luglio: Pride Off
Il Gruppo Libertad – Federazione Anarchica Italiana di Rimini, parteciperà nello spezzone Pride Off al Summer Pride di Rimini, il 28 luglio, 17.30, raduno in piazza Benedetto Croce (ex Piazza Pascoli).
Qui di seguito i contenuti di Pride Off, che sosteniamo.
Invitiamo i compagni e le compagne ad unirsi con noi allo spezzone!
nb: come richiesto dal collettivo, la partecipazione avverrà senza bandiere o simboli di appartenenza politica.
Manifesto ‘Il Pride che vorremmo
Il Pride che vorremmo è INCLUSIVO perché invita le diverse realtà del territorio a partecipare alla sua costruzione e a portare il proprio contributo. È un Pride che riconosce la presenza storica e il percorso svolto da una pluralità di soggetti e associazioni nell’affermazione e nella difesa dei diritti LGBTQIA+.
Il Pride che vorremmo è CORAGGIOSO nella capacità di accogliere tutte le posizioni interne alla comunità LGBTQIA+. È un Pride che offre a tutte le realtà che ne fanno richiesta la possibilità di intervenire in merito a tematiche civili, laiche, religiose e politiche, anche esprimendo dissenso e critica quando poste in maniera collaborativa, propositiva e mirata alla crescita della comunità stessa.
Il Pride che vorremmo NON SI ACCONTENTA dei diritti che sono stati concessi ma si pone come momento di riflessione per tracciare insieme l’orizzonte della lotta contro ogni tipo di discriminazione e oppressione, mirando a un vero cambiamento culturale e sociale a partire dal linguaggio stesso che utilizziamo.
Il Pride che vorremmo è TRANSFEMMINISTA QUEER perché si oppone all’ETEROPATRIARCATO, ossia all’oppressione perpetuata dal genere maschile su quello femminile e sugli altri generi non conformi.
Il Pride che vorremmo è INCLUSIVO nella misura in cui accetta e legittima tutte le diverse tipologie di famiglia e di coppia, riconoscendo come unico requisito l’affetto reciproco e la CONSENSUALITÀ nelle relazioni.
Il Pride che vorremmo è ACCOGLIENTE nei confronti dei migranti, è espressione dunque di una comunità aperta e variegata, che non si rinchiude in un discorso OMONAZIONALISTA (del “prima gli italiani”) per escludere dall’esercizio dei diritti le persone non occidentali e non bianche, rappresentandole come una minaccia per il “civile” mondo occidentale. Così civile da porsi come fautore di diritti per le persone gay, lesbiche e trans mentre giustifica allo stesso tempo pratiche islamofobe, xenofobe e razziste. Il nostro non è un paese più civile ma uno Stato che si è riadattato e adeguato alle nuove pressioni, proponendoci diritti mascherati che valgono solamente per una fetta di persone che rispetta i canoni di creazione degli affetti e di vita accettati dalla norma (vedi il ddl Cirinnà) ed esclude dal loro godimento tutto ciò che non è conforme.
Vogliamo invece un’Italia accogliente, che si distanzi dalla legge Minniti-Orlando che rinchiude e respinge i migranti con pratiche escludenti e disumane e che ha scelto la strada detentiva a quella dell’inclusione. Vogliamo un’Europa accogliente nei confronti delle persone migranti, che non si chiuda nella logica violenta delle frontiere, dei centri di detenzione e dei respingimenti e che non si proponga come paladina dei diritti delle persone LGBTI in fuga dal proprio Paese, quando poi sottopone le stesse a interrogatori degradanti e stereotipizzanti per valutarne il grado di omosessualità o di disforia di genere.
Il Pride che vorremmo può essere anche INDECOROSO, perché stiamo parlando dell’orgoglio e della libertà di essere se stessU e nessunU dovrebbe avere il potere di dire come una persona si deve vestire e atteggiare per essere presentabile e degna di partecipare a un Pride. Riflettiamo inoltre sul fatto che le logiche del decoro, quando non rispettose della libertà altrui, possono agire in maniera escludente, allontanando coloro che, non potendo o non volendo adeguarsi agli standard imposti, divengono invisibili, pagando in prima persona con l’allontanamento e l’esclusione dalla vita sociale e lavorativa.
Il Pride che vorremmo si oppone alla NORMALIZZAZIONE dei corpi e delle condotte di vita, non incasella le persone in scenari di presunta normalità ma proclama e difende la libertà di ciascunU di decidere sul proprio corpo. Vogliamo essere liberU di decidere sui nostri corpi senza che un’autorità lo faccia per noi, decidendo chi può godere di certi privilegi e chi no, chi è degno e chi no. Ci opponiamo alla normalizzazione dei nostri corpi e delle nostre condotte di vita, rifiutandoci di essere incasellatU in uno scenario di normalità e ostentando indecorosamente i nostri corpi eccentrici e non conformi, i nostri stili di vita devianti dalla regola.
Il Pride che vorremmo è ANTISPECISTA perché riconosce nella violenza e nel dominio nei confronti degli animali non umani e della natura la radice di ogni forma di oppressione. L’utilizzo e l’uccisione dei corpi animali non umani è la norma sacrificale da cui vogliamo discostarci. Siamo tuttU animalU e non esistono specie più meritevoli di altre di vivere su questo pianeta. Vogliamo dunque abbattere il confine, linguistico e culturale, che separa le categorie di uomo e animale, così come quelle di eterosessuale e omosessuale, uomo e donna e così via, creando gerarchie di potere. Siamo statU tuttU storicamente animalizzatU e dominatU in quanto donne, in quanto non bianche e non occidentali, in quanto povere, in quanto non abili, in quanto freaks, in quanto non aderenti alla norma di uomo – maschio – bianco – eterosessuale – abile – adulto – sano di mente – benestante. Non esiste una vera liberazione senza prendere in considerazione la liberazione della terra e degli altri animali che in essa vivono, sulla cui riduzione in schiavitù e messa a morte si basa l’intero sistema capitalista che sosteniamo di combattere.
Il Pride che vorremmo è un Pride depurato dalle logiche del PINKWASHING, prende dunque le distanze dal riconoscimento dello Stato di Israele denunciando le contraddizioni insite nelle sue politiche rainbow. La difesa dei diritti LGBTQIA+ ha infatti due discriminanti in Israele, quella della religione e quella del colore della pelle: arabi, musulmani e africani hanno uno status “diverso” a prescindere dal loro orientamento sessuale, e sono “persone non grate” nel paese della tolleranza. Il Pride che vorremmo non applaude dunque la vittoria della cantante israeliana Netta all’Eurovision Song Contest, così come non approva la partenza del Giro d’Italia da Gerusalemme e la partecipazione di Israele all’organizzazione del World Pride, fintantoché non cesseranno i soprusi rivolti alla popolazione palestinese e verranno ristabiliti i più basilari diritti umani in Palestina.
Il Pride che vorremmo ABBATTE LE BARRIERE sociali, culturali e fisiche che impediscono a tuttU di accedervi e partecipare. È attento alle barriere architettoniche in tutti i momenti della manifestazione e garantisce a chiunque di accedere fisicamente, comprendere i contenuti e partecipare alla loro promozione.
QUEER LIBERATION, NOT RAINBOW CAPITALISM