Antifascismo, Rimini: … e un giorno, dalle fogne…

Posted: Gennaio 25th, 2016 | Author: | Filed under: General | Commenti disabilitati su Antifascismo, Rimini: … e un giorno, dalle fogne…

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e chi avrebbe osato chiedere – si domandava amareggiato Germinalsenza arrecare insulto e provare l’indignazione, che lo studente, che battagliava contro la polizia nel famoso maggio, in prò della guerra apparsagli opera di giustizia da compiersi immediatamente, dopo aver condiviso col contadino e l’operaio il martirio della guerra in una comunanza di dolore e in una santa promessa di trovarsi a fianco nella rivoluzione da compiersi a guerra finita, sarebbe stato il più feroce bastonatore dell’operaio e del contadino, il più implacabile incendiario delle sue case e delle sue cooperative…?” (…)

  • Mercoledì 11 maggio 1921, mentre tornava da S Marino con una compagnia di amici scambiata per un gruppo di fascisti, fu ucciso a fucilate il cavalier Bosi. (…) Fu la scintilla che scatenò i primi atti di violenza che si espressero il giorno del funerale con raids fascisti per le vie di Rimini, bastonature, minacce armi alla mano ai cittadini, tanto che il foltissimo corteo funebre si disperse più volte. (…)

Ma il peggio doveva ancora venire.

  • Il giovedì successivo, 19 maggio, fu ucciso per ragioni estranee alla politica un ex-anarchico passato allo squadrismo, Luigi Platania: subito i suoi compagni in camicia nera accusarono dell’omicidio un comunista sammarinese, di professione ferroviere (in quei giorni si erano verificati numerosi pugilati fra fascisti e comunisti) e si scatenarono

il 20 ed il 21 per le vie della città.

Borgo S. Giuliano venne letteralmente assalito a colpi di arma da fuoco da una cinquantina di camicie nere, contro la casa del sindaco fu lanciata una bomba ed i vetri delle sue finestre furono frantumati dai proiettili, distrutto ed incendiato il Circolo Ricreativo dei Ferrovieri, così pure quello Primo Maggio e la Cooperativa dei Pittori; i pompieri accorsi furono tenuti lontani dalle armi spianate.

Il 21 tutti i partiti, compreso il fascio, accettarono una tregua, ma, svoltosi il corteo funebre in un impressionante sventolare di gagliardetti e labari squadristi, di nuovo i fascisti presero a scorazzare per la città, insultando, aggredendo, picchiando.

Assente per tutti e due i giorni la forza pubblica.

  • La tragedia però non si era ancora conclusa, in quanto domenica 22, tornando dall’impresa di Rimini, un’auto ed un camion di fascisti, mentre attraversavano il borgo di S. Giustina, presero a sparare sulla folla di contadini intenti ad una festa religiosa.

Scesi poi dagli automezzi assalirono la moltitudine atterrita ed uccisero tre lavoratori, Ferdinando Amati, Pierino Vannoni e Salvatore Sarti, semplici uomini dei campi estranei ad un qualsiasi impegno politico. (…)

  • Nel Primo Maggio 1922 – e l’iniziativa assunse il valore di un simbolico testamento lasciato dal movimento proletario riminese dopo un cinquantennio di lotte spesso confuse e convulse, ma sempre generosamente e sinceramente combattute – il Circolo Libertario di Studi Sociali pubblicò un numero unico “Ne la mischia”, con articoli di Luigi Fabbri, Armando Borghi, Pietro Gori e le poesie di Virgilia D’Andrea, inteso a ricordare i compagni caduti sotto la furia avversaria e quelli ingiustamente incarcerati per l’uccisione di Platania.

Le organizzazioni del proletariato riminese vollero tutte testimoniare la loro adesione all’iniziativa in una ideale rassegna di quanto in decenni di sacrifici avevano saputo costruire: furono così pubblicati nell’opuscolo i messaggi dell’Alleanza del Lavoro, delle Sezioni riminesi del Sindacato Ferrovieri e di quello Postelegrafonici, della Sezione Sindacato Tranvieri italiani, della Sezione di Rimini della Federazione Lavoratori del Mare, della Camera del Lavoro, della Sezione di Rimini del Partito Mazziniano, del Gruppo Anarchico Pietro Gori, della Sezione del PSI, della Sezione Comunista e della Sezione Giovanile Comunista, della redazione di Germinal. (…)

  • Nel più completo ordine il 28, 29, 30 settembre 1922 anche Rimini assistette alla sua “marcia” sui pubblici poteri con l’occupazione fascista della Sottoprefettura, delle Poste, della Stazione Ferroviaria e del Comune. (…)

La prima breccia nella Romagna antifascista era stata aperta. Mussolini sul Popolo d’Italia poteva scrivere che “Rimini nelle nostre mani significa il braccio della tenaglia che ci mancava per serrare l’Emilia e la Romagna”. (…)

  • Poi, nell’agosto 1923, anche la voce del giornale (repubblicano, ndr) “La Riscossa” si spegneva. Il silenzio di un ventennio calava sul mondo del lavoro riminese.

(tratto da “Storia di Rimini dal 1800 ai nostri giorni, vol. I, La storia politica,

di Lotti, Mengozzi, Varni, Grassi, editore Bruno Ghigi, Rimini, 1978).

 


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