Rimini, 28 luglio: Pride Off

Posted: luglio 23rd, 2018 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su Rimini, 28 luglio: Pride Off
Il Gruppo Libertad – Federazione Anarchica Italiana di Rimini, parteciperà nello spezzone Pride Off al Summer Pride di Rimini, il 28 luglio, 17.30, raduno in piazza Benedetto Croce (ex Piazza Pascoli).
Qui di seguito i contenuti di Pride Off, che sosteniamo.
Invitiamo i compagni e le compagne ad unirsi con noi allo spezzone!
nb: come richiesto dal collettivo, la partecipazione avverrà senza bandiere o simboli di appartenenza politica.
Manifesto ‘Il Pride che vorremmo
Il Pride che vorremmo è INCLUSIVO perché invita le diverse realtà del territorio a partecipare alla sua costruzione e a portare il proprio contributo. È un Pride che riconosce la presenza storica e il percorso svolto da una pluralità di soggetti e associazioni nell’affermazione e nella difesa dei diritti LGBTQIA+.
Il Pride che vorremmo è CORAGGIOSO nella capacità di accogliere tutte le posizioni interne alla comunità LGBTQIA+. È un Pride che offre a tutte le realtà che ne fanno richiesta la possibilità di intervenire in merito a tematiche civili, laiche, religiose e politiche, anche esprimendo dissenso e critica quando poste in maniera collaborativa, propositiva e mirata alla crescita della comunità stessa.
Il Pride che vorremmo NON SI ACCONTENTA dei diritti che sono stati concessi ma si pone come momento di riflessione per tracciare insieme l’orizzonte della lotta contro ogni tipo di discriminazione e oppressione, mirando a un vero cambiamento culturale e sociale a partire dal linguaggio stesso che utilizziamo.
Il Pride che vorremmo è TRANSFEMMINISTA QUEER perché si oppone all’ETEROPATRIARCATO, ossia all’oppressione perpetuata dal genere maschile su quello femminile e sugli altri generi non conformi.
Il Pride che vorremmo è INCLUSIVO nella misura in cui accetta e legittima tutte le diverse tipologie di famiglia e di coppia, riconoscendo come unico requisito l’affetto reciproco e la CONSENSUALITÀ nelle relazioni.
Il Pride che vorremmo è ACCOGLIENTE nei confronti dei migranti, è espressione dunque di una comunità aperta e variegata, che non si rinchiude in un discorso OMONAZIONALISTA (del “prima gli italiani”) per escludere dall’esercizio dei diritti le persone non occidentali e non bianche, rappresentandole come una minaccia per il “civile” mondo occidentale. Così civile da porsi come fautore di diritti per le persone gay, lesbiche e trans mentre giustifica allo stesso tempo pratiche islamofobe, xenofobe e razziste. Il nostro non è un paese più civile ma uno Stato che si è riadattato e adeguato alle nuove pressioni, proponendoci diritti mascherati che valgono solamente per una fetta di persone che rispetta i canoni di creazione degli affetti e di vita accettati dalla norma (vedi il ddl Cirinnà) ed esclude dal loro godimento tutto ciò che non è conforme.
Vogliamo invece un’Italia accogliente, che si distanzi dalla legge Minniti-Orlando che rinchiude e respinge i migranti con pratiche escludenti e disumane e che ha scelto la strada detentiva a quella dell’inclusione. Vogliamo un’Europa accogliente nei confronti delle persone migranti, che non si chiuda nella logica violenta delle frontiere, dei centri di detenzione e dei respingimenti e che non si proponga come paladina dei diritti delle persone LGBTI in fuga dal proprio Paese, quando poi sottopone le stesse a interrogatori degradanti e stereotipizzanti per valutarne il grado di omosessualità o di disforia di genere.
Il Pride che vorremmo può essere anche INDECOROSO, perché stiamo parlando dell’orgoglio e della libertà di essere se stessU e nessunU dovrebbe avere il potere di dire come una persona si deve vestire e atteggiare per essere presentabile e degna di partecipare a un Pride. Riflettiamo inoltre sul fatto che le logiche del decoro, quando non rispettose della libertà altrui, possono agire in maniera escludente, allontanando coloro che, non potendo o non volendo adeguarsi agli standard imposti, divengono invisibili, pagando in prima persona con l’allontanamento e l’esclusione dalla vita sociale e lavorativa.
Il Pride che vorremmo si oppone alla NORMALIZZAZIONE dei corpi e delle condotte di vita, non incasella le persone in scenari di presunta normalità ma proclama e difende la libertà di ciascunU di decidere sul proprio corpo. Vogliamo essere liberU di decidere sui nostri corpi senza che un’autorità lo faccia per noi, decidendo chi può godere di certi privilegi e chi no, chi è degno e chi no. Ci opponiamo alla normalizzazione dei nostri corpi e delle nostre condotte di vita, rifiutandoci di essere incasellatU in uno scenario di normalità e ostentando indecorosamente i nostri corpi eccentrici e non conformi, i nostri stili di vita devianti dalla regola.
Il Pride che vorremmo è ANTISPECISTA perché riconosce nella violenza e nel dominio nei confronti degli animali non umani e della natura la radice di ogni forma di oppressione. L’utilizzo e l’uccisione dei corpi animali non umani è la norma sacrificale da cui vogliamo discostarci. Siamo tuttU animalU e non esistono specie più meritevoli di altre di vivere su questo pianeta. Vogliamo dunque abbattere il confine, linguistico e culturale, che separa le categorie di uomo e animale, così come quelle di eterosessuale e omosessuale, uomo e donna e così via, creando gerarchie di potere. Siamo statU tuttU storicamente animalizzatU e dominatU in quanto donne, in quanto non bianche e non occidentali, in quanto povere, in quanto non abili, in quanto freaks, in quanto non aderenti alla norma di uomo – maschio – bianco – eterosessuale – abile – adulto – sano di mente – benestante. Non esiste una vera liberazione senza prendere in considerazione la liberazione della terra e degli altri animali che in essa vivono, sulla cui riduzione in schiavitù e messa a morte si basa l’intero sistema capitalista che sosteniamo di combattere.
Il Pride che vorremmo è un Pride depurato dalle logiche del PINKWASHING, prende dunque le distanze dal riconoscimento dello Stato di Israele denunciando le contraddizioni insite nelle sue politiche rainbow. La difesa dei diritti LGBTQIA+ ha infatti due discriminanti in Israele, quella della religione e quella del colore della pelle: arabi, musulmani e africani hanno uno status “diverso” a prescindere dal loro orientamento sessuale, e sono “persone non grate” nel paese della tolleranza. Il Pride che vorremmo non applaude dunque la vittoria della cantante israeliana Netta all’Eurovision Song Contest, così come non approva la partenza del Giro d’Italia da Gerusalemme e la partecipazione di Israele all’organizzazione del World Pride, fintantoché non cesseranno i soprusi rivolti alla popolazione palestinese e verranno ristabiliti i più basilari diritti umani in Palestina.
Il Pride che vorremmo ABBATTE LE BARRIERE sociali, culturali e fisiche che impediscono a tuttU di accedervi e partecipare. È attento alle barriere architettoniche in tutti i momenti della manifestazione e garantisce a chiunque di accedere fisicamente, comprendere i contenuti e partecipare alla loro promozione.
QUEER LIBERATION, NOT RAINBOW CAPITALISM

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